La Sardegna è la terra di alcune fra le spiagge più belle d’Italia, dei Nuraghi e di molte altre meraviglie. Ecco un viaggio alla scoperta del nord.

La Sardegna è un luogo dove, nel silenzio del mattino, sembrano riecheggiare i suoni di un mondo antico. Colori forti, segreti che fanno capolino, leggende mai dimenticate, creature magiche metà uomo e metà bestia, riti pagani, foreste di pietra, fate e giganti. La Sardegna è un equilibrio perfetto tra la Bellezza incontaminata che i nostri occhi possono vedere e un mondo celato sotto un velo troppo sottile per restare nascosto… In questo articolo scoprirete una terra capace di far volare la fantasia come poche altre al mondo, forse nessuna.

Parleremo del mare e delle spiagge più belle del nord Sardegna, delle sue città e dei suoi borghi, dei suoi paesaggi mozzafiato, di cosa vedere fra i luoghi più belli dal punto di vista architettonico e artistico, dei segni della sua civiltà millenaria. E poi ancora di un artigianato tipico realizzato da mani sapienti, dei musei che meglio rappresentano l’identità di quest’isola, della ricchissima enogastronomia locale e infine di quella che è la parte forse più intima e vera della Sardegna e del popolo sardo: le sue feste, tradizioni ed eventi. Qui scoprirete come la magia si fonda con la spiritualità, come il passato in realtà non sia mai passato e come, in fondo, la Sardegna incarni l’essenza stessa della Bellezza, con tutti i suoi misteri, il suo fascino e le sue contraddizioni.

Vengo da un’isola che confina a nord con il cielo, a sud con il mare, a est con l’alba e a ovest col tramonto.

Andrea Melis

Il mare del nord Sardegna: tutte le tonalità del blu

Stintino La Pelosa

Sentir parlare di “Sardegna” e pensare al mare è la cosa più naturale del mondo. Il nord dell’isola offre alcune fra le spiagge più belle d’Italia e - particolarità che contraddistingue la Sardegna - talmente diverse tra loro che possono accontentare tutti i gusti: da arenili ampi dalla sabbia fine come La Pelosa di Stintino o La Cinta di San Teodoro, agli scogli in granito rosso di Costa Paradiso, a suggestive calette come Cala Sarraina con la sua sabbia granitica immersa in una cornice di rocce rosate e macchia mediterranea. Ecco, da ovest a est, le spiagge più belle della costa e le isole minori da non perdere assolutamente durante una vacanza estiva.

Le spiagge più belle del nord Sardegna

Se immaginassimo di planare dall’alto come un soffio di Maestrale, il mare de La Pelosa di Stintino sembrerebbe un tratto dipinto con un evidenziatore azzurro fluorescente. Questa spiaggia sorge nell’estrema punta nord-occidentale dell’isola, nel golfo dell’Asinara, ed è una delle più famose e premiate d’Europa, talmente bella che sembra un dipinto. Ha una sabbia chiara e soffice colore dell’argento che si abbandona lentamente ad un mare dalle tinte caraibiche che sembra non diventare mai profondo. Alle sue spalle dune e ginepri, di fronte l’Isola Piana e l’Asinara e, a separarla dal mare aperto, quello che è il suo simbolo da sempre, la torre della Pelosa (subito di fronte alla spiaggia de La Pelosetta), e l’aspro promontorio scuro di Capo Falcone

Proseguendo lungo la costa nord si arriva alla Costa Rossa, chiamata così per le sue scogliere di granito. È uno spicchio di Gallura ancora selvaggio e poco esplorato rispetto ad altre mete più famose, ma offre scorci che tolgono il respiro. Qui il vento di Maestrale ha scolpito nei secoli un paesaggio aspro, mai uguale a sé stesso, dove un mare color smeraldo si insinua fra rocce dalle forme strane. Improvvisamente, percorrendo la strada a curve che ci porterà fino a Santa Teresa di Gallura, ecco il promontorio di Isola Rossa, un isolotto che al tramonto prende il colore del fuoco, e la bellissima spiaggia di Marinedda. Più avanti, gli scenari suggestivi di Costa Paradiso dove il granito rosa e una fitta macchia mediterranea fanno da cornice a migliaia di piccole insenature e fiordi che lasciano spazio qua e là a calette indimenticabili come Li Cossi e Li Tinnari. Poco oltre Costa Paradiso, Cala Sarraina sembra il luogo perfetto dove godersi un’acqua cristallina e tutti i profumi della macchia mediterranea che si fondono con l’odore della salsedine. 

A pochi chilometri da Santa Teresa di Gallura, Rena Majore ha una sabbia grossa e granulosa ed è amatissima dagli amanti dello snorkeling. Proseguendo verso nord si arriva al bellissimo promontorio di Capo Testa, dove si trova Cala Spinosa, un vero paradiso nascosto. Incastonato in questo promontorio c’è un luogo surreale chiamato Valle della Luna, affacciato sulle Bocche di Bonifacio. Il suo aspetto fatto di enormi formazioni rocciose, calette e grotte fa sì che, sotto il bagliore della luna, assomigli al suolo lunare. Fin dagli anni ’60 è abitato da una comunità Hippie ed è meta di viaggiatori, artisti, musicisti e curiosi in cerca di pace e serenità. 

Siamo giunti ormai all’estrema punta nord dell’isola. La Costa Smeralda, la zona nord-est della Sardegna, è conosciuta per la sua movida scintillante, le boutique esclusive e le residenze di lusso, ma anche per spiagge che hanno una bellezza da togliere il fiato e che in quest’area sono davvero tantissime (Liscia Ruja, Capriccioli, la Spiaggia del Principe…). A pochi minuti c’è San Teodoro, paese ideale per una vacanza a prezzi più accessibili rispetto ai luoghi frequentati dai vip della Costa Smeralda, ma che è la meta perfetta per chi cerca la bellezza del mare e anche la movida notturna. La zona circostante offre sia ampie spiagge che calette circondate da scogli tra cui è d’obbligo citare la spiaggia La Cinta, Cala Brandinchi e Cala Girgolu (o Cala Ghjlgolu).

Le isole del nord Sardegna: Asinara, Arcipelago di La Maddalena e Tavolara

Oltre a queste spiagge famose, alcune più facilmente accessibili e altre meno, ci sono tantissime calette meno conosciute o note solo alla gente del luogo dove dominano incontrastate la pace e la meraviglia. Di una cosa potete essere certi: il mare di Sardegna non è mai uguale a sé stesso. Man mano che si procede lungo la costa noterete cambiare i paesaggi, la natura, i colori, la conformazione delle rocce… e vedrete spuntare dall’acqua, più o meno vicine, alcune isole minori. Queste sono dei veri gioielli dove la natura incontaminata regna sovrana e che regalano un mare cristallino e turchese come in pochi altri posti al mondo.

Tavolara è l’isola che la fa da padrona in quasi tutti i panorami visibili dalla costa di San Teodoro. È un massiccio di granito alto 560 metri punteggiato di verde che dà il nome all’area marina protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo. Il mare qui è un sogno per gli amanti del diving: Teddja Liscia e la secca del Papa offrono immersioni in ambienti ricchi di biodiversità e dove è facile imbattersi in resti di navi e imbarcazioni di ogni epoca.
Sull'isola di Tavolara si arriva con il traghetto che parte da Porto San Paolo. 

L’Asinara è l’isola a nord della Sardegna, estrema punta ovest del golfo omonimo e anche dell’intera isola sarda. La si può scorgere dalla spiaggia de La Pelosa ed è considerata parco nazionale dal 1997 e area marina protetta dal 2002. La sua storia particolare l’ha conservata come un mondo a se stante, sia per il suo paesaggio incontaminato che per la sopravvivenza di rare specie vegetali e animali. Infatti, l’Asinara è stata in isolamento per oltre un secolo soprattutto da quando vi è stato istituito un carcere di massima sicurezza nel 1975. Con la nascita del parco è diventata visitabile, pur essendo tutelata come un fiore raro merita, e per raggiungerla basterà prendere uno dei traghetti che partono da Stintino o da Porto Torres.  

L’estrema punta est della Sardegna, invece, ospita l’arcipelago di La Maddalena, formato da più di 60 fra isole e isolotti. Qui sembra che mare e cielo facciano a gara a chi possiede l’azzurro più limpido e la macchia mediterranea conta circa un terzo di tutta la flora sarda oltre e moltissime specie rare. Fra queste isole, l’unica che ospita un centro abitato è La Maddalena, da cui l’arcipelago prende il nome, e che è sede amministrativa del Parco Nazionale. Il mare circostante fa parte dell’area marina protetta del Santuario dei Cetacei e l’arcipelago offre 180 chilometri di coste dove si trovano alcune fra le spiagge più affascinanti del Mediterraneo. La maggior parte di esse sono raggiungibili solo in barca o percorrendo sentieri a piedi, così da restare tutelate ed essere privilegio di poche persone per volta. È difficile scegliere le più belle, ma sicuramente fra esse ci sono Cala Coticcio sull’isola di Caprera (detta “La Tahiti della Sardegna”), la Spiaggia Rosa a Budelli, Cala Corsara e Cala Soraya sull’isola di Spargi. Una nota interessante che riguarda Caprera: qui si trova la casa di Garibaldi, “L’Eroe dei Due Mondi”, uno dei personaggi più celebri della storia italiana che qui visse gli ultimi anni della sua vita. Il Museo nazionale Memoriale Giuseppe Garibaldi è il più visitato di Sardegna.
Per visitare l’arcipelago ci sono traghetti e battelli che partono da Palau. 

Città e paesi del nord Sardegna

Le città del nord Sardegna: Sassari, Alghero e Olbia

Le città del nord Sardegna sono tre. Molto diverse per posizione e storia, offrono ognuna un’esperienza particolare che culmina nelle feste tradizionali a cui gli abitanti sono legatissimi e che sono parte integrante dell’identità del luogo. Qui vi daremo alcuni spunti per visitare le tre città mentre agli eventi più importanti di quest’area dell’isola è dedicato un capitolo a parte. 

Sassari è uno dei capoluoghi di provincia della regione Sardegna, è il secondo centro abitato sardo per popolazione e il suo territorio è quinto per estensione in Italia. Passeggiando per le vie del centro si possono ammirare meravigliosi palazzi signorili e luoghi significativi per i sassaresi come la caserma La Marmora (ora museo della gloriosa Brigata Sassari) e Piazza d’Italia. Questa, insieme alla Fontana di Rosello, è uno dei simboli della città. Tra i luoghi d’arte e cultura spiccano il museo nazionale Sanna e la cattedrale di San Nicola di Bari costruita con una sovrapposizione di stili architettonici che vanno dal gotico, al barocco, al classico. 

Affacciata sul mare, Alghero è una delle mete turistiche preferite del nord dell’isola. È considerata la città spagnola di Sardegna perché trascorse un lungo periodo della sua storia sotto il dominio catalano di cui conserva usi e costumi. Lo stile catalano si nota sia nelle case che si affacciano sugli stretti vicoli del centro storico che nella lingua: qui, infatti, un abitante su cinque parla catalano, nella variante locale. È anche la capitale della Riviera del Corallo e il corallo rosso algherese è riconosciuto come uno dei più preziosi del Mediterraneo, apprezzato per il suo intenso color rubino.

Olbia sorge sul golfo omonimo, dà accesso alla Costa Smeralda ed è una delle città più dinamiche e vitali dell’isola, anche grazie al suo porto e all’aeroporto internazionale che ne fanno il principale punto di arrivo turistico del nord Sardegna. La città custodisce luoghi di interesse storico e archeologico tra cui resti di epoca romana e testimonianze risalenti all’età del Bronzo come nuraghi, pozzi sacri e tombe dei giganti.

Paesi e borghi da non perdere: Castelsardo, Palau e Porto Cervo

Una delle caratteristiche della Sardegna sono i tantissimi paesi e paesini disseminati in tutta l’isola. Se volessimo immaginare un tour che comprenda le tappe imperdibili della zona, tre di loro meritano sicuramente una visita per l’interesse storico, per le attrazioni che offrono o perché hanno un fascino romantico come pochi altri luoghi: Castelsardo, Palau e Porto Cervo

Castelsardo è il borgo degli scorci e dei paesaggi che lasciano senza parole chiunque si trovi ad assistere al tramonto del sole, uno dei più romantici dell’isola. Sorge su un promontorio proteso sul Golfo dell’Asinara e appare all’improvviso come una visione mentre si percorre la strada litoranea che arriva da ovest. Le case sembrano arrampicate sul pendio che culmina con il Castello dei Doria, oggi sede del Museo dell’Intreccio Mediterraneo.  

Palau è un borgo incastonato in un’insenatura di fronte all’arcipelago della Maddalena. Il paesaggio in cui è immerso è un alternarsi di acque limpide e rocce granitiche modellate dagli agenti atmosferici; durante l’estate, le sue notti si tingono dell’allegria di luci, eventi e locali. Il porto di Palau è uno dei punti di imbarco per l’arcipelago maddalenino.

Porto Cervo, infine, è un esclusivo borgo sul mare che si trova nel lembo nord-orientale dell’isola ed è il regno delle vacanze di lusso. È la capitale della Costa Smeralda e d’estate diventa una scintillante sfilata di yacht e personaggi famosi. Il lifestyle di Porto Cervo è fatto di spiagge mozzafiato, shopping nelle boutique prestigiose che vanno dalla piazzetta delle Chiacchiere fino al Sottopiazza, locali esclusivi, feste ed eventi sportivi, soprattutto golfistici.

Siamo il regno ininterrotto del lentisco, delle onde che ruscellano i graniti antichi, della rosa canina, del vento, dell’immensità del mare. Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta. Noi siamo sardi.

Grazia Deledda

Gli spettacoli della natura sarda

La natura è il più grande artista del mondo e nell’immaginare l’isola sarda sembra aver usato tutta la sua fantasia. La Sardegna non è solo mare, è bella in ogni stagione, dall’est all’ovest, dal nord al sud. Fra le attrazioni e i luoghi imperdibili del nord ci sono spettacoli creati dagli agenti atmosferici nel corso di tanto, tanto tempo. Qui il vento soffia forte, il sole batte forte, e ciò che ne deriva è una natura forte, a volte aspra, a volte romantica, sempre capace di rapire chiunque si trovi ad ammirarla.

I segreti del gigante di pietra e la Valle della Luna

Osservando l’orizzonte dalla città di Alghero si vede una lunga sagoma piatta ergersi dal mare. È il promontorio di Capo Caccia, con le sue falesie bianche alte 300 metri a strapiombo sull’acqua. Qui vivono alcuni volatili come il grifone, un avvoltoio che può raggiungere tre metri di apertura alare. Ma le sorprese di Capo Caccia non finiscono qui. All’interno del gigante calcareo il mare ha scavato nel corso di millenni grotte che sembrano gli scenari fiabeschi di un mondo sotterraneo decorato con stalattiti, stalagmiti, colonne e un lago: la Grotta di Nettuno.
Qui si può arrivare percorrendo l’Escala del Cabiròl (654 gradini) oppure con i servizi navetta che partono dal porto di Alghero e Cala Dragunara. 

La Valle della Luna di Capo Testa non è l’unica in Sardegna con questo nome. Nel territorio di Aggius, nella Gallura più intima e profonda, c’è un’altra Valle della Luna detta anche Piana dei grandi Sassi. Qui si può ascoltare il vento che soffia nel silenzio più totale, accarezzando un paesaggio, costellato di rocce granitiche dalle forme strane, simile a quello lunare. Questa distesa pianeggiante ma non uniforme, oltre alla spettacolarità ha un grande valore a livello naturalistico perché è un “unicum” paragonabile con poche altre aree nel continente europeo. 

Le rocce del nord Sardegna: i guardiani silenziosi

Sono lì, da tempo immemore, scolpiti da un vento impetuoso e paziente e dalla pioggia. L’isola sarda è costellata di rocce dalle forme strane che hanno le sembianze di animali, mostri, persone... e osservano il loro mondo da secoli, forse millenni. Ecco le più famose del nord. 

Lungo la statale 134 nella zona di Castelsardo c’è un grosso masso dal forte color ruggine alto circa quattro metri che ha la forma di un elefante seduto: la Roccia dell’Elefante. Questo monumento naturale ha anche un importante valore archeologico perché custodisce due Domus de Janas (Case delle Fate), usate per il rito della sepoltura migliaia di anni fa.

Nella Valle della Luna di Aggius si trova il Frate Incappucciato, chiamato anche Testa di Platone, il cui profilo assomiglia appunto a un frate con il capo coperto.

Fra i massi bianchi che scintillano al sole nella Valle della Luna di Capo Testa, poco dopo Cala di l’Ea c’è la Roccia del Dinosauro, che con i suoi 128 metri è il più alto della valle. La sua cima è chiamata Punta La Turri o Il Teschio.

A metà strada fra Santa Teresa e la Costa Smeralda c’è la più famosa e suggestiva delle rocce galluresi. Dalla sommità del promontorio omonimo, la Roccia dell’Orso domina il paesaggio di Palau e delle vicine isole dell’Arcipelago di La Maddalena. Dal 1993 è monumento naturale della Regione Sardegna.

Nella parte meridionale dell’isola di La Maddalena, grande e rotondeggiante, un’enorme testa di polpo affiora dalla trasparenza del mare. Questa spiaggetta piccola e riservata fatta di sabbia finissima si chiama appunto spiaggia Testa del Polpo.

Dalle acque turchesi di cala Girgolu, nel territorio di Loiri Porto San Paolo, spunta dalle acque una creatura strana. È una tartaruga di granito, uno degli scogli più fotografati di tutta la Sardegna (purtroppo danneggiato più volte per mano di incivili), che ha reso famosa la spiaggia con l’appellativo Spiaggia della Tartaruga.

Il fascino dell’architettura e dell’arte del nord Sardegna: tra sacro e profano

Dalle opere scolpite dalla natura passiamo a quelle create dall’uomo: chiese, castelli, miniere abbandonate attorno a cui si narrano storie e leggende. Questa è un'altra sfaccettatura di Sardegna che andremo a conoscere. 

A circa 20 minuti da Sassari, vicino alla statale 131, un alto campanile svetta in mezzo al verde di una vallata nel territorio di Codrongianos. È la basilica della Santissima Trinità di Saccargia, la chiesa romanica più celebre in Sardegna; è famosa per la sua bicromia costituita da righe orizzontali realizzate con cantonetti calcarei bianchi e basaltici scuri. La chiesa fu consacrata nel 1116 e affianco si possono ammirare i ruderi del monastero e del chiostro. Da sempre quest’area è considerata sacra e riecheggia ancora l’eco di culti antichi.

I castelli in Sardegna sono molti. Fra essi - oltre a quello che svetta alla sommità di Castelsardo - uno dei più suggestivi del nord è il Castello dei Doria a Chiaramonti nel sassarese. Le sue rovine sorgono su un’altura a 465 metri sul livello del mare da cui dominano tutta la vallata dell'Anglona e, nei giorni dove l’aria è più tersa, da qui si scorgono anche le coste della Corsica.

L’Argentiera si trova a metà strada fra Alghero, Stintino e Porto Torres. Qui i ruderi della vecchia miniera piombo-argentifera e il villaggio fantasma si affacciano su una spiaggia grigia e su un mare più blu del solito. Ciò che colpisce immediatamente è il silenzio di un luogo fermo nel tempo: quello che una volta era l’insediamento estrattivo più produttivo del nord dell’isola oggi è l’“Open Mar-Miniera Argentiera”, il primo museo minerario a cielo aperto, parte del parco geominerario della Sardegna e Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Lo strano è proprio che un paese di roccia, anziché dare il senso della realtà, ci sembri fatto col tessuto impalpabile delle immaginazioni.

Guido Piovene

Sardegna: la terra dei giganti, delle fate e dei nuraghi

Fra i luoghi da visitare in Sardegna ci sono sicuramente tutti quelli che parlano della sua storia più antica. Immaginiamo un popolo che migliaia di anni fa diede vita a una civiltà con caratteristiche uniche al mondo, ancora oggi parte indelebile dell’identità dell’isola. In mezzo alle campagne sarde capita spesso di scorgere strane costruzioni che appaiono all’improvviso, austere, massicce e silenziose. 

Regge isolate e tombe ipogee

I Nuraghi sono misteriose torri a forma tronco conica costruite con enormi massi in pietra a secco. Quale fosse la loro funzione non è ancora ben chiaro (reggia, fortezza, osservatorio astronomico, tempio), anche se probabilmente variava in base alla posizione e al contesto ambientale. Ad oggi se ne contano più di settemila disseminati in tutta l’isola, alcuni visitabili, altri in rovina. Fra i più belli del nord Sardegna ci sono il complesso nuragico di Palmavera ad Alghero, il Nuraghe Majori a pochi chilometri da Tempio Pausania considerato il più bello della Gallura, e il nuraghe di Santu Antine a Torralba risalente al XV sec. a.C. Quest’ultimo sorge nella cosiddetta “Valle dei Nuraghi” ed è noto come “Sa Domu de su Re” (La casa del re) per la sua maestosità e perché si pensa fosse la dimora del capo tribù. Fra tutti i nuraghi sardi conosciuti, nessuno eguaglia il suo livello di elaborazione e raffinatezza.

Abbiamo detto che la Sardegna è la terra dei giganti e delle fate. Tra i segni più importanti del suo passato ce ne sono alcuni a cui la fantasia popolare ha dato nei secoli un significato magico. Le tombe dei Giganti sono colossali sepolcri di epoca nuragica ritrovati in gran parte dell’isola. La loro pianta ricorda il muso di un toro, animale che simboleggiava la divinità maschile, forza e potere. Si riconoscono subito perché la facciata esterna è costituita da pietre conficcate verticalmente nella terra e disposte a semicerchio. Il mistero che aleggia intorno a queste costruzioni è dovuto al fatto che al loro interno pare siano state ritrovate ossa enormi… le ossa dei giganti.
Nel territorio di Arzachena in Costa Smeralda ce ne sono ben tre: quella di Coddu Vecchiu e quelle di Capichera e Li Lolghi. A tre chilometri da Calangianus, in provincia di Sassari, c’è la tomba dei Giganti di Pascaredda, a Olbia la tomba di Su Mont'e s'Abe.

Le Domus de Janas (Case delle fate) sono ancora più antiche: appartengono infatti alla civiltà prenuragica. La tradizione popolare riteneva che fossero le dimore di piccole creature leggendarie sempre intente a cucire stoffe preziose con i loro telai d’oro, mentre intonavano dolci melodie. In realtà sono tombe scavate nella roccia (circa 3500 in tutta la Sardegna) in modo da riprodurre le abitazioni dei vivi. Le Janas però, sono una delle creature magiche più importanti della cultura sarda e si racconta che al calar della notte, in prossimità delle loro case, si senta ancora il rumore dei telai ai quali esse tessono instancabili…
Fra le case delle fate del nord Sardegna, nel paese di Sedini vicino a Castelsardo, la Domus de Janas “La Rocca” merita sicuramente una visita. Tra le altre, S’Incantu a pochi chilometri da Alghero, databile tra il 3200 e il 2600 a.C. e decorata con tutti i motivi tipici dell’età prenuragica, e la necropoli di sant’Andrea Priu nel Logudoro.

Storie di pietra e templi di 5000 anni fa

La storia di questo piccolo mondo in mezzo al mare sembra davvero essere incisa sulla pietra, come se fossero le pagine di un libro. Nel territorio di Martis, in Anglona, c’è una foresta pietrificata millenaria, unica nel suo genere: la foresta Carrucana, vero mistero della natura.

Tra le più tipiche espressioni del megalitismo in Sardegna ci sono costruzioni come dolmen e menhir. Tra queste merita una visita il dolmen Sa Coveccada, nel comune di Mores in provincia di Sassari, il più grande di tutta l’isola.

Il nostro viaggio nella storia più antica di Sardegna si conclude con il Tempio-Altare di Monte d’Accoddi, monumento senza eguali nel bacino del Mediterraneo. Risalente a cinquemila anni fa, è uno ziqqurat unico in Europa, identico ai templi mesopotamici della stessa epoca anche se non ha nessun collegamento diretto con essi. Si trova vicino alla ‘vecchia’ statale 131 nei pressi di Porto Torres e venne alla luce a metà del XX secolo scavando quello che si pensava fosse solo un piccolo colle in mezzo a una pianura…

L’artigianato tipico del nord Sardegna

Il complesso patrimonio dell’artigianato sardo incarna un’identità storica che risale fino alla preistoria. Esso è espressione di una cultura tramandata nel corso dei secoli, una vera arte popolare con elementi chiari che la distinguono da ogni altra nelle tecniche, nei disegni e nelle figure ricorrenti, nei motivi, nei colori.

La filigrana: folklore, magia e tradizione

Come abbiamo detto, la cultura sarda è ricchissima di simbologia magica. La leggenda narra che, nelle loro dimore, le Janas passavano il tempo a tessere fili d’oro e d’argento con pietre preziose. Dalle loro mani nascevano splendidi e magici gioielli (sas prendas), che assumevano così una funzione simbolica oltre che ornamentale, un valore che è arrivato intatto fino ai giorni nostri.
La tecnica della filigrana sarda, il nido d'ape e la granulazione sono saperi artigianali antichi con cui vengono creati i gioielli tipici di Sardegna. Fra quelli più famosi e significativi ci sono la fede sarda, il bottone e Su Coccu. La filigrana, con i suoi sottilissimi fili, fa nascere creazioni eteree e leggere, la fede sarda è simbolo di un vincolo d’amore, i bottoni venivano tramandati di madre in figlia ed erano simbolo di buon augurio e fertilità. Su Coccu è un antichissimo amuleto portafortuna che ha il potere di difendere la persona che lo indossa dal malocchio, dalle energie e dagli influssi negativi.
Questi oggetti sono realizzati in tutta la Sardegna, li vediamo adornare gli abiti tradizionali e possono essere acquistati nei negozi di artigianato presenti soprattutto nei centri turistici.

I coltelli di Pattada

Fin dalle epoche più antiche il popolo sardo è stato un abile forgiatore, dedito alla caccia e alla guerra. Il coltello fa parte degli accessori tradizionali di questa gente da sempre, così come testimoniano i bronzetti (statuette in bronzo tipiche dell’età nuragica). Nei rituali del fidanzamento, inoltre, quando la ragazza accettava in dono l’anello ricambiava regalando al suo promesso sposo un coltello con il manico di corno. Il coltello a serramanico più celebre dell’isola si chiama resolza o arresoja e il centro più importante per questa produzione è a Pattada. La tipica pattadese (così viene chiamata) ha il manico in corno di muflone, mentre la lama può essere in acciaio o in damasco. Una curiosità a riguardo: quando si porgeva in segno di amicizia, veniva data tenendola dalla lama, in modo da offrire il manico.

I cestini di Castelsardo

Castelsardo è celebre in tutto il mondo per la lavorazione dei cestini fatti a mano, realizzati con tecniche di intreccio tramandate di generazione in generazione. Ancora oggi per le stradine del borgo medioevale si incontrano donne che passano ore a creare cestini con decori coloratissimi. In origine si utilizzava la palma nana, oggi sostituita dalla rafia in quanto la palma è diventata specie protetta. Tipici di questo paese sono i canestri e le corbule (manufatti di forma tronco-conica).

I tappeti di Aggius e di Nule

Il tradizionale tappeto di Aggius è la maggiore espressione dell’artigianato tessile del nord Sardegna, arte che viene tramandata dalle donne. Viene realizzato con la lana, il lino e il cotone per dare vita a una successione perfetta di intrecci, linee colorate, forme mantenute nei secoli e forti contrasti cromatici. Un altro centro importante per la lavorazione artigianale dei tappeti è Nule. I tappeti di Nule hanno una tradizione antichissima che si trasmette di madre in figlia: sono tappeti a doppia faccia che hanno un tessuto molto fitto con disegni e accostamenti cromatici ben precisi. 

Il corallo rosso di Alghero

Il re della produzione orafa algherese è il corallo, pratica antica che risale addirittura agli Antichi Romani. Il Corallo Rosso ha bisogno di condizioni di vita particolari che qui, nella Riviera del Corallo, danno vita ad una qualità tra le più pregiate di tutto il Mediterraneo, famosa per il suo color rubino intenso. Nel centro storico della città troverete negozi dove acquistare collane, bracciali e orecchini realizzati con questa eccellenza locale. 

Il sughero gallurese

Il sughero è considerato “l'oro morbido di Sardegna” e da più di 3.000 anni viene utilizzato per produrre svariati oggetti, dai vassoi, ai taglieri, ai tappi, fino ad arrivare in tempi più recenti ai gioielli, all’abbigliamento, alle borse e alle pochette. I vantaggi del sughero? Rispetta l’ambiente, è antimacchia, impermeabile, morbido, malleabile e non si rovina. Il paese di Calangianus in Gallura è uno dei suoi più grandi produttori a livello mondiale. 

Musei del Nord Sardegna: artigianato, usanze antiche e storia

Fra tutti i musei che potete visitare nel nord dell’isola abbiamo scelto quelli che meglio rappresentano l’identità del popolo sardo. 

Museo Culter a Pattada. La storia del paese di Pattada è legata alla produzione di coltelli fin dal secondo millennio a.C. Il Museo Internazionale del Coltello presenta due sezioni principali, una dedicata alle origini del coltello sardo e l'altra a quelli internazionali.

MIM - Museo dell’Intreccio Mediterraneo a Castelsardo. Si trova all’interno del Castello medioevale dei Doria che domina il borgo sottostante. Qui sono esposti manufatti realizzati con l’intreccio di fibre vegetali che provengono dalla stessa Castelsardo, dalla Sardegna e dall'intera area mediterranea.

Museo del Corallo ad Alghero. Il Museo del Corallo è ospitato all’interno di una villa Liberty e racconta un pezzo importantissimo dell’identità di Alghero attraverso un affascinante viaggio alla scoperta dell’oro rosso del Mediterraneo: il Corallium Rubrum. La città ospita anche l’Aquarium Rubrum, il primo acquario di corallo vivo in Italia aperto al pubblico dove è possibile ammirare i coralli vivi.

Museo MEOC e Museo del banditismo ad Aggius. Il Museo Etnografico Oliva Carta Cannas è un interessante tuffo nella cultura e nelle tradizioni di Gallura e di Sardegna e ospita anche la “Mostra Permanente del Tappeto Aggese”. Per quanto riguarda il Museo del Banditismo, il paese di Aggius è stato il fulcro del banditismo gallurese per circa tre secoli, dalla metà del Cinquecento alla metà dell’Ottocento. Nelle quattro sale che lo ospitano sono esposti un’interessante documentazione e oggetti che vale la pena vedere.

Museo della Valle dei Nuraghi del Logudoro-Meilogu a Torralba. Ospita buona parte dei reperti ritrovati presso il complesso nuragico di Santu Antine e illustra le sue caratteristiche costruttive offrendo una testimonianza importante della cultura della civiltà nuragica.

Museo Etnografico Galluras – “il museo della Femina Agabbadora” a Luras. Tra le tante figure leggendarie del folklore sardo, l’Accabbadora è tra quelle più affascinanti, misteriose ed enigmatiche. Sa femina agabbadora era una donna che portava la morte ai malati terminali e veniva chiamata dai familiari per porre fine alle loro sofferenze. Una sorta di arcaica eutanasia praticata nei piccoli paesi rurali dove le famiglie erano troppo povere per farsi carico di una persona cara in quelle condizioni. Il primo museo etnografico in Gallura è un progetto privato in cui sono stati fedelmente ricostruiti gli ambienti tipici della civiltà gallurese.

Le delizie dell’enogastronomia locale

La Sardegna è una terra con una lunghissima tradizione agropastorale e marinara. Qui tra i valori più importanti ci sono la famiglia, l’ospitalità e la convivialità. I momenti trascorsi con i parenti e con gli amici sono importanti e il più grande protagonista in queste occasioni è il cibo.
La cucina isolana è composta da piatti famosissimi diffusi in tutta la regione e da prelibatezze più locali da assaggiare nelle case, nelle sagre o nei ristoranti che rispettano le ricette originali della tradizione.

I piatti tipici della Sardegna nord…

Malloreddus, porcetto e seadas portano alta la bandiera sarda dovunque. In una visita in Gallura dovete sicuramente provare la zuppa gallurese (un piatto povero a base di pane, formaggio e brodo di pecora) e i chiusoni (gnocchi tipici di questa zona). A Sassari i piatti della tradizione comprendono le lumache, le “monzette” (una varietà di lumache), la favata alla sassarese (un primo piatto a base di fave) e lo zimino (interiora del bovino grigliate). Ad Alghero assaggiate l’aragosta alla catalana e l’agliata di polpo e a Castelsardo gli spaghetti al mirto (preparati con il mirto essiccato, pestato e fatto soffriggere con la cipolla). Un altro prodotto molto apprezzato della zona sono i carciofi.

… e i vini

Vermentino

La cosa migliore con cui accompagnare un buon piatto è un buon vino. Nel Sassarese, la zona della Romangia è fatta di valli e colline cosparse da piccoli vigneti misti ad oliveti (che danno un olio buonissimo). Qui, da uno dei terroir più antichi d’Italia nascono vini come il Moscato di Sorso-Sennori. Il Torbato è un vitigno presente nella sola zona di Alghero e il Cagnulari è autoctono della Sardegna, coltivato sulle colline a sud di Sassari. Il vitigno isolano più rappresentativo insieme al cannonau, però, è il Vermentino, tipico soprattutto del nord. Il Vermentino di Gallura DOCG è una vera delizia.

Gli eventi più importanti della Sardegna nord

Tra sacro…

I sardi sono un popolo legato alla magia e alla spiritualità. Spesso, in questo piccolo mondo in mezzo al mare, sacro e profano si mischiano, così come cristiano e pagano, passato e presente, paura e meraviglia. Gli eventi e le tradizioni sono il momento in cui il lato più magico e spirituale esplode con tutta la sua forza e prende possesso della quotidianità.
La Sardegna vanta senza dubbio alcuni fra gli eventi folkloristici più belli d’Italia e se vogliamo conoscerla non possiamo ignorare l’importanza che hanno per i sardi le proprie usanze e credenze. In mezzo a tutte le esperienze più belle che l’isola può offrire, sicuramente queste sono fra le più emozionanti.

A Sassari, alla vigilia della ricorrenza della Madonna Assunta del 15 agosto, si svolge la “Faradda di li Candareri” ovvero la discesa dei Candelieri. Questa è una festa antica di almeno cinque secoli, sentitissima dai sassaresi che onorano il voto fatto alla Vergine che salvò la città dalla peste. Ogni anno circa 100.000 visitatori da tutto il mondo si recano nel capoluogo per vedere la processione in cui undici ceri in legno di grandi dimensioni vengono trasportati a spalla fino alla Chiesa di Santa Maria di Betlem. Dal 2013 la Faradda fa parte della Rete delle Grandi Macchine a Spalla Italiane, patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO. A portare i candelieri sono i rappresentanti dei dodici gremi (le associazioni di arti e mestieri cittadine) e lungo il percorso i portatori fanno compiere ai candelieri delle evoluzioni in una sorta di danza di buon auspicio.

Molto sentiti dagli abitanti dell’isola sono anche i riti della Settimana Santa, con cerimonie suggestive che affondano le radici nella tradizione medievale. Ad Alghero e a Castelsardo si celebra la processione dei misteri (S’Iscravamentu o Desclavament). Lu Lunissanti a Castelsardo è uno dei riti della Settimana Santa più antichi e conosciuti in Sardegna, mentre Alghero mantiene fortissimo il legame con la Catalogna. Anche il Natale qui in Sardegna ha un sapore diverso. Nella tradizione natalizia sarda è evidente la cultura pastorale e l’importanza che questo popolo dà alla famiglia.

… e profano

L’isola sarda vanta festival ed eventi musicali fra i più belli d’Italia, sfilate in costume e corse a cavallo e molto altro ancora.

È ancora Sassari ad ospitare il più grande evento laico dell’isola: la Cavalcata Sarda, che si svolge la penultima domenica di maggio. Qui ogni anno oltre tremila costumi in rappresentanza dei comuni di tutta la Sardegna offrono uno spettacolo indimenticabile. La mattina i figuranti vestiti con l’abito tradizionale del proprio paese e i cavalieri sfilano per le vie del centro cittadino rendendo omaggio agli spettatori e alle autorità con prodotti tipici culinari. A chiudere il corteo, oltre trecento cavalieri provenienti da tutta la Sardegna.
Il primo pomeriggio è la volta delle pariglie, adrenaliniche esibizioni di abilità dove i più coraggiosi cavalieri sardi danno spettacolo con acrobazie sui cavalli in corsa all’ippodromo Pinna.
Ad accompagnare la manifestazione la musica dei gruppi folkloristici isolani che si esibiscono nella Rassegna dei canti e delle danze tradizionali della Sardegna. Così, dopo una giornata impossibile da dimenticare, i suoni delle launeddas, dell’organittu, della fisarmonica e i canti a tenores (fra i “Patrimoni orali e immateriali dell'umanità” UNESCO) chiudono la festa, nella cornice di Piazza d’Italia.

Douglas Goldring, descrivendo la Gallura, disse: “È una regione strana, desolata, stranamente eccitante, questa Gallura, selvaggia quasi spopolata, eppure non priva di un singolare fascino”. Dicono che la primavera sia la stagione migliore per visitare questo spicchio di Sardegna: i colori sono più vivaci, i profumi si fanno più intensi e i sapori più genuini. Qui le usanze e le tradizioni sono diverse da quelle del resto dell’isola e proprio per salvaguardare questo patrimonio culturale e storico è nata Primavera in Gallura. Fra gli eventi sardi più importanti c’è sicuramente anche lei. 

Bandiera Quattro Mori - Sardegna

Ecco qua… la bandiera dei Quattro Mori sventola fiera nel cielo quasi a voler salutare il giorno che se ne va. Il nostro viaggio alla scoperta del nord Sardegna è finito. Non basterà mai un testo scritto per conoscerla perché non esistono parole che possano far sentire il profumo del ginepro e del lentischio, il rumore del mare che si infrange sugli scogli, il suono di una fisarmonica, il brivido del Maestrale sulla pelle o la ruvidezza delle rocce di granito. Ma soprattutto non ci sono parole che possano descrivere il rumore del silenzio delle vallate sarde, o che possano far provare il senso di riverenza e di rispetto che si sente fermandosi ad osservare i paesaggi di un’isola dove la terra parla una lingua magica e antica che attanaglia il cuore. 

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