Se in Puglia non è cattedrale, è castello.

E come un sortilegio, allo scoccare della mezzanotte un fantasma esce da ogni castello di Puglia e ce ne racconta la storia affascinante e crudele.

Per secoli e secoli il rapporto fra l’uomo e la città in questa regione è stato il rapporto fra l’uomo e le ostili pietre del potere: non solo castelli, ma mura, palazzi, torri che facevano la guardia al popolo più che agli aggressori che venivano da fuori.

Così fra un ricevimento e una battaglia, fra un galoppo sfrenato e un diritto calpestato, una pestilenza e un miracolo, una ingiustizia e una speranza, riviviamo il destino spesso spietato degli umili e la gloria dei forti.


Il Castello di Lucera o fortezza Svevo-Angioina

Partendo dalle legioni romane e passando per il Medioevo magico e cupo che ancora pesa su un presente di incompleto sviluppo, apriamo il nostro viaggio fra i castelli all’insegna di Federico II con la città di Lucera, residenza dell’imperatore svevo.

A chi arrivasse qui ignaro di tutto basterebbe risalire, fra pini odorosi e staccionate alpine, verso quella mastodontica costruzione incandescente di sole che la sovrasta, siamo nella Puglia piana alle spalle del Subappennino Dauno e di fronte a Foggia.


Lucera, la città più araba della Puglia

Troppo dilatato per essere soltanto un castello, racchiuso nella cinta fortificata di oltre venti torri, un fossato, un balzo scosceso di cento metri, un perimetro di quasi un chilometro: una grande muraglia.

Lucera fu la più araba città di Puglia, quando i saraceni minacciarono di rompere gli equilibri, Federico II nonché duca di Puglia, trasferì in massa proprio lassù, oltre duecento arabi facenti parte della sua corte costringendoli alla fedeltà in cambio dell’impunità.

In questo modo quell’immenso recinto, oltre al palazzo, alla Zecca, al tesoro di Stato, divenne dimora di dignatari.


Gli altri arabi, fino a sessantamila, sciamarono nella città sottostante, con la libertà di sviluppare la loro arte, le loro usanze, la loro economia.

Non per niente gli occhi da orientale, limpidi e quasi di un nero violaceo sono ancora oggi un tratto somatico distintivo di tanti pugliesi, Rodolfo Valentino è uno fra questi.

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