La frutta Martorana è conosciuta in tutta Italia come marzapane e la ricetta originale è araba, risalirebbe al XIII-XIV secolo; il dolce si consuma prettamente per la festività dei morti.

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza.

Andrea Camilleri da Racconti quotidiani

La storia

Il “marzaban” era una scatola di legno leggero dotata di un coperchio che veniva utilizzata per diversi usi, come conservare la corrispondenza o più frequentemente veniva usata per spedire dolci preparati con farina, pasta di mandorle ed altri ingredienti, che poiché avevano la forma rettangolare dei pani, ne ereditarono anche il nome, appunto marzapane.
A Palermo con questa pasta le suore del convento annesso alla chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, o San Nicolò dei Greci, (conosciuta come la Martorana) preparavano dolci.
Nel 1193 fu la nobildonna Eloisia Martorana a far costruire un monastero benedettino accanto alla chiesa e al convento. Da allora tutto il complesso edilizio prese il nome “della Martorana” in suo onore, e allo stesso modo furono anche chiamati i dolcetti preparati dalle suore.
Racconta la tradizione che il giardino del convento e l’ orto erano fra i più belli della città, dove crescevano alberi da frutto e ortaggi; le suore si vantavano molto e il vescovo di quel tempo, incuriosito, volle andare personalmente a costatare. La visita però fu fatta in pieno autunno, per la festa di Ognissanti, quando gli alberi erano già privi di ogni frutto. Le monache allora, decisero di creare dei frutti con la pasta di mandorle per addobbare gli alberi e abbellire così il giardino.
Oggi la Martorana, riconosciuta come prodotto agroalimentare tradizionale siciliano, adorna le vetrine di tutte le pasticcerie palermitane, soprattutto nel periodo da fine ottobre quasi fino a Natale.

La ricetta

  1. 1 kg di mandorle dolci pelate e tritate
  2. dieci mandorle amare tritate insieme alle altre
  3. 800 g di zucchero a velo
  4. 100 g di glucosio
  5. una fiala di aroma di vaniglia
  6. 200 ml circa di acqua

Il procedimento base è semplice ma c’è da dire che coloro che la preparano, con l’esperienza, hanno dei segreti che rende ogni preparazione di queste meravigliosi frutti unici.

Mischiare tutti gli ingredienti e impastare aggiungendo l’ acqua necessaria affinché si ottenga un composto omogeneo che non si attacchi alle mani e lasciare riposare l’impasto per 10 minuti. 

Trascorso questo tempo, modellare i frutti, a mano libera o con le forme reperibili facilmente in commercio, avendo cura di frapporre della pellicola trasparente fra lo stampo e la pasta. Spingere la pasta di mandorle nelle formine e poi staccarle direttamente con la pellicola facendo attenzione a non romperle. Lasciare riposare per 24 ore. Munitevi di coloranti alimentari, un piccolo pennello e dei guanti per decorare e rendere realistici questi squisiti dolcetti.   



Piaciuto l'articolo? Faccelo sapere

Potrebbe interessarti