A Fermo si intuisce che si stanno avvicinando i giorni della Cavalcata dell’Assunta quando si ascolta un suono.
È un battito profondo che risale dai vicoli, rimbalza sulle mura, ed entra nelle case. Ad annunciare l’avvicinarsi della Cavalcata ci pensano i tamburi. E in quell’istante il tempo si stoppa. Fermo percorre all’indietro la linea del tempo e torna a essere una città medievale, ma sempre viva e pronta all’accoglienza.
Durante il periodo della Cavalcata dell’Assunta, Fermo parla una lingua antica, scandita dal ritmo dei tamburi.
Scopri di più sulla Cavalcata di Fermo
I tamburi: il cuore della musica della Cavalcata deill'Assunta
I tamburi sono i primi a farsi sentire. Arrivano nel tardo pomeriggio, quando il caldo si attenua e le piazze si popolano. I rulli si sovrappongono, si inseguono, costruendo una trama sonora che accompagna Fermo per ore. È un suono pieno che si avverte con un tonfo nel petto prima ancora che nelle orecchie.
Un tempo i tamburi servivano per prepararsi alla battaglia o alla festa. Oggi continuano a fare la stessa cosa: avvertono. Avvertono la città, preparano chi arriva. Ogni colpo sembra dire “quei giorni tanto attesi stanno per iniziare”.
Se passando tra i vicoli si segue il ritmo, spesso ci si ritrova in uno spiazzale dove giovani tamburini provano e riprovano, con concentrazione e orgoglio. Il ritmo non è mai casuale; ogni Contrada possiede i propri "passi" (ritmi specifici) che servono a intimidire gli avversari e a esaltare la compattezza del proprio gruppo.
Le chiarine: la voce che chiama
Se i tamburi sono il cuore, le chiarine sono la voce di Fermo durante la Cavalcata. Il loro suono acuto, solenne, attraversa lo spazio.
La chiarina è caratterizzata da un canneggio lungo e dritto. Essendo uno strumento a fiato naturale, il musicista può produrre solo le note della serie degli armonici naturali variando la pressione del labbro. Questi strumenti dal suono intenso servivano per annunciare l'inizio delle ostilità (la corsa dei cavalli) e l'ingresso del Palio in Piazza del Popolo. Originariamente permettevano di trasmettere segnali a lunga distanza durante le battaglie o le cerimonie pubbliche.
Oggi, soprattutto per chi arriva da fuori, le chiarine diventano una guida invisibile. Senza bisogno di mappe, indicano dove sta accadendo qualcosa. Seguendone il suono, ci si ritrova inevitabilmente dentro la festa.
Le bandiere: il cielo entra nella Cavalcata
Poi, quasi senza accorgersene, lo sguardo del visitatore avverte qualcosa in alto. Perché accanto al suono, a Fermo, c’è il movimento delle bandiere.
Durante i giorni del Palio, le bandiere delle Contrade trasformano il cielo in un palcoscenico. I visitatori si trovano col naso all’insù: i colori si innalzano e si intrecciano seguendo coreografie studiate. I drappi portano i colori e l'araldica delle dieci Contrade. Le aste sono bilanciate con un contrappeso alla base per permettere le rotazioni, i lanci e gli scambi tra gli sbandieratori.
Il lancio della bandiera è uno dei momenti più intensi che tiene il pubblico col fiato sospeso: la bandiera sale e resta sospesa per un istante che sembra eterno. Poi torna tra le mani dello sbandieratore che è pronto a riprenderla con un gesto sicuro. L’applauso nasce spontaneo, ma dura poco, perché gli sbandieratori sono già pronti per il movimento successivo.
Le coreografie degli sbandieratori non sono semplici esibizioni acrobatiche. Ogni movimento racconta l’orgoglio di appartenenza. Le distanze tra gli sbandieratori, le altezze dei lanci, i tempi di rientro seguono una grammatica che affonda le radici nel Medioevo: nulla è lasciato al caso.
Durante l’evento più magico di tutti per chi ama i vessilli, Bandiere al vento, i colori delle contrade si coordinano con il battito dei tamburi. Così, nella notte fermana, il suono e il movimento si uniscono in uno spettacolo imperdibile.
Camminare in una città che suona e si muove
Nei giorni della Cavalcata dell’Assunta, Fermo offre un’esperienza itinerante. Si cammina e si ascolta. Ogni strada merita uno sguardo, succede sempre qualcosa che cattura l’attenzione.
Il centro storico assume una dimensione immersiva. Le mura medievali contribuiscono all'amplificazione dei suoni, mentre le piazze ne favoriscono la diffusione e i vicoli li focalizzano. L'utilizzo delle bandiere genera dinamismo visivo, promuovendo una relazione costante tra gli stimoli acustici e quelli visivi.
Il visitatore, insomma, non è mai fermo. Si ritrova in un modo di viaggiare diverso, meno razionale e più sensoriale.
La notte: il Medioevo prende forma
Questa sensazione si amplifica con il calare della sera. Le luci si abbassano e sono le fiaccole che illuminano i percorsi. In questi momenti il Medioevo si manifesta. Non si tratta di una riproduzione storica ma è come se il Medioevo chiedesse di essere realmente vissuto.
Molti visitatori raccontano di aver smesso, a un certo punto, di scattare foto, perché hanno preferito immergersi nell’atmosfera.
L'autore
Scritto il 05/05/2026

Redazione Visit Italy
Il suono della Cavalcata dell’Assunta: tamburi, canti e musica medievale trasformano Fermo in un palcoscenico vivo.