Redazione Visit Italy

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Nel 1436 un vescovo commissionò un manoscritto per immortalare la Cavalcata dell'Assunta. È la prova visiva più antica del palio più vecchio d'Italia.

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Situata tra le colline marchigiane e a pochi passi dal mare, la città di Fermo celebra ogni anno la storia, la cultura e la bellezza.

Fermo e la rievocazione storica denominata Cavalcata dell’Assunta sono una cosa sola, non si può nominare l’una senza pensare all’altra.

Ogni Ferragosto il medioevale centro storico cittadino acquista una magia nuova, rievocando un rito che attraversa i secoli, capace di unire passato e presente, sacro e popolare.

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Le radici profonde della Cavalcata dell’Assunta: quando la fede diventa fondamento

Le radici storiche della Cavalcata dell’Assunta

Già nel nome c'è tutto: Cavalcata dell'Assunta. Un nome che porta con sé la Vergine Maria, il cielo, la fede. A Fermo questo legame ha radici profondissime, che affondano nel V secolo, quando sulla cima più alta della città, il Girfalco, fu eretta la cattedrale di Santa Maria in Castello, ancora oggi meta di pellegrini e visitatori.

La prima prova scritta della festa risale al 998 d.C.: il vescovo Uberto concesse delle proprietà in cambio di un tributo annuale da versare "entro il mese di agosto, in occasione della festa dell'Assunzione di Maria". Nel 1067 un altro atto ripete lo stesso schema: terre in cambio di 9 denari d'argento da deporre sull'altare, ogni anno, durante l'Assunta.

Non semplici tributi, ma gesti rituali. Questi atti si ripetono per oltre cento volte tra X e XIII secolo nel Codice 1030, testimonianza di una devozione che è religiosa, certo, ma anche civica, sociale, identitaria. La Cavalcata dell'Assunta è l'unica rievocazione storica italiana con un fondamento religioso autentico, il cui atto devozionale si rinnova ogni anno, esattamente come mille anni fa.

I doni rituali: cera, palio e pane

I doni rituali Cavalcata dell'Assunta Fermo

Dal 1100, i documenti testimoniano che i signori dei castelli soggetti alla Chiesa fermana, i monasteri e le popolazioni del Maceratese e del Tronto erano chiamati ad offrire doni all’Episcopato di Fermo. Non si trattava di semplici tributi, ma di servitia debitalia, gesti rituali che scandivano il calendario liturgico e rafforzavano il legame tra centro e periferia.

Nel Liber Iurium, troviamo elenchi dettagliati e suggestivi. In questi elenchi si evince come la festa dell’Assunta fosse così importante: oltre ai cittadini fermani vi partecipavano anche le popolazioni dei castelli sottoposti alla giurisdizione di Fermo. Tutti si recavano in Cattedrale per compiere l’omaggio alla Madonna Assunta in Cielo ma anche per il pagamento dei tributi.

Ma tra tutti i doni, due emergono per forza simbolica: la cera e il palio.

La cera: luce che illumina la fede

La cera, offerta in grandi quantità, serviva per illuminare le chiese, ma anche per simboleggiare la luce della fede e la purezza dell’anima. Era un dono prezioso, spesso portato in lunghi cilindri profumati, che veniva deposto sull’altare come gesto di devozione.

La cera portava con sé un importante messaggio. Ogni candela accesa durante la messa dell’Assunta era un pensiero rivolto al cielo, simbolo di speranza e promessa di luce nel buio. Questo rituale si ripete la sera del 14 agosto di ogni anno all’ingresso della cattedrale e la partecipazione all’evento, anche come semplice spettatore, è davvero suggestiva. 

Il palio: premio e promessa

Il palio, tessuto prezioso e colorato, era il premio della corsa dei cavalli che chiudeva la Cavalcata. Ma era anche emblema di gloria. I castelli partecipavano con orgoglio, portando il loro cavaliere migliore, sperando di vincere il palio e portarlo a casa come segno di prestigio.

Ogni anno, il suo disegno cambiava, ma il suo significato rimaneva sempre quello di unione e di festa.

Ancora oggi il Palio viene dipinto da artisti di chiara fama e la contrada vittoriosa lo mette in mostra nella Chiesa di riferimento o nella propria sede.

Il Messale dei Firmonibus: la più importante testimonianza della Cavalcata dell’Assunta

Il Messale dei Firmonibus: la più importante testimonianza della Cavalcata dell’Assunta

Il Messale dei Firmonibus datato 1436 e custodito nel Museo Diocesano di Fermo, è uno dei più straordinari codici miniati del Quattrocento, commissionato dal vescovo Giovanni Firmonibus e realizzato da Giovanni di Maestro Ugolino da Milano.

Ogni pagina è un inno alla Vergine, ogni miniatura una celebrazione della Cavalcata. Il Messale veniva usato durante la messa dell’Assunta e le sue immagini raccontano tutte le fasi della celebrazione: la processione, i doni, la corsa, il palio. Sfogliandolo le sue pagine ci sembra di rivivere il corteo del 1436, accompagnato dal suono dei tamburi e dalle corporazioni dell’epoca.

La Cavalcata dell’Assunta: il corteo che unisce cielo e terra

La Cavalcata dell’Assunta: il corteo

Veniamo al cuore dell’evento, ovvero la Cavalcata. Con questo termine si indica sostanzialmente una processione solenne, una sfilata di cavalieri, nobili, clero e popolo. I castelli inviano i loro rappresentanti, che giungevano a Fermo per offrire i doni e partecipare alla festa.

Il corteo oggi è composto da più di mille figuranti, in alcune occasioni si è arrivati anche a 1400. I costumi fanno riferimento agli abiti del periodo della Signoria di Francesco Sforza, 1434-1446, la prima vera e propria signoria marchigiana. Infatti, a Fermo nacque Galeazzo Maria Sforza V, Duca di Milano.

Il corteo attraversa la città, tra stendardi che sventolano e tamburi che battono il tempo. Al termine, il vescovo riceve i doni e celebra la messa solenne. In quel momento la città si ferma in preghiera e in un silenzio toccante.

I giochi e la corsa: la festa entra nel vivo

Cavalcata dell'Assunta: i giochi

Ancora oggi il Palio è il gran finale, perché i festeggiamenti iniziano molto prima. Nei giorni che precedono la corsa, le Contrade si sfidano in una serie di prove di abilità che sono, per molti, il momento più atteso dell'intera manifestazione.

Si comincia con il Tiro per l'Astore, la gara di tiro con l'arco, e il Tiro al Canapo, il classico tiro alla fune. Poi le Bandiere al Vento, dove gli sbandieratori si contendono la scena a colpi di tecnica e spettacolo, e il Gallo d'Oro, la gara tra tamburini che riempie le vie di ritmo.

Nel frattempo, in piazza si aprono le Osterie delle Contrade — ricostruzioni fedeli delle antiche locande medievali, dove si servono piatti della tradizione fermana e si respira l'atmosfera di un altro secolo.

Poi arriva la corsa. Il silenzio cala sulla folla, i cavalli scalpitano, e per qualche minuto la città trattiene il fiato. Vincere il Palio non significa solo portare a casa un drappo dipinto: significa entrare nella storia della propria Contrada.

Il significato della Cavalcata dell’Assunta per i cittadini fermani

Per i cittadini di Fermo partecipare alla Cavalcata dell’Assunta non è solo assistere a uno spettacolo, significa condividere un’emozione. Chi sfila nel corteo ha la sensazione portare avanti un’eredità, quasi come se camminasse al fianco dei suoi antenati.

In quei giorni la città subisce un cambiamento. Le vie diventano più colorate, Piazza del Popolo si riempie. In quei giorni quasi non si pensa ad altro e anche i turisti o i visitatori che arrivano in città percepiscono immediatamente quella magia che solo la Cavalcata sa regalare alla sua città. 

Un viaggio nel tempo: dal medioevo a oggi

Cavalcata dell'Assunta: dal medioevo ad oggi

La Cavalcata dell’Assunta è un vero viaggio nel tempo che ci trasporta nel Medioevo, quando la Cavalcata era una manifestazione di potere e di fede. Nel Rinascimento, poi, la Cavalcata si arricchisce di arte e spettacolo. Diventa occasione per mostrare la ricchezza e la cultura della città. 

Le difficoltà non sono mancate nel corso della storia: nel XIX e XX secolo le guerre, i cambiamenti politici, le trasformazioni sociali ne modificano la struttura. Ma la tradizione resiste, grazie alle istituzioni e della comunità che ancora oggi, dopo più di un millennio, rappresentano il vero pilastro che permette non solo la sopravvivenza della manifestazione ma l’evoluzione e il continuo perfezionamento. 

Oggi la Cavalcata funge anche da ponte tra generazioni, un racconto che passa di padre in figlio e continua a emozionare. Per questo l’attenzione è rivolta soprattutto ai più giovani e la storia entra anche in classe con progetti che coinvolgono gli studenti nella scoperta della storia delle Contrade. 

Tutto quello che ti serve sapere per vivere la Cavalcata dell'Assunta

Pronti a vivere la rievocazione storica più antica d'Italia? Ecco quello che devi sapere prima di partire.

La Cavalcata dell'Assunta anima Fermo per quasi due settimane, dalla fine di luglio fino al gran finale del 15 agosto.

Il modo migliore per raggiungerla è in auto. Se arrivi in aereo, l'aeroporto internazionale di Ancona-Falconara dispone di autonoleggi direttamente all'arrivo. Da lì si prende l'Autostrada A14 verso sud, si esce a Fermo-Porto San Giorgio e si seguono le indicazioni per il centro.

Una volta in città, il posto migliore dove lasciare l'auto è il maxi-parcheggio del Terminal Mario Dondero: ascensori e scale mobili ti portano direttamente al centro storico in pochi minuti.

La festa entra nel vivo ogni sera. Dalle 19:30 aprono le Osterie delle Contrade in piazza, con piatti della tradizione fermana e il mistrà prodotto localmente. Dalle 21:00 iniziano i giochi storici e le manifestazioni in costume.

Il 14 e 15 agosto la città si trasforma completamente: cortei medievali, vicoli acciottolati animati dai figuranti, e la corsa del Palio dell'Assunta come gran finale.

L'autore

Scritto il 16/04/2026