Alessandro  Zoppo

Alessandro Zoppo

Ogni estate il Salento diventa cuore pulsante della musica popolare italiana: dietro la Notte della Taranta c'è una storia antica tutta da scoprire.

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La Notte della Taranta è il festival più famoso e partecipato del Salento, terra della pizzica e di un folklore fatto di magia, devozione e tradizione. Non solo: la Notte della Taranta è il più grande festival itinerante d'Italia perché unisce le piazze dei comuni della Grecìa salentina, l'area grika della provincia di Lecce. Soltanto al termine dei concerti della ragnatela si tiene il concertone finale di Melpignano.

Il festival itinerante fa tappa in borghi che ogni sera esplodono di ritmi, colori e melodie, da Corigliano d'Otranto e Galatina a Martano e Soleto. Melpignano è il punto d'arrivo della carovana che anima uno dei festival di musica popolare più importanti d'Europa, celebrazione della vita e dell'intensità di un passato in cui, con i suoni, si scacciavano i demoni dal mondo.

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Da dove nasce la Notte della Taranta?

Un uomo e una donna ballano alla Notte della Taranta

Fondazione La Notte della Taranta

La Notte della Taranta è un rito di catarsi collettiva che va in scena ogni anno, in agosto. La sua prima edizione risale al 1998, nata con l'obiettivo di celebrare le invocazioni a santu Paulu e trasformare pizziche e tarantelle in una risorsa culturale globale. I due termini che definiscono le danze salentine rimandano infatti al contesto cerimoniale e terapeutico del tarantismo, un fenomeno risalente alla metà del Trecento.

Secondo la tradizione popolare, Paolo di Tarso venne ospitato a Galatina negli anni successivi alla prigionia romana e donò agli abitanti del luogo l'immunità dal veleno della tarantola come forma di riconoscenza. La leggenda del santo guaritore che offriva il potere di salvare dagli effetti del morso è al centro dell'istituto culturale del tarantismo, studiato a fondo dall'antropologo Ernesto de Martino.

Sud e magia: la storia del tarantismo

Nel suo saggio La terra del rimorso, pubblicato nel 1961, De Martino raccolse interviste a donne e uomini morsi dalla taranta (la Lycosa tarantula, un ragno lupo diffuso nelle zone calde del Sud) e assistette in prima persona al rito delle tarantate nelle comunità contadine del Salento. In queste forme di antico esorcismo terapeutico per curare “contenuti critici individuali”, la musica e la danza ricoprivano un ruolo di primaria importanza.

Si credeva che il morso del ragno – più immaginario che reale – fosse la causa del malessere dei tarantati, in prevalenza donne. Grazie al battito ipnotico scandito dai tamburelli dei musicisti, la persona colpita ballava per ore una pizzica vorticosa fino allo sfinimento e in questo modo si liberava dal veleno. Dietro questo fenomeno di catartica musicale, si nascondevano profondi conflitti radicati nell'inconscio. 

Il carattere simbolico del rituale

De Martino parlava del tarantismo come di una religione del rimorso. Il rito assumeva una funzione psichica che serviva ad elaborare le frustrazioni sociali indotte da una opprimente cultura patriarcale, i traumi emotivi irrisolti, le pulsioni sessuali represse e i conflitti erotici. Le tre fasi – morso, danza, catarsi – corrispondevano all'espressione del conflitto: il dolore e la depressione, lo sfogo e la liberazione, la risoluzione della crisi di presenza e la guarigione. 

Nel suo saggio De Martino scriveva che “le donne di qualsiasi ceto, che il costume condannava a un aspro regime di erotiche preclusioni, le giovinette nell'epoca della pubertà, le vedove, le spose infelici, le zitelle dagli sfioriti amori trovavano nell'ordine culturale del tarantismo certe possibilità di far defluire nella realizzazione simbolica quanto la pressione sociale aveva confinato nelle minacciose chiuse dell'inconscio”.

La sovreccitazione, la musica, la danza sfrenata

Il tarantismo affondava le sue radici nei riti orgiastici greci arcaici: una serie di pratiche religiose collettive attraverso le quali uscire da se stessi, rompere l'ordine sociale e valorizzarne il ristabilimento successivo. Ballare al ritmo ripetitivo e ipnotico di un suono simile a quello emesso dal falangio di Puglia al momento del morso, era una forma di terapia che portava al superamento del conflitto. 

Nelle campagne salentine, nei mesi estivi al tempo della raccolta del grano, il rito della taranta serviva a controllare il disordine istituzionalizzando la crisi. Le contadine, morse dal ragno e colte da dolori lancinanti, venivano curate con una musica ossessiva che faceva danzare senza sosta, fino alla liberazione e alla rigenerazione. L'animale da scacciare attraverso il ritmo era la pressione sociale, il disturbo psichico, la pulsione trattenuta.

Perché attira così tanti visitatori internazionali

La storia ancestrale del tarantismo esercita ancora oggi uno straordinario potere fisico e attrattivo. Il Salento è una terra di bellezze e contraddizioni con un'identità musicale unica, immediatamente riconoscibile. Dal passato al presente, il rito antico si è trasformato in un prodotto culturale e di spettacolo, che piace in tutto il mondo e trascina le folle nel vortice della danza, fino alla trance.

Con la forza del ritmo, il piacere delle melodie e l'eleganza dei movimenti, è nata una nuova via della taranta, inclusiva e aperta all'interesse di musicisti esterni. Gruppi di tamburellisti, appassionati ed esperti, direttori d'orchestra, compositori e star internazionali partecipano al festival rielaborando, rinnovando e facendo rinascere continuamente il folk salentino. Il battito della pizzica è colonna sonora di una terra che parla il linguaggio universale delle emozioni.

I consigli pratici per partecipare al festival

La Notte della Taranta è un festival itinerante articolato su più date e luoghi diversi. Il concerto finale è il concertone di Melpignano, piccolo centro in provincia di Lecce ormai capitale mondiale della taranta. Il programma ufficiale è sul sito dell'evento e consultarlo attentamente è il primo consiglio per approcciare il festival: il calendario è fitto di appuntamenti, con artisti che si esibiscono in giorni, posti e orari differenti.

Al concerto finale di Melpignano non serve un biglietto: l'ingresso è gratuito. Si paga solo l'accesso alle aree Vip. Per vivere al meglio la Notte della Taranta, è importante prenotare l'alloggio con largo anticipo (luglio e agosto sono piena alta stagione in Salento) e organizzarsi con un'auto a noleggio se si sceglie di arrivare qualche giorno prima e seguire le tappe del festival itinerante. 

Il concertone dura fino all'alba e c'è sempre grande folla: ogni anno arrivano oltre 100.000 persone, sia dall'Italia che dall'estero. Occorre quindi prepararsi a stare in piedi per parecchie ore, vestirsi comodi e portare acqua. Ma la sofferenza fisica e mentale tra musica e balli, calca, piedi distrutti e sonno perso ne vale davvero la pena: l'esperienza è speciale, una di quelle che restano impresse per sempre.

L'autore

Scritto il 04/08/2026