Nel nord della Sardegna, a dieci chilometri da Sassari, sorge un paese da cui si può ammirare un bellissimo panorama sul Golfo dell’Asinara. In una zona famosa per la produzione di olio e vino, Sennori vanta anche un’interessante tradizione artigiana, abiti tradizionali tra i più preziosi dell’isola, testimonianze storiche molto antiche e importanti eventi culturali.

La Sardegna è un'altra cosa: più ampia, molto più consueta, nient'affatto irregolare, ma che svanisce in lontananza. Creste di colline come brughiera, irrilevanti, che si vanno perdendo, forse, verso un gruppetto di cime... Incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa.

David Herbert Lawrence

La Romangia, terra di colline, uliveti e vini

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Una brezza di Maestrale soffia tra i rami degli ulivi di Romangia e si insinua tra i filari dei vigneti. Sennori, srotolandosi sulla sommità della collina, domina il paesaggio come se volesse ammirarlo: di giorno una vista a perdita d’occhio sulla campagna, sul vicino paese di Sorso e sul Golfo dell’Asinara, di notte un’armonia di luci accese che creano uno spettacolo completamente diverso. Questa è la Romangia, l’antica dominazione romana sull’isola di Sardegna, con il suo aspetto fatto di rilievi calcarei sinuosi, territorio di vigneti misti a uliveti che scendono fino al mare. Qui uno dei terroir più antichi d’Italia dà vita a vini preziosi che derivano da una tradizione vecchia di migliaia di anni, vini dal sapore deciso come il carattere degli abitanti, in cui si percepisce l’essenza di uve nate dalla sabbia, dal sole che batte impietoso, accarezzate dalla salsedine trasportata dal vento.

Sennori si trova qui, nel nord-ovest della Sardegna a metà strada tra Castelsardo e Porto Torres e a 40 chilometri dalla famosissima Stintino. Alle spalle le cime rocciose di Osilo e davanti agli occhi l’immenso blu del mare. 

Le nostre vite sono intrecciate come i vimini di un canestro, come l’olivastro e l’innesto, come due storie raccontate dalla stessa voce.

Joyce Lussu

I cesti in vimini: l’arte dell’intreccio

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Sono preziose quelle abilità antiche che si tramandano come dei tesori di generazione in generazione. Dentro l’artigianato di un popolo è racchiuso un pezzo della sua storia, della sua anima, e un piccolo pezzettino di anima sarda si può leggere nelle trame e nei disegni dei cesti in vimini tipici di molti centri dell’isola, produzione che risale ai tempi della preistoria. Le abili mani degli artigiani ne creano di meravigliosi con diverse forme a seconda della funzione, mescolando inserti colorati, disegni e motivi tradizionali. A Sennori l’arte dell’intreccio è molto sentita e qui la materia prima per eccellenza è l’asfodelo; questa tecnica è arrivata fino a noi grazie alle donne che era facile vedere sedute sulla porta di casa in molti paesi sardi, impegnate nel loro lavoro. 

Lo strano è proprio che un paese di roccia, anziché dare il senso della realtà, ci sembri fatto col tessuto impalpabile delle immaginazioni.

Guido Piovene

I costumi tradizionali: la storia ricamata addosso

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Proseguiamo con un’altra storia di maestria e intrecci, ma questa volta i protagonisti sono oro e tessuti. L’abito tradizionale di Sennori è uno dei costumi sardi più colorati e originali: vanta ben quattro varianti femminili, tra le più preziose dell’isola, e mantiene immutati molti dettagli della sua foggia classica. Il costume da cerimonia ha un particolare copricapo formato da quattro fazzoletti, corpino e grembiule ricamati e un corredo di gioielli in oro che comprende i bottoni della camicia, spilla e collana con una croce o un medaglione. Il vestito feriale è meno ornato e ricco, soprattutto nei dettagli della gonna, mentre quello da vedova conserva la stessa linea dell’abito di gala, con colori tendenti al nero e al viola.

Anche il costume maschile è piuttosto ricco, mantenendo comunque il taglio classico di molti altri abiti sardi.

Vestire uno di questi costumi è come fare un salto indietro nel tempo, come indossare l’identità del proprio paese e sentirsi cucita addosso tutta la forza del suo passato. Le feste tradizionali, come la Cavalcata Sarda a Sassari e la sfilata di Sant’Efisio a Cagliari, danno la possibilità di vedere per le strade di città e paesi donne, uomini e bambini che vestono fieri i costumi tradizionali del loro paese. 

In Sardegna, tra gente rimasta appartata e quasi isolata dal resto del mondo, si prolunga, più che nelle altre regioni, una facoltà primitiva di mescolare la realtà alla leggenda e al sogno.

Guido Piovene

Tracce di una civiltà antica

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La Sardegna è la terra delle fate e dei giganti. Nel silenzio di vallate e colline i segni di una cultura millenaria si trovano disseminati in tutta l’isola: i Nuraghi, le Tombe dei Giganti e le Domus de Janas. I primi sono fatti di grandi massi in pietra, hanno forma tronco-conica e sono fra le costruzioni preistoriche più alte del bacino del Mediterraneo dopo le piramidi egizie. La civiltà nuragica abitò l’isola dal 1800 a.C. al III sec a.C. ed esistono varie teorie sulla funzione dei Nuraghi: sembra che alcuni avessero scopo abitativo, altri militare, altri religioso. Ciò che è certo, comunque, è che essi esistono solo qui. Le Tombe dei Giganti sono sepolture collettive della stessa epoca, chiamate così perché si narra che al loro interno siano state ritrovate ossa enormi. La loro pianta ricorda il muso di un toro e la facciata esterna è formata da grandi pietre conficcate nel terreno disposte in semicerchio. Ben più antiche, le Domus de Janas (case delle fate) sono tombe scavate nella roccia, dove le popolazioni che abitarono l’isola 5000 anni fa seppellivano i loro defunti per restituirli alla dea Madre. Il nome deriva dalle leggende popolari secondo le quali queste erano le case di piccole fate.

In Sardegna si contano circa 7000 Nuraghi (ma si stima che ce ne siano più di 10.000) e 3500 Domus de Janas, alcune anche nel territorio di Sennori. Qui troviamo il sito di Su Nuraghe, i Nuraghi di Badde Margherita, di Badde Puttu, di San Biagio e la tomba dei giganti di Oridda. Le Domus de Janas del Beneficio parrocchiale sono scavate in un costone calcareo e decorate a rilievo, e costituiscono una delle testimonianze più interessanti della preistoria sarda; importante anche la necropoli di Serra Crabiles, che comprende varie case delle fate.  

Non è così la Sardegna, dove ogni spazio apparentemente conquistato nasconde un oltre che non si fa mai cogliere immediatamente, conservando la misteriosa verginità delle cose solo sfiorate.

Michela Murgia

Feste ed eventi di Sardegna: come Salude & Trigu fa vivere l’anima di questa terra

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Fra colori e credenze, fra leggende e silenziosi paesaggi ciò che si percepisce qui è che questa terra ha da raccontare davvero tanto. È bello alzare gli occhi al cielo e veder brillare forte le stelle perché il buio della notte non è stato contaminato da luci artificiali. È bello stare ad ascoltare antiche storie raccontate dagli anziani, ma soprattutto è bello capire quanto per loro esse siano vere. È bello percepire che, osservando la meraviglia che abbiamo intorno, c’è sempre qualcosa che ci sfugge, anzi molto, in realtà.

Le tradizioni e gli eventi sono ciò che più ha il potere di farci avvicinare all’anima di quest’isola magica e piena zeppa di meraviglie.

Salude & Trigu è un’iniziativa della Camera di Commercio di Sassari volta a promuovere gli eventi del nord Sardegna per far vivere questo territorio in maniera unica e autentica. La Camera di Commercio di Sassari comprende attualmente i territori delle due province di Sassari e di Olbia-Tempio.

Dal 6 giugno al 22 agosto, nella suggestiva cornice della ex cava di tufo, Sennori ospita la terza edizione di CAVART-EXTRAZIONI CULTURALI 2021 dal titolo Musiche dall'Isola, evento con il quale il Comune di Sennori, con la direzione artistica dell’Associazione Girovagando, di Theatre en vol e della neonata associazione Officine Culturali, si impegna per la ripartenza della cultura e degli spettacoli dal vivo. La rassegna comprende quattro appuntamenti pensati come una sorta di viaggio tra le sonorità dell’isola e vede protagonisti la musica, il territorio e le sue eccellenze enogastronomiche. Dai tradizionali cori sardi, al blues, alla musica classica, fino ad arrivare alla sperimentazione indie, il tutto in una cava trasformata in un salotto colorato e sostenibile.

Nella serata di venerdì 6 agosto 2021, “Contaminazioni”, tre artisti straordinari daranno vita a due concerti: il sassarese Filippo Lacana presenterà il suo nuovo album, successivamente Between Moons (progetto che vede Daniela Pes alla voce e Mario Ganau al pianoforte) presenteranno un progetto che spazia dalla forma canzone a pezzi dal sapore cinematico al jazz contemporaneo.

La terza edizione di CAVART-EXTRAZIONI CULTURALI si conclude domenica 22 agosto 2021 alle 20:30 con OPERAZIONI CONCERTISTICHE, viaggio nella musica classica spaziando dall’opera comica di Domenico Cimarosa al concerto per clarinetto solo e orchestra KV622 di Wolfgang Amadeus Mozart: la serata vedrà protagonisti l’Orchestra Sinfonica Cadossene diretta dal Maestro Giacomo Medas, il baritono solista Nicolò Porcedda e il clarinetto solista Antonio Puglia. L’evento è realizzato in collaborazione con l’Associazione Amici del Conservatorio Filarmonica della Sardegna e l’Associazione Incontri Musicali. 

I dettagli dell’evento sulla pagina Facebook di CAVART

Visita il sito di Salude & Trigu

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