Eva  Crosetta

Eva Crosetta

Una destinazione è luminosa quando custodisce storie. E le storie vivono nelle persone. È lì che risiede l’unicità dell’Italia.

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Nella mia carriera da giornalista ho avuto la fortuna di viaggiare tanto raccontando l’Italia da nord a sud. ho visto paesaggi meravigliosi, assistito a riti incredibili, mangiato cibi che non dimenticherò mai. Eppure, non sono queste le cose a cui penso se mi chiedessero cosa hanno di speciale i borghi italiani. 

Sarà forse deformazione professionale, ma per raccontare i luoghi cerco sempre le storie. E le storie appartengono alle persone. Quando mi hanno proposto di condurre la prima edizione dell'evento Luminous Destinations che si terrà alla Bit di Milano, la più importante fiera del turismo in Italia, il 10 febbraio 2026 (ndr) - ho detto subito di sì, senza esitazioni. Questo progetto mi rispecchia e rispecchia il modo in cui guardo l’Italia. Oggi è urgente raccontare un'Italia autentica, non un Paese-cartolina, ma un Paese reale, fatto di persone che resistono, custodiscono, tramandano. 

Essere parte di Luminous Destinations significa dare voce a chi spesso resta ai margini delle grandi narrazioni turistiche. Significa riconoscere che la luce non è solo visibilità, ma presenza. E in questo momento storico è importante esserci. 

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La vera luce sono le persone

Eva Crosetta, presentatrice Luminous Destinations

Non ho imparato a conoscere l’Italia restando ferma. L’ho capita muovendomi, tornando più volte sugli stessi luoghi, ascoltando chi li abita ogni giorno. Il mio lavoro da giornalista – dalle redazioni locali fino alla RAI con programmi dedicati ai territori e alle comunità locali, come Linea Verde – mi ha portata a conoscere i luoghi raccogliendone storie. Episodi minimi, a volte invisibili, che però tengono in piedi un luogo più di qualsiasi cartolina.

In questi anni ho incontrato guardie forestali che parlavano agli alberi come a vecchi amici, donne che custodivano riti antichi come si custodisce una memoria di famiglia, interi paesi che si riconoscevano in un gesto condiviso. Raccontarli significava salvare narrazioni che rischiavano di sparire, e sentivo che era una responsabilità farlo.

È da lì che nasce la convinzione che mi accompagna ancora oggi: sono le persone a dare senso ai luoghi. Chiese antichissime, strade medievali, mari e montagne restano scenografie se non c’è una vita che le attraversa. È la relazione, non il panorama, a rendere un borgo memorabile. È l’incontro che trasforma un viaggio in esperienza. E viaggiare, se lo si fa davvero, diventa un modo per entrare in connessione con chi quei luoghi li ama, li protegge, li rende vivi ogni giorno.

Appunti di viaggio lungo l’Italia

Quello che segue non è il classico itinerario turistico. È una raccolta di appunti, frammenti di incontri che mi hanno lasciato qualcosa addosso. Ogni borgo che ho attraversato nel mio percorso personale e professionale custodiva una storia irripetibile, un sapere che non si poteva replicare altrove.

Per questo voglio portarvi con me in un viaggio che parte dalle mie radici e si allarga lungo l’Italia più silenziosa. Luoghi che brillano perché qualcuno ha deciso di restare, di prendersene cura, di continuare a crederci.

Da Castelfranco Veneto, dove tutto è cominciato, fino a Matera, Sedilo,  Veroli e Palmarola, ogni tappa racconta la stessa cosa in modi diversi: l’umanità è ciò che trasforma un luogo in destinazione. La luce non nasce dalla grandezza, ma dalla dedizione. Dalla passione quotidiana di chi abita questi borghi come si abita una storia da tramandare.

Castelfranco Veneto: La storia delle mie radici

Castelfranco Veneto: La storia delle mie radici

Castelfranco Veneto è dove sono nata e dove ho imparato a osservare. Un borgo fortificato, con il suo castello medievale che ancora oggi definisce il centro storico, Piazza Giorgione che si apre come uno spazio di incontro, e un territorio che cambia volto in pochi chilometri: dalla pianura alle colline del Prosecco, fino alla laguna di Venezia e alle Dolomiti.

Ma più delle architetture, ricordo le persone. La vita quotidiana dentro le mura, il senso di appartenenza, la cura per ciò che si tramanda. È qui che ho capito che un borgo non brilla per ciò che mostra, ma per ciò che protegge.

Matera: la Festa della Bruna

Matera, la città più antica sembra scolpita nella memoria. I Sassi, le chiese rupestri, la pietra che racconta secoli di vita intrecciata alla roccia. Ma ciò che più mi ha colpita è la forza collettiva dei suoi rituali.

Durante la Festa della Bruna, il carro trionfale viene prima venerato e poi letteralmente assaltato dalla folla, una volta che la statua della Madonna è stata messa in salvo. Ogni frammento strappato diventa un segno di protezione per l’anno a venire. Non è distruzione, è partecipazione. È un gesto che racconta come una comunità si riconosca ancora in un simbolo condiviso.

Veroli: una comunità sorprendente

Veroli, Frosinone

Veroli, nel cuore della Ciociaria, è un borgo che vive di relazioni. Quando ho presentato qui il mio libro, le donne del paese si sono organizzate per cucinare per tutti. Ma il gesto che mi ha davvero colpita è stato un altro: avevano stampato la copertina del mio libro e l’avevano inserita, con uno stuzzicadenti, su ogni piatto preparato.

Un gesto semplice, ma potentissimo. Un modo per dire: sei parte di noi. In quel momento ho capito che la vera ricchezza di un borgo è la sua capacità di prendersi cura.

Sedilo: Il ritmo della tradizione di San Costantino

Nel cuore della Sardegna, Sedilo custodisce una delle tradizioni più intense dell’isola: l’Ardia di San Costantino. Una corsa sfrenata di cavalli attorno a una piccola chiesa, preceduta da giorni di preparazione, silenzio, concentrazione.

Qui il rapporto tra uomo, animale e territorio è ancora sacro. Un'esperienza di identità vissuta. Sedilo mi ha insegnato che le tradizioni restano luminose solo quando sono sostenute da una comunità che le sente proprie.

Palmarola: Il silenzio che parla

Palmarola, isole Pontine

Palmarola, tra le Isole Pontine del Lazio, è un’isola aspra, selvaggia, senza concessioni. Scogli scolpiti dal vento, grotte marine, un mare che cambia colore a ogni ora del giorno. Ma la sua vera luce è nell’equilibrio fragile che chi la abita cerca di proteggere.

Qui il silenzio non è assenza, è rispetto. Lontano dalle rotte affollate, Palmarola insegna che anche la sottrazione può essere una forma di cura.

Una rete da sollevare insieme

Ripensando all’Italia e a questo viaggio, ho davanti agli occhi un’immagine semplice: una barca nel mare e un pescatore che tira su la rete insieme al nipote. Una scena comune, eppure senza tempo. 

Quella rete è una metafora. È fatta di fili sottili, intrecciati dalle persone che abitano i luoghi. Ogni gesto, ogni relazione, ogni atto di cura diventa un nodo indispensabile. Nessun filo regge da solo, ma insieme tengono il peso e rendono possibile il ritorno.

È solo insieme che si sostiene la fatica, è solo insieme che si porta a casa ciò che conta davvero.

In fondo, ogni Luminous Destination nasce da questa verità: non ci si salva da soli, e nessun luogo può brillare senza le persone che, ogni giorno, scelgono di tenerlo vivo.

L'autore

Scritto il 05/02/2026