In occasione del Typewriter Day, un approfondimento dedicato alle macchine da scrivere Olivetti, vere icone di stile

Il 23 giugno cade il Typewriter Day, la giornata della macchina da scrivere. Il brevetto per l'invenzione della macchina va agli americani, ma a presentarla per la prima volta in Italia fu Camillo Olivetti nel 1911.

La storia

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Sembra che il primo tentativo di ideare una macchina da scrivere sia da attribuire al tipografo Francesco Rampazetto, nel lontano 1575. Ci fu poi il “tacheografo” di Piero Conti nel 1823. Peter Mitterhofer, falegname sudtirolese, realizzò ben 5 modelli di macchine da scrivere, nella seconda metà del 1800.

Fu però l'americano Christopher Latham Sholes, a ideare una disposizione dei tasti che fosse comoda e funzionale, che non si allontana poi molto dalle tastiere moderne.


Camillo Olivetti

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Camillo Olivetti compie un viaggio in America insieme all'insegnante Galileo Ferraris nel 1893 e prende parte alla prima dimostrazione di illuminazione pubblica, ad opera di Thomas Alva Edison. Infinitamente attratto dal settore nuove invenzioni, Olivetti rimase per due anni nel reparto di ingegneria elettrica dell’Università di Stanford.

Tornato in Italia, dopo aver fondato la società “C. Olivetti & C”, si occupò dell'ideazione del primo modello di macchina da scrivere, la Olivetti M1 (1908), che perfezionò dopo aver compiuto altri due viaggi negli Stati Uniti e aver studiato a fondo la concorrenza. La M1 era un modello complesso e oneroso da realizzare: erano necessarie ben 25 giornate di lavoro per produrne un solo esemplare.

Il modello fu inoltre presentato all'Esposizione Universale di Torino del 1911.


Olivetti e il design

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Ciò che da sempre contraddistingue le macchine da scrivere Olivetti è l'accuratezza del design. Ogni macchina era pensata per essere funzionale, ma con stile.

Fu poi il figlio Adriano – negli anni Trenta del Novecento – a succedere al padre Camillo Olivetti alla guida dell’azienda di famiglia. Fu proprio durante la sua gestione che lo “stile Olivetti” divenne noto e amato a livello internazionale. Adriano si circondò di architetti, grafici e artisti, impegnati nel costruire sempre più un brand ormai consolidato che doveva rispondere a determinati requisiti di comodità e bellezza. La consacrazione arriva nel 1952, quando il Museum of Modern Art di New York allestisce la mostra di prodotti industriali intitolata “Olivetti: design in industry”.


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