Ci sono strade che invogliano a cambiare programma. Nell’Appennino Reggiano, il viaggio prende forma una deviazione dopo l’altra, mentre la pianura si allontana e le montagne conquistano l’orizzonte.
In questa parte dell’Emilia-Romagna possiamo camminare tra le rovine di una fortezza medievale e, qualche giorno dopo, ritrovarci sui sentieri del crinale. In mezzo ci aspettano case a torre, pievi, laghi tra i faggi, castagneti e trattorie dove il paesaggio entra nel piatto: nelle erbe di un tortello, nei funghi, nel latte che diventa Parmigiano Reggiano.
In questo articolo ti proponiamo un Gran Tour tra le montagne nascoste e meravigliose dell’Emilia-Romagna. Un itinerario cadenzato da 10 tappe che si fermano nei comuni dell’Appennino Reggiano. Dalle colline delle Terre di Matilde di Canossa alle montagne del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Inizia a preparare lo zaino e non dimenticare le scarpe da trekking!
Gran tour nell’Appennino Reggiano: dalle terre di Matilde alle montagne del crinale
All’inizio dell’autunno la natura si veste dell’atmosfera magica del foliage, i colori caldi delle foglie formano sul terreno tappeti che invitano a esplorare i sentieri nascosti. L’autunno è quindi uno dei momenti migliori per intraprendere il nostro itinerario tra le montagne dell’Emilia-Romagna.
Per il nostro itinerario in 10 tappe tra i comuni dell'Appennino Reggiano ti suggeriamo di optare per l’automobile. La macchina offre sicuramente maggiore libertà e potrai scegliere quanto rimanere e quando partire, cambiare programma lungo la strada e raggiungere anche le frazioni più lontane.
In alternativa si può optare per i collegamenti in autobus, dovrai però organizzarti bene e verificare gli orari aggiornati per pianificare le coincidenze. Se valuti questa opzione il suggerimento è di concentrarti solo su una parte del percorso, considerando che i tempi si allungano e non tutte le zone sono raggiungibili.
Reggio Emilia è il nostro punto di accesso ferroviario: da qui partono anche gli autobus verso la montagna. Lasciata la città, entriamo nelle terre di Matilde di Canossa, tra fortezze sulle rupi e borghi in pietra. Una passeggiata tra i calanchi o un assaggio di cucina locale, prima di salire verso i boschi e i sentieri del Monte Cusna.
Nell’alto Appennino alterniamo trekking, soste sulle rive del Lago Calamone e relax alle terme di Cervarezza. Poi raggiungiamo la sagoma inconfondibile della Pietra di Bismantova, e scendiamo verso Vetto per concludere il viaggio tra i borghi della Val d’Enza.
Il tempo da dedicare dipende soprattutto da quanto desideri camminare. La nostra proposta è prevedere almeno sette giorni, qualcuno in più se vuoi includere escursioni lunghe, uscite in bicicletta e una sosta alle terme.
Ecco le nostre dieci tappe:
– Canossa: la rupe e la storia di Matilde.
– Casina: il Castello di Sarzano e i borghi in pietra.
– Viano: case a torre, tartufi e vulcani di fango.
– Baiso: calanchi da esplorare a piedi e in mountain bike.
– Carpineti: una fortezza sul crinale e i castagneti di Marola.
– Toano: una pieve medievale e il paesaggio del Parmigiano Reggiano.
– Villa Minozzo: il Monte Cusna e la tradizione del Maggio.
– Ventasso: laghi, boschi e una pausa alle terme.
– Castelnovo ne’ Monti: la Pietra di Bismantova.
– Vetto: borghi e sentieri nelle valli dell’Enza, del Tassaro e del Tassobbio.
Scopri l'Appennino Reggiano10. Canossa: cominciamo da una rupe che racconta l’Europa
Prima ancora delle rovine, a colpire è la posizione: il Castello di Canossa occupa la sommità di una rupe chiara, sopra le colline. Cominciamo la giornata salendo al sito archeologico e proviamo a immaginare questo luogo nel gennaio del 1077, quando Enrico IV raggiunse papa Gregorio VII per ottenere la revoca della scomunica, nei domini di Matilde.
Tra i resti della fortezza, lo sguardo corre sulle valli: diventa facile comprendere quanto contasse controllare queste alture. Prima di partire, verifica gli orari del castello e del Museo Naborre Campanini, che completa la visita con i reperti ritrovati sul posto.
Per pranzo fermati in una trattoria della zona: cerca i sapori delle Terre Matildiche, dal Parmigiano Reggiano al Culatello di Canossa, e concediti il tempo di assaggiarli prima di riprendere il viaggio. Nel pomeriggio riprendiamo l'auto e raggiungiamo Rossena, a circa quattro chilometri, dove una fortezza ancora ben conservata si innalza su una rupe rossastra: dopo le rovine di Canossa, ritrovarci davanti alle sue mura ci aiuta a immaginare il sistema difensivo di Matilde.
Se preferisci dedicare più tempo al cammino, possiamo scegliere invece un tratto del Sentiero Matilde. Tieni le scarpe da trekking a portata di mano: sarà il primo di molti inviti a lasciare l’auto ed esplorare queste colline a piedi.
9. Casina: il panorama di Sarzano e le strade dei borghi
Rimettiamoci in auto verso Casina e raggiungiamo il Castello di Sarzano, sulla collina vicina al paese. Dal borgo sali verso il mastio: dopo Canossa, ritroviamo il paesaggio che abbiamo cominciato a conoscere, con le alture presidiate dalle fortezze e le strade che collegano piccoli insediamenti. Per esplorare gli spazi monumentali, controlla il calendario delle aperture e delle visite guidate prima di organizzare la giornata.
Poi andiamo a Bergogno, uno dei borghi meglio conservati del territorio reggiano. Lascia l’auto e inoltrati tra le case in pietra, osservando portali, corti e passaggi stretti. Se hai voglia di camminare ancora, puoi seguire un tratto della Via Matildica del Volto Santo, che attraversa questa zona, scegliendo prima della partenza distanza e percorso di rientro.
Per la sosta a tavola raggiungi Cortogno, dove lo storico bar del paese conserva anche la funzione di bottega. Tra gnocco fritto, salumi e Parmigiano Reggiano, puoi comporre un pranzo con i sapori della zona e acquistare qualcosa da portare in viaggio. Se preferisci esplorare pedalando, qui troviamo anche un punto di noleggio e-bike: concorda in anticipo disponibilità e itinerario per dedicare qualche ora alle strade e ai paesaggi della Val Tassobbio.
8. Viano: seguiamo le case a torre, poi guardiamo sotto i nostri piedi
A Viano comincia dalle borgate di Cadonega, Corte e Minghetta: lascia l’auto e alza lo sguardo verso le case a torre, testimonianze di un tempo in cui abitare significava anche proteggersi. Tra una facciata in pietra e un passaggio stretto, puoi dedicare la prima parte della sosta a questo paesaggio di piccoli insediamenti.
Poi cambia scenario e raggiungi la Salsa di Casola Querciola, nella zona di Ca’ Bertacchi, a circa otto chilometri da Viano. Qui la sorpresa è sotto i tuoi piedi: acqua salata, argilla e gas risalgono dal sottosuolo formando piccoli vulcani di fango. Segui il percorso delimitato e fermati a osservare le bocche: l’attività varia e potresti cogliere bolle e piccoli movimenti sulla superficie grigiastra. I pannelli lungo il sentiero ti aiutano a interpretare questo fenomeno, che non ha origine vulcanica.
Per pranzo cerca una trattoria dove assaggiare il tartufo, uno dei prodotti che raccontano Viano. Chiedi quali varietà siano disponibili e lasciati consigliare un piatto che ne valorizzi il profumo; se preferisci la pasta ripiena, scegli i tortelli di zucca o di erbette. Viaggi in novembre? Controlla il programma della Fiera del Tartufo: potresti far coincidere la tappa con un incontro tra produttori, assaggi e cucina del territorio.
7. Baiso: camminiamo sul bordo di un paesaggio d’argilla
Rimettiti alla guida e prosegui verso Baiso e osserva come cambia il paesaggio: i boschi lasciano spazio a pendii incisi da solchi e creste d’argilla. Sono i calanchi, modellati dall’acqua e dall’erosione. Nei pressi del borgo di Casale puoi cercarne le sfumature, dal giallo al rosa fino al verde e al bruno: concediti una sosta per guardare come la luce ne mette in risalto le pieghe.
Per sgranchirti le gambe, parti da Via Castello, nel centro di Baiso, e segui il sentiero CAI 632: in circa 25 minuti raggiungi il poggio La Balota, dove trovi la panchina gigante arancione. Portati qualcosa da bere e prenditi il tempo di osservare il panorama, che abbraccia il Monte Cimone, il crinale e la pianura reggiana. Indossa scarpe con una buona aderenza, soprattutto se ha piovuto: il terreno argilloso può diventare scivoloso.
Al ritorno, fermati a pranzo in una trattoria e chiedi delle ricette a base di pecora o castrato, una particolarità della cucina di Baiso. Se viaggi in autunno, cerca anche i piatti con i funghi dei boschi circostanti: dopo aver esplorato il paesaggio, puoi ritrovarne una parte a tavola, prima di rimetterti in strada verso Carpineti.
6. Carpineti: una fortezza tra due valli e una sosta nei castagneti
Da Baiso raggiungi Carpineti e torna sulle tracce di Matilde. Il Castello di Carpineti domina le valli del Secchia e del Tresinaro: salendo alla fortezza, scopri una posizione che permetteva di sorvegliare le vie tra pianura e montagna. Prima di partire verifica le aperture, poi concediti il tempo di esplorare i resti e osservare il panorama. Se vuoi proseguire a piedi, qui passa il Sentiero Dorato, che collega il Monte Valestra al Monte Fosola: scegli un tratto in base alle ore disponibili, prevedendo anche il ritorno.
Per la pausa pranzo cerca lo scarpazzone montanaro, la torta salata in cui il riso arricchisce il ripieno di verdure e formaggio. Puoi assaggiarlo prima di rimetterti in strada oppure portarne una porzione per una sosta durante la passeggiata: un modo semplice per conoscere la cucina di Carpineti, dove questa specialità ha anche una festa dedicata.
Nel pomeriggio spostati a Marola e lascia spazio a una camminata nel castagneto centenario. In autunno le foglie accompagnano i tuoi passi, ma il bosco custodisce una storia da scoprire in ogni stagione. In località La Fredda trovi il metato restaurato “La Casa del Pan d’Albero”, dove un tempo si essiccavano le castagne per ricavarne farina. Informati sulle possibilità di visita: dopo aver attraversato il castagneto, potrai capire quanto questi alberi abbiano contato nella vita e nell’alimentazione della montagna.
5. Toano: una pieve sulla sommità e il Parmigiano nel paesaggio
La strada continua verso Toano, dove la Pieve di Santa Maria Assunta, sul Monte Castello, chiede una sosta. Davanti alle sue forme romaniche, ritrovi le tracce delle antiche vie che collegavano la pianura alla Toscana. Per scoprirne anche l’interno, con le colonne massicce e le arcate a tutto sesto, prenota la visita con almeno 48 ore di anticipo: potrai soffermarti sui dettagli con l’aiuto dell’audioguida disponibile sul posto.
Intorno, i campi coltivati a foraggio raccontano il legame tra queste colline e il Parmigiano Reggiano. Se vuoi seguirne la trasformazione dal latte alla forma, concorda in anticipo una visita con un caseificio che accolga il pubblico, lasciando che siano i tempi della lavorazione a scandire la mattinata. Per pranzo cerca una trattoria e assaggia i tortelli o, quando disponibile, la pattona di castagne: un sapore che conserva la memoria della cucina contadina di montagna.
Nel pomeriggio raggiungi Castagnola, nei pressi di Quara, per esplorare le Balze di Malpasso. Lascia l’auto vicino alla piccola cappella e imbocca il sentiero segnalato verso le rocce d’arenaria incise dall’acqua. Puoi scegliere il percorso escursionistico verso la cascata senza affrontare i ponti sospesi e la ferrata, che richiedono attrezzatura e preparazione specifiche. Dedica a questa deviazione qualche ora, con scarpe da trekking e tempo sufficiente per risalire prima che faccia buio.
4. Villa Minozzo: verso il Cusna, tra sentieri e teatro popolare
Con Villa Minozzo entri nell’alto Appennino: le valli si allungano, le frazioni si diradano e il Monte Cusna, con i suoi 2.121 metri, invita a dedicare una giornata intera alla montagna. Puoi raggiungere Febbio e Monteorsaro per esplorarne i versanti, oppure scegliere Civago, nell’alta valle del Dolo, come punto di partenza per una camminata tra boschi e rifugi. La cima può aspettare: scegli il percorso che ti permetta di goderti anche le soste.
Per abbinare il trekking a un pranzo nel bosco, parti da Case di Civago e segui il sentiero CAI 605 verso il Rifugio Segheria dell’Abetina Reale: il tempo indicativo è di circa un’ora per la sola andata. Prima di incamminarti verifica le condizioni del percorso e l’apertura del rifugio; se vuoi fermarti a mangiare, prenota e chiedi quali piatti propone la cucina. Lascia nello zaino spazio per acqua e una giacca, e nella giornata tempo sufficiente per il ritorno.
Al rientro, scopri una tradizione che porta tra queste montagne cavalieri, battaglie e racconti mitici: il Maggio drammatico, teatro popolare rappresentato all’aperto. Controlla il calendario degli spettacoli prima del viaggio: assistere a una rappresentazione può diventare una ragione per fermarti una notte in più. Se le date non coincidono, informati sulle aperture del Museo del Maggio di Villa Minozzo, dedicato alla memoria di questa tradizione e delle sue compagnie.
3. Ventasso: scegliamo un lago, poi concediamoci le terme
Rimettiti in viaggio verso Ventasso, un comune che riunisce Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto: per esplorarlo, concediti almeno due giornate, senza riempirle di trasferimenti. Arrivando da Villa Minozzo, fermati a Ligonchio e osserva l’edificio della centrale idroelettrica in stile Liberty: tra queste montagne, l’acqua ha modellato anche l’architettura e la vita delle comunità. Poi scegli se proseguire verso i paesaggi del Cerreto o dedicare il giorno successivo al Monte Ventasso.
Per una mattinata tra boschi e acqua, raggiungi Ventasso Laghi e lascia l’auto: una breve passeggiata ti porta al Lago Calamone, ai piedi della montagna. Puoi seguire il percorso natura ad anello, lungo meno di tre chilometri, fermandoti a osservare gli alberi riflessi nell’acqua. Per pranzo, il Rifugio Venusta ti permette di prolungare la sosta sulla riva: verifica l’apertura e prenota se vuoi mangiare, soprattutto nei fine settimana.
Nel pomeriggio rimettiti in auto verso Cervarezza e lascia che il cammino ceda il posto al riposo. Alle Terme di Cervarezza, immerse tra pini e faggi, puoi dedicarti ai trattamenti termali o agli spazi benessere. Controlla in anticipo apertura stagionale, servizi e disponibilità, così da riservare alla sosta il tempo che merita: dopo i sentieri, anche un pomeriggio senza scarponi può diventare parte del viaggio.
2. Castelnovo ne’ Monti: incontriamo la Pietra di Bismantova
Raggiungendo Castelnovo ne’ Monti, cerca all’orizzonte la Pietra di Bismantova: con le pareti verticali e la sommità quasi piatta, emerge dalle colline come un’isola di roccia. È la stessa Bismantova citata da Dante nel Purgatorio: prima di avvicinarti, fermati a osservarne il profilo, che cambia a ogni curva della strada.
Dal paese raggiungi Piazzale Dante, punto di partenza del Sentiero Natura della Pietra di Bismantova, per il quale considera circa due ore di cammino. Indossa scarpe da trekking e scegli se esplorare i dintorni del massiccio o seguire le indicazioni verso il pianoro sommitale: sono esperienze diverse, da organizzare consultando la mappa e le condizioni dei percorsi. Se sali, mantieniti lontano dai margini esposti; per provare l’arrampicata sulle pareti, affidati a una guida alpina se non hai preparazione ed esperienza specifiche.
Dopo la camminata raggiungi Ginepreto, dove la chiesa di Sant’Apollinare e i campi ai piedi della Pietra offrono un’altra prospettiva sul paesaggio. Per pranzo fermati in una trattoria o in un agriturismo nei dintorni di Castelnovo, verificando prima apertura e disponibilità. Se scegli di pernottare in zona, potrai dedicare più tempo ai borghi rurali e ritrovare Bismantova nella luce del mattino.
1. Vetto: l’ultima sosta tra le valli e i borghi in pietra
Per l’ultima tappa scendi verso Vetto, affacciato sulla Val d’Enza. Dopo i panorami d’alta quota, torna a osservare i dettagli: i portali lavorati, le volte e le case a torre dei borghi di Gottano, Legoreccio, Pineto e Spigone. Scegline uno o due e lascia l’auto all’ingresso: attraversarli a piedi ti permette di soffermarti sulle architetture in pietra e sui passaggi che si aprono verso la campagna.
Dedica poi qualche ora alle valli del Tassaro e del Tassobbio. Nei pressi di Scalucchia puoi raggiungere la cascata del Rio Tassaro, incassata tra pareti d’arenaria: prima di partire informati sull’accesso e sulle condizioni del sentiero, portando scarpe adatte al terreno umido. Se preferisci una camminata più lunga, scegli un tratto del Sentiero dei Ducati, che attraversa il territorio di Vetto, calcolando anche il tempo necessario per tornare all’auto.
Prima di rientrare verso la pianura, fermati in una trattoria per un ultimo pranzo di montagna: tortelli, formaggi del territorio o una ricetta di stagione. A questo punto del viaggio, alcuni sapori ti saranno familiari e potrai scegliere il tuo preferito. Poi riapri la mappa: quel borgo intravisto dal finestrino o il sentiero che hai rimandato possono diventare il punto da cui ripartire la prossima volta.
Ora tocca a te: scegli quando partire e lascia che siano le strade dell’Appennino Reggiano a guidarti, con il tempo per fermarti dove nasce la curiosità.
L'autore
Scritto il 04/11/2026

Chiarastella Campanelli
Dieci tappe nell’Appennino Reggiano, tra castelli, borghi di pietra e sentieri d’alta quota, per scoprire un’Emilia-Romagna che non ti aspetti