Ogni anno, il 25 marzo, l’Italia celebra il Dantedì, la giornata dedicata al più celebre poeta della lingua italiana, ma anche tra i primi viaggiatori letterari della storia: Dante Alighieri. Sette secoli dopo la sua morte, la sua voce riecheggia ancora tra i versi della Divina Commedia, un viaggio nell’anima umana e nella lingua italiana che ha ispirato scrittori, musicisti, e viaggiatori di ogni tempo.
A scrivere sono io, Monnalisa. Da oltre un anno, ogni giorno vi racconto l’Italia nel podcast Visit Italy with Monna Lisa. Da buona toscana, non potevo perdermi l’occasione di un tête-à-tête con l’uomo che ha trasformato Firenze nel centro linguistico del mondo. E sì, Dante è ancora molto... vivo.
Così ho deciso di invitarlo per un’intervista impossibile, ironica e profonda allo stesso tempo. Ecco com'è andata.
Monna Lisa: Buongiorno, Maestro! Prima di tutto… che onore averla qui. O dovrei dire, che inferno è stato riportarla in collegamento per questa intervista?
Dante: Madonna Lisa, il piacere è mio. Dopo sette secoli di silenzio, non potevo resistere al richiamo di una donna che ha fatto impazzire viaggiatori, scrittori, artisti. Monna Lisa, lei è un’icona!
M: Maestro, così mi fa arrossire. Partiamo dal mito. Tutti dicono che lei è il simbolo della lingua italiana. Come ci si sente in questo ruolo?
D: Curioso, direi. Io volevo solo parlare in un modo che tutti potessero capire. All’epoca, scrivere in latino era un modo per farsi leggere solo dai pochi. Io invece ho scelto il volgare, la lingua del popolo. Questo gesto oggi lo chiameremmo “democratizzazione della cultura”.
M: Quindi possiamo dire che lei è stato il primo linguista pop?
D: (Ride). Forse il primo influencer letterario. Ho solo dato voce a una patria che non esisteva ancora, ma che già parlava dentro di me.
M: Cosa crede che piaccia così tanto della sua figura ancora oggi?
D: Forse il mio profilo. (ride)
Credo che la gente ami chi dice la verità, anche quando brucia. Io ho scritto dell’amore, del peccato, della speranza, e l’ho fatto come se parlassi a ciascuno di voi. Sono eterno perché sono umano.
M: A proposito di peccato... perché tutti amano l’Inferno? Non si sente parlare tanto di Paradiso in giro.
D: È semplice, mia cara: l’Inferno ha i migliori personaggi. Tutti sbagliano, amano troppo o troppo poco, e si rivedono nei miei dannati. Il Paradiso è luce, ma l’Inferno... ha più trama. Ammettiamolo: il male ha sempre avuto un grande ufficio marketing.
M: Quindi “Hell sells”?
D: Esatto, signora Lisa. Hollywood lo sa bene.
M: Domanda provocatoria. Perché si dovrebbe ancora leggere la Divina Commedia nel 2026? Lei pensa sia ancora rilevante?
D: Vede, secondo me la Commedia sopravvive perché non è un libro sul Medioevo: è un libro sull’essere umano. Ho messo in versi le stesse cose che tolgono il sonno ancora oggi: paura di sbagliare, desiderio di essere amati, bisogno di dare un senso a ciò che accade. Inferno, Purgatorio e Paradiso non sono solo luoghi dell’aldilà, sono stati d’animo.
E poi, confessiamolo: nella Divina Commedia c'è tutto quello che che oggi definireste “contenuto di successo”: storie d’amore impossibili, scelte morali discutibili, cadute rovinose, redenzioni insperate, effetti speciali celesti. Come una serie in tre stagioni.
Se vale ancora la pena leggerla? Si. Ma non come una fredda imposizione accademica. Va presa come una mappa. Quando ci si perde, nel lavoro, nei sentimenti, nella vita, è utile avere una voce che ci accompagni fuori dalla selva oscura. Il secolo cambia, ma quella selva, mi creda, è sempre affollata.
Credo che la gente ami chi dice la verità, anche quando brucia. Io ho scritto dell’amore, del peccato, della speranza, e l’ho fatto come se parlassi a ciascuno di voi. Sono eterno perché sono umano.
M: Qual è la sua opera preferita di Dante Alighieri?
D: Domanda insidiosa, Madonna Lisa: è un po’ come chiedere a un genitore quale sia il figlio preferito. Se devo indicarne solo uno oltre la Commedia, direi la Vita Nova.
Lì racconto il mio amore per Beatrice, non come un sogno cortese, ma come forza che eleva l’anima. Mescolo poesie e prosa per mostrare come l’amore vero trasformi l’uomo. È il mio primo laboratorio di lingua volgare, il cuore che batte prima del grande viaggio.
M: I lettori della community di Visit Italy vengono da tutto il mondo, soprattutto dagli Stati Uniti. Molti amano l’italiano ma lo trovano “difficile”. Cosa direbbe loro?
D: Direi che ogni lingua è una chiave, e l’italiano apre il cuore. Imparare le mie parole è come viaggiare dentro una melodia. Non serve capirle tutte: basta sentirle scorrere.
M: Quindi leggere Dante potrebbe aiutare a migliorare il loro italiano?
D: Più o meno come ascoltare una canzone in lingua originale: non capisci tutto, ma ti emoziona lo stesso. L’amore per una lingua comincia dal suono. Io partirei dai passi più famosi, come l’Inferno. Si possono usare traduzioni a fianco, ascoltare audiolibri… l’italiano è musica, anche quando si legge.
M: Maestro, oggi è davanti ad un pubblico virtuale che la ascolta e legge da tutto il mondo, ben oltre le colonne d’Ercole e i limiti del mondo che conosceva lei.. quali versi reciterebbe al mondo?
D: Beh, a tutti voi che venite da oltre le colonne d’Ercole, dedico gli ultimi quattro versi che chiudono l’Inferno:
salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch’i’ vidi de le cose belle
che porta ’l ciel, per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle.
Questi versi rappresentano la gioia di chi, dopo il buio più profondo, intravede la luce e le stelle. Un messaggio per tutti: c’è sempre un’uscita.
M: Grazie Maestro. Ora vorrei parlare della sua terra natìa. Com’era ai suoi occhi l’Italia allora?
D: Un mosaico di città, ciascuna fiera e gelosa delle proprie torri. Non c’era “Italia”, ma già si sentiva un legame invisibile, fatto di arte, parole e paesaggi.
La Commedia sopravvive perché non è un libro sul Medioevo: è un libro sull’essere umano. Ho messo in versi le stesse cose che tolgono il sonno ancora oggi: paura di sbagliare, desiderio di essere amati, bisogno di dare un senso a ciò che accade.
M: E la sua amata Firenze? Ci dica una cosa di com’era allora che oggi non si può più vedere.
D: La città era davvero una “città turrita”: più di cento torri di famiglie rivali pungevano il cielo, come piccoli grattacieli medievali. Molte sono state abbassate o scomparse; oggi ne restano poche tracce. Ai miei tempi lo skyline non era la cupola, ma una foresta di pietra che raccontava orgoglio e potere.
M: E qual era il suo posto preferito a Firenze allora?
D: Allora, direi il Battistero di San Giovanni: il “mio bel San Giovanni”, dove fui battezzato. Era il cuore religioso e civile della città, il luogo dove iniziava ogni vita nuova.
M: E adesso?
D: Oggi, se potessi scegliere, mi fermerei spesso tra Santa Maria Novella e le strade del centro storico: lì l’antico e il moderno si stringono la mano, e potrei ascoltare tutte le lingue del mondo parlare, senza smettere di sentire l’italiano.
M: C’è un posto in Italia che non ha mai visto ma che le piacerebbe visitare?
D: Non ho mai conosciuto davvero il Sud e le Isole, come lo conoscete voi. Mi incuriosirebbere la Sicilia, con i suoi vulcani di fuoco veri, non solo allegorici, e la Sardegna, una terra selvaggia e ricca di spiritualità, dove le rocce sembrano uscite da un canto antico. Credo che avrei trovato molti Inferni e Paradisi anche lì.
M: Il suo esilio è leggenda. Qual è il posto più “cool” dove si è rifugiato?
D: Beh il mio esilio è un ricordo dolceamaro. Tuttavia, ho scoperto posti incantevoli e, tra tutti, ho amato molto Verona. Cangrande della Scala mi ospitò li sette anni, e la città era un rifugio perfetto: ponti, fiumi, signori generosi. Se ci andate passeggiate attorno all’Arena e godetevi un bel un calice di Amarone alla mia salute. Una tip? Salite alla Torre dei Lamberti per la vista che ispirava i miei cieli.
M: E l’Italia di oggi? Ha avuto modo di guardare com’è diventata?
D: L’ho osservata, sì. E devo dire: siete ancora bravi nel disputare su tutto, dal calcio al caffè, ma siete anche più uniti di quanto credete. L’Italia di oggi ha trovato ciò che io cercavo: la lingua è diventata ponte, l’arte è diventata viaggio. E quando un americano studia l’italiano per capire la Commedia, io penso: “missione compiuta.”
M: Ultima domanda, personale: cosa le piacerebbe visitare di nuovo, se potesse tornare in Italia per un weekend?
D: Tornerei a Firenze, certo (sospira). Ma mi fermerei a vedere quanto lontano è arrivato il mio “paese dell’anima”. Roma, Napoli, Venezia, Matera… Ogni città è un canto nuovo. E forse anche lei, Madonna Lisa, troverebbe bello sorridere un po’ di più tra quelle strade.
M: Magari ci proviamo insieme, Maestro.
L'autore
Scritto il 25/03/2026

Monna Lisa
Monna Lisa incontra Dante. Una chiacchierata tra storia e lingua, passato e presente, ironia a e poesia.