Sai che maggio a Palermo è un insieme di cultura e tradizione?

Il mese di maggio a Palermo è ricco di tradizioni che guidano verso la riscoperta dell'antica storia e cultura di una delle suggestive isole italiane, la bella Sicilia.

Scopriamo le autentiche tradizioni di Maggio a Palermo attraverso poesia, modi di dire, personaggi e feste tradizionali palermitane!

Poesia del mese

Poesia Palermitana
La tradizione palermitana elogia il mese di maggio con le sue belle giornate, che rendono l'ambiente siciliano suggestivo e migliorano l'umore.
Tutto questo calore è espresso nella produzione poetica palermitana, come rivela questa ottava dedicata specificamente a maggio e conservata in un almanacco popolare.

Maju giuvini e beddu si ni veni, ca i so jorna non scurano mai; si l’ha scupato li so’ magazzeri, e ni pò tutti scanzari di guai; cantano l’aciduzzi, e ci cunveni, fanu li nidi ‘ntra sipali e gai; ora si cissirannu li me peni, lu suli manna duci li so rai.

In Almanacco Popolare Palermitano

Italiano:

Maggio giovane e bello viene, ché i suoi giorni non scuriscono mai; ha sistemato tutti i suoi mulini e può a tutti evitare guai; cantano gli uccellini, e gli conviene, fanno i nidi nelle siepi e negli sterpi; ora cesseranno le mie pene, il sole manda dolci i suoi raggi.

Antichi riti palermitani a Maggio

Usi e costumi siciliani

La produzione poetica di Palermo è arricchita da antichi canti, intonati in occasione di giorni vissuti, secondo credenze popolari, tra riti di mistero e fascino.

I "Diavoli pri l'aria" di maggio

A maggio inizia a soffiare un vento caldo che molto rimanda all’estate e per aria è un vero inferno. Si sente un fischio che è quello dei diavoli che si agitano e sconvolgono gli elementi della natura. Il Primo Maggio così i contadini non appena si accorgono che il giorno piglia cattiva piega, si danno l’allarme con le parole: “Li Diavuli pri l’aria cci sù!” (Ci sono i diavoli in aria). A Bompietro, un paese a 106 chilometri da Palermo, escogitarono una protezione dal male: mangiare aglio.

I diavoli venivano considerati, infatti, come creature dall’olfatto finissimo, e mangiare aglio e, successivamente, soffiare in aria avrebbe assicurato la salvezza da questa invasione.

Questa giornata coincide, inoltre, con il giorno dei Santi Filippo e Giacomo, e da qui le donne siciliane escogitarono una specie di Formula Deprecatoria in siciliano che per allontanare i Diavoli nel Primo di Maggio richiamando i santi:

Santu Filippu e Jàpicu biati, Apostuli putenti e putintati, Agnisdei, Agnisdei, Agnisdei, L'ariu binidiciti ed annittati!

“Santi Filippo e Giacomo beati, apostoli potenti e potentati (rafforzativo), Agnello di Dio, Agnello di Dio, Agnello di Dio, L’aria benedite e ripulite!”

A cui aggiungono le parole in siciliano rivolte al Diavolo:“Va fora, brutta bestia!” (“Vai fuori, brutta bestia!”).

Feste popolari di Maggio a Palermo

31 Maggio: La notti di la Scèusa

Non si conoscono le origini di questa tradizione, ma certamente sono molto antiche dato che ciò che state per leggere ritrae Palermo e il corso vittorio quando ancora la città concludeva a Porta Nuova, oltre la quale era solo campagna.

Il 31 maggio, al tramonto, quando la città volgeva verso la silenziosa notte, era possibile sentire, per tutto Corso Vittorio Emanuele, un tintinnìo di campanacci e cantilene per richiamare: erano greggi di pecore, guidate dai pastori, che attraversavano la campagna per arrivare al Foro Italico: i pastori guidavano le pecore fino al mare per lavarle.

Lungo tutto corso vittorio le donne mettevano, alle loro finestre, una bacinella d’acqua con petali di rose, in quanto si credeva che quella sera ogni fonte d’acqua venisse santificata. All’indomani, con l’acqua di quella bacinella si lavavano la faccia.

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