Se amate andare alla scoperta di luoghi insoliti, ecco cosa fare e vedere a Ulassai, uno fra i borghi da visitare assolutamente nel cuore di Sardegna.

La parte più nascosta dell’isola dei nuraghi offre una bellezza inusuale e imprevedibile. Quando ci informiamo su cosa vedere in Sardegna ci consigliano sempre di visitare alcune delle sue spiagge, fra le più belle al mondo, ma è riduttivo fermarsi a questo: offre anche luoghi incredibili e borghi da visitare ricchi di sorprese.

Se ci lasciamo condurre dalle curve delle strade possiamo raggiungere posti dove sembra non sia mai arrivata anima viva, in cui regnano il silenzio e il sibilo del vento. Difficile credere che un’isola possa racchiudere così tante cose da scoprire.

L’Ogliastra è una subregione situata nella sua parte centro-orientale e Ulassai appare qui, come un sogno, immerso in una natura ricca e selvaggia, fra montagne dalle conformazioni stranissime chiamate Tacchi Ogliastrini

Finché si avranno passioni non si cesserà di scoprire il mondo.

Cesare Pavese

Cosa fare e vedere a Ulassai: un borgo da visitare lentamente

Il cuore della Sardegna è fatto di montagne e foreste dove il bianco delle rocce, il verde della vegetazione e il blu del cielo si incontrano per regalare contrasti cromatici suggestivi.

Qui, da qualche parte nella provincia di Nuoro, Ulassai è un piccolo paesino incassato fra il grande complesso del Tacco di Ulassai a nord e il Monte Tisiddu a sud. L’impressione che si ha, passeggiando per il borgo, è che qui il tempo trascorra più lentamente che altrove, come se anche lui si fermasse a osservare gli incredibili scorci che si intravedono fra le case. Chissà se è questa la ragione per cui il paese fa parte di una delle cinque “blue zone” del mondo, dove la speranza di vita è più alta del solito…

Ulassai è una sorta di museo a cielo aperto, nato dall’armonia tra natura, architettura cittadina e opere d’arte. Poco fuori del paese, su un piano che domina la vallata sottostante, c’è la vecchia stazione ferroviaria, al cui interno oggi sorge un museo piuttosto piccolo ma che ha una enorme importanza per la Sardegna. È la Stazione dell’Arte, omaggio al “genio multiforme” di Maria Lai e alle sue opere di arte contemporanea, a una donna straordinaria che nacque proprio qui nel 1919 e che fu pioniera dell’“arte relazionale”.

Dall’arte profana passiamo all’arte sacra. Nel territorio di Ulassai c’è un altro luogo a cui gli abitanti sono molto legati: la piccola chiesetta campestre dedicata a Santa Barbara, un edificio semplice in stile tipico sardo, costruito con pietre locali e granito. I portici di epoca romana che la circondano sono detti “is loggettas” e hanno da sempre ospitato i pellegrini in visita per adorare la Santa nei giorni delle sue celebrazioni, ancora oggi le più sentite dalla comunità ulassese. La sensazione che si avverte qui è di trovarsi in un luogo di pace, solido e genuino, lontano dagli sfarzi ma bellissimo nella sua semplicità.

Ulassai sembra “fuori dal mondo” e in un certo senso è vero, perché così ha trascorso gran parte della sua storia. Per millenni questi paesaggi incredibili sono stati vissuti esclusivamente dalla comunità locale e solo da pochi anni il borgo si è aperto al turismo. Vacanzieri e appassionati di sport da varie parti d’Europa stanno iniziando a venire qui per osservare con i loro occhi uno straordinario patrimonio ambientalistico formato da rocce, cascate e boschi. In effetti per gli amanti della natura, del trekking e del free climbing l’immagine del Paradiso non dev’essere molto diversa da così…

Esperienze da fare almeno una volta nella vita: un’escursione sui Tacchi di Ulassai

Tacchi d'Ogliastra - monte Perda Liana

Immaginate il silenzio. E un posto diverso da ogni altro. Ciò che davvero rende Ulassai unica al mondo è il contesto naturale in cui nasce: lo scenario dei Tacchi d’Ogliastra.

I Tacchi sono monti calcareo-dolomitici con forma simile ad un tacco di scarpa: blocchi di roccia dalle ruvide pareti verticali che spuntano prepotenti dalla terra. Sopra di essi si trovano habitat con una varietà preziosissima di specie animali e vegetali e altrettanto preziose specie endemiche.

Per gli appassionati di trekking e arrampicata andare alla scoperta di questi luoghi è un’esperienza imperdibile. Le guide locali e i tour operator dell’isola organizzano escursioni bellissime in cui scoprirete i sentieri più segreti, monumenti naturali e percorsi spettacolari, dentro la fantasia della natura. 

La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso.

Fabrizio De André

Alla scoperta di un paesaggio mozzafiato fra cascate, grotte e canyon

Cascate di Lequarci - Ulassai, Sardegna

Il territorio di Ulassai si scopre così: un passo dopo l’altro, facendo bene attenzione a dove si mettono i piedi. Madre Natura, qui, ha protetto le sue opere più preziose nascondendole fra i monti o addirittura dentro ad alcuni di essi. Tra le foreste sempreverdi dei Tacchi vive libera una fauna protetta dall’oasi faunistica di Girisai e qui si nascondono tesori come grotte e cascate.

Alle pendici del Tacco, incise e modellate dal tempo, si aprono spettacolari grotte, come su Marmuri (“il marmo”) e is Lianas. Le grotte di su Marmuri sono tra le più importanti d’Europa per le loro dimensioni: 800 metri di lunghezza e fino a 70 di altezza, belle e imponenti come se fossero i saloni di un palazzo segreto scavato nella montagna. Le sale, così si chiamano gli ambienti, sono tutte diverse, ognuna con un suo nome. La più ampia è la Grande Sala, di forma rettangolare e lunga 72 metri, e poi c’è la Sala del Cactus, con stalattiti che assomigliano – appunto - a dei cactus, e poi ancora la Sala dei Pipistrelli, la Sala dell’Organo, la Galleria delle Vaschette e infine la Sala Terminale.

Poco al di sotto ecco un’altra magia ogliastrina: le cascate di Lecorci, ad appena mezzo chilometro dall’abitato. Acque sotterranee sgorgano impetuose e scendono vorticosamente da pareti calcaree verticali, per unirsi più a valle con le cascate di Lequarci, le più imponenti della Sardegna. Queste compiono un salto di quasi 100 metri, hanno una larghezza massima di 70 e, a valle, si tuffano in una miriade di laghetti, in località Santa Barbara. Se ancora non vi basta, potete avventurarvi in un canyon lungo decine di chilometri, accompagnato dallo scorrere dell’acqua: la Gola di sa Tappara.

Senza ricorrere ai geologi, che parlano di uno scheletro granitico ovunque affiorante, senza eguali nel continente, simile a quello della Corsica, chi giunge qui si accorge subito di trovarsi di fronte a una terra mai veduta.

Guido Piovene

I segni dell’antichissima storia di Sardegna

Qua e là, nel territorio di Ulassai, spuntano i resti di una civiltà antica. Il popolo sardo che abitava l’isola migliaia di anni fa costruì degli edifici a forma tronco-conica tanto forti da arrivare sino a noi, realizzati unicamente con pietre a secco poste l’una sull’altra.

I Nuraghi, così si chiamano, si trovano sparsi in tutta la Sardegna e oggi se ne contano oltre 7000, ma si pensa fossero molti di più. Altri segni del passato sono le domus de Janas (case delle fate) e le tombe dei Giganti, costruzioni che da sempre hanno alimentato la fantasia popolare. L’isola ha un legame fortissimo con la sua tradizione e ancora oggi, in alcuni contesti, sacro e profano si mescolano, così come religiosità e magia. Gli archeologi sostengono che domus de Janas e tombe dei Giganti fossero entrambe antichissime sepolture di un popolo che migliaia di anni fa iniziava a onorare i suoi morti. La cultura popolare, però, non è d’accordo, e si narra che ancora oggi, nel buio della notte, in prossimità delle domus de Janas si senta il rumore lieve dei telai di queste creature, un po’ streghe e un po’ fate, che tessono instancabili.

Fra i nuraghi il più importante della zona è il nuraghe s’Ulimu (1500-900 a.C.), formato da due massicce torri unite da una spessa cortina, e merita una visita anche nuraghe Pranu, che invece ha una struttura di tipo monotorre. Oltre a questi, nell’area si trovano alcuni villaggi nuragici e, vicino a nuraghe s’Ulimu, otto domus de Janas, un dolmen e tre tombe dei Giganti.

Sapori, cultura e tradizioni di Ulassai

Culurgiones - Sardegna

Prima dell’avvento della ferrovia, nel 1893, Ulassai non era collegato con nessun luogo fuori dall’Ogliastra. Questo gli ha permesso di conservare intatte le sue tradizioni più antiche come l’uso del telaio orizzontale, la tecnica della panificazione nei forni a legna (ogni casa ne ha uno), costumi, balli e produzioni enogastronomiche artigianali.

Iniziamo dai sapori. Dagli uliveti e vigneti della zona provengono l’olio d’oliva e il famosissimo vino Cannonau, diffuso in tutta l’isola ma la cui maggior produzione è concentrata proprio nella provincia di Nuoro. Fra le altre prelibatezze, il miele di corbezzolo, i formaggi e i prosciutti artigianali e, tra i piatti tipici, culurgiones a ispighitta e coccoi prena. Ecco cosa sono. I culurgiones a ispighitta sono il piatto simbolo della cucina tradizionale ogliastrina, sono ravioli farciti con un ripieno di patate, pecorino sardo e menta, sigillati con la tipica chiusura che ricorda una spiga di grano. Sa coccoi prena, invece, è una gustosissima focaccia ripiena che i pastori portavano con sé quando conducevano al pascolo i loro animali.

In Sardegna, forse addirittura sin dalla preistoria, esistono usanze simili ad Halloween che a Ulassai vengono chiamate is animeddas. Anche se il nome della festa varia a seconda delle zone dell’isola, la tradizionale questua dei bambini è la stessa: girano per le vie dei paesi e bussano alle porte recitando filastrocche per chiedere un’offerta per le anime sospese tra paradiso e inferno. La particolarità sarda, però, è che tra gli spiriti della notte di fine ottobre ci sono le Janas, piccoli esseri in equilibrio tra terra e cielo.

Vi accorgerete, visitando la Sardegna, che qui separare il passato dal presente spesso ha poco senso. Il passato agropastorale dell’isola ha lasciato un segno così netto nella cultura popolare che il mondo antico con i suoi riti e le sue tradizioni è arrivato fino ai giorni nostri, portando con sé le sue creature. I carnevali della Barbagia e dell’Ogliastra hanno come protagonisti maschere orride e ancestrali che simboleggiano l’eterna lotta tra bene e male. Nei comuni di Ulassai e di Gairo ogni anno, nel mese di gennaio, va in scena l’antica manifestazione carnevalesca di su Maimulu, che rievoca riti legati ad antiche danze propiziatorie.

Un altro modo – ben più recente – di vivere Ulassai e il suo territorio è il Festival dei Tacchi, che coinvolge i tre borghi vicini di Jerzu, Ulassai e Gairo e si svolge in agosto. È un festival internazionale che unisce teatro, arte, natura, cultura, tradizioni, enogastronomia e molto altro.

In Sardegna, tra gente rimasta appartata e quasi isolata dal resto del mondo, si prolunga, più che nelle altre regioni, una facoltà primitiva di mescolare la realtà alla leggenda e al sogno.

Guido Piovene

Arrivati alla fine del nostro viaggio la vera essenza di Ulassai si è delineata chiara nella nostra mente: è un luogo autentico, dove riscoprire il legame primordiale che tutti noi abbiamo con la natura, con gli spazi aperti, con i silenzi. Perché la bellezza della natura è talmente grande che non ci serve nient’altro e perché a volte basta solo un po’ di adrenalina in più per sentirci vivi. Ma, forse, soprattutto perché quel passare del tempo che ci spaventa e che di solito controlla le nostre vite, qui sembra non toccarci più di tanto. 

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