Un viaggio che è un'autentica sorpresa. Sempre diverse ed incredibili, le tradizioni pasquali di borghi e città d'Italia, vi lasceranno senza fiato.

Suggestive, misteriose, emozionanti: ecco le tradizioni pasquali in Italia. In questo tour, ne scopriremo 10, così autentiche da essere imperdibili.

10. In Piemonte, Gerusalemme rivive ogni 2 anni a Pasqua

Parliamo delle tradizioni pasquali in Italia, ma in realtà vi portiamo nell'antica Gerusalemme. Solo negli anni dispari, infatti, va in scena il Venerdì Santo di Romagnano Sesia, in provincia di Novara. Una celebrazione di ben 4 giorni, in cui più di 300 attori e comparse fanno rivivere agli spettatori la Via Crucis di Gerusalemme.

Si vedranno i legionari a cavallo, e i veliti, ovvero i soldati armati alla leggera, che seguono a piedi, per un totale di 14 scenette. E, come d'incanto, il piccolo borgo piemontese si trasforma in un'antica città della Palestina.

E negli anni pari, invece, cosa accade a Romagnano Sesia? Sarà il momento di un'interessante manifestazione dedicata all'Epifania.

Se pensate che sia la tradizione pasquale più peculiare del Piemonte, forse continuare a leggere l'articolo vi farà sbalordire ancora di più.

9. La Processione delle Macchine nella tradizione pasquale di Vercelli

La tradizione risale a qualche secolo fa, tra Sei e Settecento, e le "Macchine" non hanno nulla a che vedere con macchinari o automobili. Sono in realtà pesanti gruppi scultorei lignei, solitamente conservati all'interno delle chiese delle confraternite di Vercelli, che il Venerdì Santo vengono portati in processione.

Ad illuminare il suggestivo corteo, solo la luce delle fiaccole, mentre tutt'attorno i componenti delle confraternite avanzano abbigliati dai costumi tradizionali.

Dopo la processione delle Macchine, segue l'Arcivescovo con la reliquia della Santa Croce e quindi tutto il popolo, goliardicamente chiamato "compagnia d’j arbuton", ovvero "la compagnia degli spintoni", per il modo poco ortodosso di comportarsi onde guadagnare la visuale migliore sulla scena.

8. A Savona la Pasqua è in Processione per le vie della città

Anche a Savona, città affacciata sul Mar Ligure, va in scena una processione religiosa che ha più di 800 anni di storia.

Intorno al 1200, in occasione del Venerdì Santo, le Confraternite organizzavano processioni piuttosto spettacolari, in cui la presenza di flagellazioni e rappresentazioni popolari superavano di gran lunga l'elemento sacro.

Solo nel Seicento, si decise di riportare la processione alla sua dimensione religiosa, arricchendo il corteo di gruppi scultorei lignei. Il più famoso è certamente "Ecce Homo" di Renata Cuneo, realizzato negli Anni Settanta del Novecento. Il gruppo scultoreo, alto più di 2 metri, propone al centro della scena Gesù, con il manto color porpora indossato a guisa di mantello, come a indicarne la regalità.

Si tratta dell'ottava di 15 "casse", così vengono chiamate, che vengono portate in spalla per le strade Savona il Venerdì Santo di ogni anno pari.

Come cambieranno le tradizioni pasquali se ci spostiamo verso il Centro Italia?

7. Suggestive tradizioni pasquali a Radicofani, in Val d'Orcia

Le bellezze della Val d'Orcia, nell'entroterra senese, sono conosciute e amate in tutto il mondo. Vi è forse un paesino, Radicofani, le cui usanze pasquali sono ancora per lo più sconosciute. Negli ultimi anni, però, giornalisti e blogger hanno iniziato a raccontarne affascinati lo splendore, perché questo piccolo borgo toscano mette in scena qualcosa di a dir poco indimenticabile.

Si inizia già il Giovedì Santo, quando una Messa ricorda l'Ultima Cena e l'apertura del Sepolcro. Si preparano i lumi e i candelabri, gli arredi, i pani e i biscotti (senza uovo). Dopo la Messa e la Lavanda dei Piedi, si prosegue con la processione di Penitenza: prima gli scalzi, che portano una grande croce e due lumi, poi le persone che rappresentano gli Apostoli e infine il popolo. La processione poi si scioglie nell'attesa silenziosa del Venerdì Santo e della "processione buia".

Alle ore 13.00, leggendo antichi testi settecenteschi, iniziano le "Tre ore di Agonia" all'interno della Chiesa di Sant'Agata. I rami di bosso che rappresentano il Calvario sono illuminati da 750 piccoli lumi. La sera è il momento della grande processione. Gli scalzi recano una grande croce, seguono poi alcune persone incappucciate, 12 membri della Confraternita di Sant'Agata (con la cappa rossa), e 12 di quella della Misericordia (cappa bianca). Seguono poi la banda, altri rappresentanti delle comunità religiose, il parroco e tutto il popolo. 

La processione ha inizio la sera, verso le 21.30, e dopo la processione, l'evento ha il suo culmine nella Chiesa di Sant'Agata, proprio davanti al pregevole altare di Andrea della Robbia, e al Calvario illuminato. 

6. In Abruzzo, la tradizione pasquale degli incappucciati di Chieti

Pare risalga addirittura all'842 d.C. una delle processioni pasquali più antiche d'Italia. Un evento così intensamente voluto dai teatini, che la processione del Venerdì Santo non è mai stata saltata, né per il maltempo né per altra ragione, nemmeno nel 1944, quando i Nazisti l'avevano espressamente proibita. Almeno, non fino al 2020, anno della pandemia, quando comunque l'Arcivescovo accompagnato soltanto da due prelati, ha dato vita ad una processione simbolica.

Tutto si svolge di sera, quando dopo la Messa nella Cattedrale di San Giustino, si intona lo struggente Miserere, composto intorno al 1740 da Saverio Selecchy. 160 coristi e 200 strumenti danno corpo alla solennità del momento, mentre centinaia di astanti attendono al di fuori della Cattedrale. Quando ormai il sole è tramontato, è il momento che la storica processione abbia inizio.

Aprono il corteo le Confraternite, tutte incappucciate di bianco, tranne la Confraternita della Misericordia, incappucciata in nero, e la Confraternita della Cintura, abbigliata con un saio nero. Seguono poi autorità religiose, compreso l'arcivescovo e i membri dell'Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, vestiti con una tunica nera, una mantellina corta gialla e cappuccio nero.

Giunge dunque il momento di musici e cantori e di tutti coloro che arrecano i simboli della Passione. Qui a Chieti sono chiamati anche "Trofei" e sono capolavori realizzati tempo addietro, nel XIX secolo. Vi sono statue lignee, sculture, ma anche oggetti e la croce, grezza e pesantissima. Questo è il cuore narrante della processione, cui segue rapito il popolo di Chieti.

Adagiati, dunque, nella ricchezza della tradizione teatina, saremmo forse pronti ad avventurarci in quelle del Sud Italia? 

5. La Processione Bianca e la Processione Nera nella Pasqua sorrentina

Sorrento, e tutta la sua magica penisola, è uno dei luoghi d'Italia in cui le tradizioni pasquali sono più vive. Antichissime e suggestive, lasciano certamente il segno non soltanto nei visitatori incuriositi, ma anche nei Sorrentini stessi che, anno dopo anno, le rimettono in scena e le rivivono con lo stesso ardore e commozione, tramandandone i segreti di generazione in generazione

Nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo è il momento della "Processione Bianca": intorno alle 3 del mattino, centinaia di persone vestite da un saio bianco, con una cintura nera, e il volto coperto da un cappuccio, bianco anch'esso, rimettono in scena il dolore della Vergine che ricerca il figlio, tradito e condannato alla croce. Sono i "Cinturiati" della  Venerabile Arciconfraternita di Santa Monica.

La sera del Venerdì, intorno alle 9, invece, si snoda per le vie della città la "Processione Nera", dedicata al Cristo morto. Gli incappucciati vestono una cappa nera che copre anche il volto, e appartengono alla Venerabile Arciconfraternita della Morte. Litanie e marce funebri accompagnano il lento procedere di entrambe le processioni. Decine di cantori intonano canti e salmi per invocare il perdono da ogni peccato.

Le processioni hanno origine antica, ma pare che la solenne magnificenza con cui sono oggi celebrate abbia subito l'influenza della dominazione spagnola. Momenti così emozionanti che non potranno lasciare nessun cuore indifferente.

In Campania, però, non sono solo le processioni sorrentine le tradizioni pasquali più peculiari d'Italia.

4. I Misteri di Pasqua portati in vita a Procida

Risale al Seicento, una delle tradizioni pasquali più antiche della Campania. Ci troviamo nell'incantevole isola di Procida dove, da più di 400 anni, l'alba del Venerdì Santo è cadenzata dallo squillare delle trombe che richiamano gli abitanti alla processione.

Non si tratta affatto di una processione come le altre. Qui, infatti, i carri sono creati dall'arte degli isolani stessi che, subito dopo il Carnevale, ne iniziano la costruzione. Un impegno di tempo e di spirito, ma anche economico, che gli abitanti di Procida si assumono prima dell'arrivo della Pasqua. I carri, costruiti con diversi materiali, rappresentano scene della Passione di Gesù e vengono esposti dopo la Processione del Venerdì per ben 40 giorni, all'interno della Chiesa di San Giacomo.

Si lavora febbrilmente notte e giorno affinché la mattina del Venerdì Santo la processione possa avere inizio. Essa culmina con le statue dell'Addolorata e del Cristo morto, che vengono recate in spalla fino alla Chiesa di San Tommaso. Proprio quest'ultima, la statua di Gesù, è un capolavoro ligneo settecentesco realizzato da Carmine Lantriceni. Tutto termina sullo sfondo del porto di Marina Grande, quando le statue vengono riposte nell'Abbazia di San Michele.

E quale miglior modo di terminare la giornata, se non con una fiaccolata notturna che riporta le statue nella Chiesa di San Tommaso?

Un incentivo straordinario per visitare la nostra splendida Capitale della Cultura del 2022.

3. I Crociferi di Noicattaro in Puglia: una tradizione tra le più incredibili

Sicuramente scenografica è la lunga tradizione che avvolge la Settimana Santa di Noicattaro, borgo alle porte di Bari. Qui infatti le tradizioni religiose si susseguono dal Giovedì fino al giorno di Pasqua.

Giovedì forse è il momento più intenso, quando i "crociferi", persone abbigliate di nero, il volto coperto, e una corona di spine sul capo, attraversano in ginocchio la navata della Chiesa, per poi flagellarsi gli omeri con una catena di ferro attaccata ai piedi. Sul sagrato della chiesa viene poi acceso un grande falò per propiziare un raccolto abbondante. A quel punto, intorno alle 9 di sera, inizia la processione aperta dai crociferi, seguiti da portatori di lumi e da bambini che suonano le raganelle, strumenti in legno: un modo per rievocare i pretoriani che portarono Gesù da Pilato.

Il Venerdì è dedicato alla "Processione della Naka", ovvero il sarcofago, a guisa di culla, in cui viene deposto il corpo di Gesù. Sabato è invece il momento del raccoglimento e del dolore: alle 2 del mattino, illuminata soltanto dalla luce tremula dei ceri, si snoda la processione dell'Addolorata. I crociferi e le donne abbigliate a lutto seguono la statua, e ne baciano il velo nero che l'avvolge. Nel pomeriggio, invece, tutto termina con la processione dei Misteri.

Siamo pronti per scoprire le ultime due tradizioni pasquali, tra le più belle d'Italia?

2. Gerusalemme in scena a Barile, Potenza

A Pasqua, il piccolo borgo della provincia di Potenza mette in scena uno spettacolo grandioso, cui partecipano davvero tutti, grandi e piccini. Tutti mettono a disposizione il proprio sapere, talvolta anche i propri averi per fare in modo che il Venerdì Santo, tra dettagli storici e rivisitazioni lucane, possa orgogliosamente rivivere ogni anno.

Sono 126 le persone, divise in 25 scene, che mettono in scena la Passione di Gesù. Accanto ai personaggi della tradizione religiosa, si mescolano quelli del folklore popolare. Vi sono, ad esempio, la Zingara, figura che si dice abbia acquistato i chiodi della croce, il Moro e il Moretto, simboli insieme alla Zingara del male: nel dolore generale, queste tre figure invece ostentano allegria e indifferenza.

L'oro è assai importante in questa processione, e la Zingara ne ha pieno il corpetto: tradizione vuole che già a partire da Natale raccolga 10 kg di oro dalle famiglie del paese. E il Venerdì Santo? Ella balla e ondeggia, incurante di tutto, incarnazione della bellezza e della malvagità.

Eccoci pronti per partire per la Sicilia, ultima tappa di questo tour tra le tradizioni pasquali più vivide d'Italia. 

1. La tradizione spagnola rivive nella Pasqua di Enna

Ah! La Pasqua di Enna è ricca, colorata, intensa e si celebra per tutta la Settimana Santa, a partire dalla Domenica delle Palme. Anche qui, però, è il Venerdì Santo il momento cruciale, tanto da essere inserito all'interno del Registro delle Eredità Immateriali (REI) della Regione Sicilia. 2 mila confratelli partecipano alla processione, ma sono più di 20 mila i visitatori, spesso provenienti dalle province limitrofe.

I confratelli sono incappucciati e sfilano per le vie della città in silenzio. Aprono la sfilata i membri della Confraternita della Passione, che recano con loro i 25 simboli del martirio di Gesù, chiamati i "Misteri". Seguono poi tutte le altre Confraternite. Si raggiunge quindi la chiesa del cimitero dove ci sarà la benedizione, per poi ritornare nel Duomo.

Un evento a dir poco grandioso che continua ad emozionare da centinaia di anni.

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