Grottaglie, la città pugliese della ceramica

Grottaglie, cittadina della provincia ionica situata a pochi chilometri da Taranto, è ancora oggi una città di rilievo nel panorama economico - produttivo e artistico-culturale della Puglia. Il paesaggio presenta caratteristici affioramenti calcarei fossiliferi (molluschi, foraminiferi e microfaune): calcarenite di Gravina, il cosiddetto tufo e calcare di Altamura. Ad oggi Grottaglie, con le sue numerose botteghe di ceramisti, è l’unico centro ceramico pugliese protetto dal marchio D.O.C. ed inserita nel ristretto elenco delle 28 città della ceramica italiana. 

Secondo alcuni storici locali, alla fine del Settecento vi erano nella cittadina 42 fabbriche, la maggior parte dei quali si trovavano nel Quartiere delle Ceramiche: spazi in cui il tempo sembra essersi fermato, dove il metodico trascorrere delle ore è ancora scandito dal ritmo di tecniche di lavorazione antiche, e dove l'unico suono che fa da colonna sonora al rapido movimento delle mani dell'artigiano è quello prodotto dal tornio nel suo incessante ruotare.

Da queste radici storiche, a cui se ne sono unite altre di natura leggendaria, sono nate le cosiddette “Pupe con i baffi” a forma di bottiglia antropomorfa, con sembianza di una donna giunonica rappresentano la bravura e la competenza manuale e artistica degli artigiani di Grottaglie.

La leggenda delle Pupe coi baffi

La storia vede come protagonista un vignaiolo di Martina Franca che nel Settecento convolò a nozze con una giovane ragazza di Grottaglie.

In epoca feudale, propagava nei borghi pugliesi l’usanza da parte del signore feudale di trascorrere la prima notte di matrimonio con le donne del feudo. Questa usanza prendeva il nome di ius primae noctis, pertanto la giovane fanciulla doveva trascorrere quella notte con il feudatario di Grottaglie. Il vignaiolo geloso escogitò un piano. Quella notte si presentò al nobile signore vestito da donna, con l’intento di uccidere il giovane signore. Solo una cosa andò storto: dimenticò di tagliarsi i baffi e il feudatario scoprì il raggiro. Ancora oggi non siamo a conoscenza della sorte del povero vignaiolo, c’è chi pensa che fu ucciso dalle guardie e altri che sostengono invece che per farsi perdonare fu costretto a consegnare al padrone tutto il vino buono che possedeva nelle cantine. Così per ricordare quei tristi tempi, i “figuli” grottagliesi pensarono di realizzare questo tipo di “bambola” in ceramica. Oggi si producono le “pupe con baffi”, “pupe senza baffi” definite anche “Amazzoni” , e anche nella versione “a cavallo” per ricordare la fuga dello sposo dal castello, utilizzati anche come candelieri o basi per lume ed anfore.

Piaciuto l'articolo? Faccelo sapere

Potrebbe interessarti