Diciassette suore mummificate, un monastero secolare e un museo dedicato al silenzio: a soli 45 chilometri da Roma, nel borgo collinare di Fara in Sabina, si cela uno dei luoghi più insoliti d’Italia, custode di una storia in cui fede, scienza e misteri del passato si incontrano dietro antiche mura.
Il monastero, noto come monastero delle Clarisse Eremite, ospita anche il Museo del Silenzio e attraverso oggetti di uso quotidiano legati alla preghiera, alla cucina, al cucito e al lavoro, ricostruisce un mondo che, in gran parte, si svolgeva dietro porte chiuse.
Sebbene i corpi siano stati talvolta descritti come intatti, la letteratura scientifica li definisce mummie naturali. La loro conservazione è un dato documentato, ma le cause precise rimangono oggetto di indagine ancora oggi.
Le 17 suore mummificate: cosa è successo davvero?
Secondo i documenti del monastero, i corpi furono rinvenuti verso la fine del XVIII secolo, in occasione dell’apertura di alcune nicchie sepolcrali per il trasferimento delle salme al cimitero comunale. Si racconta che le suore trovarono i resti in uno stato di conservazione eccezionale, interpretando tale condizione attraverso la lente della propria fede religiosa.
Tuttavia, le pubblicazioni scientifiche moderne non confermano in modo indipendente la data esatta o le circostanze del ritrovamento. È dunque opportuno distinguere la narrazione tradizionale del monastero dalle prove storiche accertate.
Il monastero delle Clarisse Eremite: da roccaforte medievale a luogo di contemplazione
Il monastero sorge sul sito di un castello altomedievale. Secondo il catalogo generale dei beni culturali italiano, la proprietà fu concessa nel 1082 a monaci legati all'abbazia di Farfa. Dopo essere stato distrutto e ricostruito, il complesso passò sotto il controllo di diverse famiglie nobiliari.
La sua trasformazione in monastero è legata al cardinale Francesco Barberini e a suor Francesca Farnese, la cui rete di comunità religiosa ispirò una rete di comunità di clausura. I lavori di costruzione ebbero inizio nel 1672 e il convento fu inaugurato nel 1676 da papa Clemente X.
Nel 1944, il complesso subì pesanti bombardamenti; fu in seguito restaurato tra gli anni Sessanta e Settanta sotto la guida di madre Beatrice Mistretta. Oggi i suoi spazi storici comprendono una cucina del XV secolo, un coro del XVII secolo, un antico refettorio, sale adibite a biblioteca e il Museo del Silenzio.
Il Museo del Silenzio: un'esperienza incentrata su oscurità e luce
Inaugurato nel 2004, il Museo del Silenzio esplora la vita monastica attraverso un percorso espositivo che gioca su oscurità, suoni, luce e oggetti della quotidianità. I visitatori entrano in uno spazio immerso nell'oscurità, dove una voce registrata introduce le Costituzioni della comunità. Le vetrine si illuminano una dopo l'altra, svelando oggetti legati alla preghiera, alla disciplina, al cucito, all'attività farmaceutica e al lavoro.
Le ventuno vetrine invitano i visitatori a concentrarsi sui singoli oggetti, anziché cercare di cogliere l'intera collezione in un colpo solo. L'esposizione occupa anche una parte dell'antica chiesa di Santa Maria in Castello, dove si conserva un affresco storico raffigurante la Madonna della Misericordia.
Più che presentare il silenzio come un concetto astratto, il museo lo rende tangibile. Dopo aver appreso dell'esistenza dei corpi delle suore mummificate, i visitatori sono invitati a riflettere sulle vite che li hanno preceduti: ore trascorse in preghiera, a preparare il cibo, a curare gli indumenti e a seguire le regole della comunità.
Gli oggetti e gli ambienti del monastero oltre la clausura
Gli spazi storici del monastero arricchiscono l'esperienza museale. La cucina, il coro, l'antico refettorio e la biblioteca svelano come le suore organizzassero le attività pratiche e la vita spirituale.
Cucinare, cucire e preparare rimedi erano mansioni essenziali all'interno di una comunità di clausura. Gli oggetti legati a tali attività possono apparire modesti, eppure custodiscono testimonianze di saperi pratici e della quotidianità.
Insieme ai tessuti e agli oggetti funerari connessi alle mummie, questi reperti offrono due prospettive complementari sul monastero: quella della conservazione dei resti umani e delle tracce materiali legate alla vita quotidiana di queste donne.
Cosa significava, concretamente, il silenzio per le Clarisse Eremite?
Per i visitatori di oggi, il silenzio può evocare tranquillità o una fuga temporanea dalle distrazioni della vita quotidiana. All'interno della comunità delle Clarisse Eremite, tuttavia, esso costituiva un principio spirituale e istituzionale che definiva la preghiera, il lavoro, le relazioni e la separazione dal mondo esterno.
Regole storiche disciplinavano la comunicazione e la clausura, sebbene la loro applicazione sia mutata nel corso del tempo. Il silenzio non era una semplice assenza di suoni; contribuiva a strutturare la concezione della comunità riguardo al tempo, alla disciplina e alla vita religiosa.
Il museo offre uno sguardo su questo mondo, senza la pretesa che una breve esposizione possa replicare l'esperienza di vivere per anni sotto una regola monastica.
Fara in Sabina: oltre il monastero e il museo del silenzio
Fara in Sabina è un borgo storico arroccato su una collina, circondato da uliveti e dai paesaggi della Sabina laziale. Le sue vie strette, i palazzi storici, Piazza del Duomo e la Collegiata di Sant’Antonino invitano i visitatori a esplorare il territorio con ritmi più distesi.
Il Museo Civico Archeologico della Sabina Tiberina, ospitato presso Palazzo Brancaleoni, espone reperti e manufatti provenienti dalle antiche comunità della zona. L'Abbazia di Farfa, situata nel territorio sabino, rappresenta un'ulteriore opportunità per scoprire il patrimonio religioso e architettonico della regione.
Come visitare il Museo del Silenzio in un'escursione giornaliera da Roma
Situata a circa 45 chilometri da Roma, Fara in Sabina è una meta ideale per un'escursione in giornata, pensata per chi desidera vivere esperienze culturali al di fuori della capitale. Le visite al monastero devono essere pianificate in anticipo.
Il percorso guidato può includere la cucina storica, l'ex refettorio, il coro, la biblioteca, la sala che custodisce le 17 monache mummificate e il Museo del Silenzio. Si consiglia di verificare l'itinerario attuale, la disponibilità e le modalità di prenotazione direttamente presso il monastero prima della partenza.
Per informazioni pratiche, è possibile consultare il sito ufficiale del Monastero delle Clarisse Eremite: gli orari di apertura, i prezzi dei biglietti e le modalità di visita possono subire variazioni.
Se si dispone di tempo sufficiente, la visita al monastero può essere integrata con una passeggiata nel centro storico e una tappa al museo archeologico. L'Abbazia di Farfa può inoltre rientrare in un itinerario più ampio, in base alle possibilità di spostamento e agli orari di apertura.
Esplora Roma con Visit Rome PassCos'è il Museo del Silenzio in Italia?
Il Museo del Silenzio è un museo unico nel suo genere, situato all'interno del Monastero delle Clarisse Eremite a Fara in Sabina, nel Lazio, a circa 40 km da Roma.
Perché si chiama Museo del Silenzio?
Il museo prende il nome dal silenzio che, da sempre, costituisce un elemento centrale della vita monastica delle Clarisse Eremite.
Cosa è successo alle 17 suore?
Il monastero conserva i corpi naturalmente mummificati di 17 suore vissute nel corso del XVIII secolo. I loro resti sono stati rinvenuti all'interno del monastero, dove si sono mantenuti in uno stato di conservazione straordinario.
È possibile visitare il monastero di Fara in Sabina?
Sì. Il Monastero delle Clarisse Eremite offre visite guidate che includono gli ambienti storici, l'area in cui sono conservate le 17 suore e il Museo del Silenzio. Le visite devono essere prenotate in anticipo.
Dove si trova Fara in Sabina?
Fara in Sabina è un borgo storico arroccato su una collina in provincia di Rieti, nel Lazio, nell'Italia centrale. Situato a circa 40 km a nord-est di Roma, domina la Valle del Tevere e la campagna sabina.
Vale la pena visitare Fara in Sabina?
Assolutamente sì. Fara in Sabina offre un volto più tranquillo e intimo del Lazio, lontano dai circuiti turistici più affollati di Roma. I visitatori possono esplorare il Monastero delle Clarisse Eremite e il suo singolare Museo del Silenzio, scoprire la storia locale presso il Museo Civico Archeologico, passeggiare per il centro storico medievale e godersi il panorama sulla campagna circostante.
L'autore
Scritto il 29/10/2026

Elisa Verrazzo
Scopri il museo del silenzio a Fara in Sabina, uno dei monasteri più affascinanti d'Italia che custodisce i corpi di 17 suore mummificate