Siete amanti del buon cibo e della cucina tradizionale? Scoprite l’incantevole Sicilia con questo tour attraverso le gustosissime ricette regionali.  

Si avvicina l’ora di pranzo e siete giunti da poco in Sicilia, affascinante e accogliente isola dalla storia millenaria, ricca di cultura, di mitologia, di arte e di bellezze naturalistiche, incastonata come una gemma preziosa tra le acque cristalline del Mar Mediterraneo.

La tradizione gastronomica siciliana è molto variegata e offre numerose e prelibate pietanze, che risentono degli influssi culturali dei diversi popoli che si sono avvicendati nel corso della sua storia. Le sue ricette sono un connubio di fragranze e di aromi mediterranei e rappresentano un vero e proprio melting pot di sapori derivanti dalle contaminazioni nord africane, della cucina greca, araba, ispanica, normanna e francofona.

Abbiamo selezionato 10 piatti tipici siciliani da provare per chi vuole intraprendere un tour gustativo alla scoperta delle migliori piattiricette della tradizione siciliana.

Volete sapere cosa si può mangiare in Sicilia? Allora seguiteci per scoprirlo insieme a noi.

10. La caponata di melanzane

E’ un contorno appetitoso, naturale e sfizioso, che rappresenta una delle specialità simbolo della gastronomia siciliana. Contiene la storia, la varietà e la complessità delle erbe e delle spezie della macchia mediterranea ed è un vanto della tradizione culinaria autoctona.

Prima di tutto la caponata di melanzane è un piatto povero, che trae vantaggio dall'abbondanza di prodotti e di potenzialità offerte da questa terra fertile, rigogliosa e generosa. Le sue radici risalgono all’antica civiltà contadina, che ha saputo fare tesoro dell’arte di arrangiarsi in modo ingegnoso e sapiente. Non potendo infatti le classi sociali più umili approvvigionarsi della lampuga, un pesce pregiato preparato dai cuochi di corte, supplirono a questa carenza utilizzando le melanzane.

Il leimotiv che accumuna le sue numerose versioni è costituito dall’impiego della melanzana fritta, in particolare della cultivar violetta di Palermo, e della salsa in agrodolce. Per esempio, Vi consigliamo di assaggiare la peculiare versione realizzata ad Agrigento, pittoresca località ricca di storia, di folklore, di beni culturali e di residenze patrizie. Questa città è prospiciente l’area archeologica della Valle dei Templi, patrimonio dell’UNESCO, dove anticamente sorgeva l’antica e sfarzosa polis di Akragas, divenuta poi capitale del regno berbero e normanno.

Qui si procede ad aggiungere ai classici ingredienti i peperoni arramascati, i cosiddetti friggitelli, i pomodorini datterini o ciliegini, sedano, pomodoro, cipolle bianche o rosse, olio, capperi, olive verdi e nere, basilico, pinoli, aceto, miele, zucchero, aglio, peperoncino, uvetta secca e mandorle.

9. Sarde beccafico alla catanese

Proseguendo il nostro percorso gastronomico attraverso questa carrellata di prelibatezze, le sarde beccafico, che fanno parte dei secondi piatti tipici siciliani più conosciuti e apprezzati, rappresentano un’altra ghiottoneria della cucina isolana: gli involtini di sarde, farciti da una golosa miscela di uva sultanina, pinoli, prezzemolo, acciughe e pangrattato, sono caratterizzati da un appetitoso mix di sapori, colori e aromi. La preparazione è impreziosita dall’aggiunta di un' inebriante emulsione aromatizzata all’arancia.

Vi segnaliamo una curiosità: l’origine del suo nome rileva uno dei tratti peculiari dei Siciliani, cioè l’acume e il sapiente ingegno, che li hanno portati a sviluppare l’arte di arrangiarsi con le risorse presenti in dispensa. Nel XIX secolo i nobili avevano l’abitudine di andare a caccia del beccafico, un pregiato volatile, preparato dai monsù, i cuochi delle famiglie aristocratiche. Dato che le classi sociali più umili non potevano permettersi di cibarsi di un tipo di carne così pregiata, decisero di utilizzare gli ingredienti di cui disponevano.

Visitando la magnifica città di Catania, la capitale del Barocco siciliano che sorge alle pendici dell’Etna, resterete ipnotizzati dall’atmosfera magnetica e onirica emanata dal patrimonio architettonico, artistico e culturale del suo meraviglioso e suggestivo centro storico, dominato dalla cattedrale di Sant’Agata e dalla sontuosa fontana dell’elefante, realizzata dall’architetto Giovanni Battista Vaccarini.

Inoltre avrete l’opportunità di scoprire la versione locale della ricetta, che prevede la sostituzione di metà dose del pangrattato con il pecorino e l’aggiunta di aglio e cipolla. Il metodo di cottura preferito è la frittura in olio di oliva, che ne esalterà la croccantezza e la fragranza.

8. Arancini/arancine

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Proseguendo il nostro excursus sull'’ideale top ten delle leccornie di quest'isola magica, vivace e dalle molteplici sfaccettature, tra i piatti tipici siciliani spiccano i celebri "arancini/arancine". Questa sontuosa pietanza, ricchissima e appetitosa, è una delle vere ricette siciliane tradizionali. Sono dei deliziosi timballi di riso e possono avere forma tondeggiante o con la punta a cono. Inoltre possono essere consumati in qualsiasi momento della giornata come spuntino, come antipasto, come primo piatto o come piatto unico.

Le origini di questa specialità sono oggetto di parecchi dibattiti a causa della carenza di fonti storiche che possano attestarne la paternità: risulta verosimile tuttavia che sia nata durante l’epoca del dominio saraceno. Questo popolo infatti era solito cibarsi di riso aromatizzato allo zafferano in abbinamento a verdure e carne. La deliziosa e croccante panatura, che avvolge il ripieno saporito, è stata aggiunta nel 1200 alla corte di Federico II per agevolarne la conservazione e il trasporto in occasione delle battute di caccia e durante i lunghi viaggi.

Anche l’etimologia del suo nome risulta molto controversa. Nel Vocabolario Siciliano Etimologico del 1785 e nel dizionario Siciliano-Italiano di Giuseppe Biundi del 1857 si indica la provenienza dall’etimo arancinu, il colore della melarancia, mentre secondo altre fonti deriverebbe dalla forma sferica degli arancini palermitani. A complicare la questione si aggiunge il fatto che, a seconda della città in cui ci si trova, questo piatto sfizioso viene declinato al maschile o al femminile.

La versione palermitana assume una nomenclatura al femminile dato che il suo nome deriva dal diminutivo di arancia: inoltre la sua forma è rotonda e di dimensioni più piccole e la sua colorazione è bianca poiché la ricetta non prevede l’utilizzo dello zafferano.

La versione catanese invece è declinato al maschile, consente l’aggiunta dello zafferano e si prepara con una peculiare forma a cono, che sarebbe ispirato all’Etna, come suggerisce la tradizione locale. 

Anche se possiamo elencare parecchie varianti di questa ricetta, gli ingredienti tradizionali di cui è composto il ripieno sono il classico ragù, che gli conferisce un sapore squisito, carote, piselli, prosciutto cotto e mozzarella filante. Vi indichiamo una curiosità: in Sicilia è consuetudine preparare gli arancini prevalentemente in occasione della festa di Santa Lucia, che ha luogo il 13 Dicembre. Se volete approfondire le vostre conoscenze riguardanti la cucina siciliana, cogliete l'opportunità per visitare la splendida città di Palermo, ricca di arte, di storia, di cultura e di monumenti suggestivi. In particolare, scoprirete la versione locale, guarnita con un ripieno a base di burro per soddisfare il vostro palato alla ricerca di invitanti prelibatezze culinarie.

7. Cous cous alla trapanese

Recandovi nella suggestiva località di Trapani, la città dei due mari al centro del Mediterraneo, ingentilita da elementi architettonici d’impronta barocca, rinascimentale e liberty, avrete l’opportunità di provare uno degli sfiziosi piatti tipici isolani, il cous cous alla trapanese.

E’ un piatto tipico, originario della cultura e della tradizione maghrebina, importato in Sicilia grazie ai contatti commerciali instaurati dai pescatori locali durante la dominazione araba. La differenza sostanziale relativamente alle modalità di preparazione diffuse nel Nord Africa consiste nella diversa scelta delle materie prime, come i pesci da zuppa, tra i quali possiamo citare il dentice, l’orata e la gallinella.

La ricetta richiede l'utilizzo della tecnica di lavorazione della semola di grano, la cosiddetta incocciatura, per aggregare i tipici granelli. Lo sfrigolio della cipolla tritata, in abbinamento al mix esotico e pungente delle spezie, come la paprika e lo zafferano, conferiscono al cous cous tostato un aroma inconfondibile, che si diffonde dalla tajina di terracotta, conquistando immediatamente il palato dei commensali.

Passeggiando per l'incantevole centro storico, impreziosito da antichi ed eleganti palazzi baronali, da chiese gotiche trecentesche, dai caratteristici vicoli arabeggianti, da mura di cinta e da torrioni, avrete l’occasione di contemplare le bellezze artistiche dell’antica Drepanum, famosa per i suoi variopinti coralli, per i suoi mulini e per le saline. Al giorno d’oggi è diventata anche la capitale italiana della vela e ospita eventi sportivi di rilevanza internazionale, come la Luis Vuitton Cup. Nell’area adiacente il porticciolo sorgono la Torre di Ligny, il simbolo cittadino da cui potrete contemplare paesaggi mozzafiato e la Colombaia, il castello aragonese.

6. Cassata siciliana

La pasticceria siciliana, conosciuta per la sua opulenza, per la sua raffinatezza e per le sue ricette elaborate, offre un’ampia gamma di squisiti prodotti dolciari, che vi faranno venire l’acquolina in bocca. Se volete assaggiare uno dei antichi dolci tipici siciliani del ricco ventaglio di proposte, Vi suggeriamo uno dei suoi simboli per eccellenza, la cassata.

La sua affascinante storia risale al periodo di dominazione araba di Palermo, ma l'attuale ricetta ha subito un’evoluzione in epoca normanna, in seguito all’invenzione della pasta reale presso il convento della Martorana, a base di farina di mandorle. Nel 1873 il pasticciere palermitano Salvatore Gulì codificò la cassata così come la conosciamo adesso.

Nata originariamente come torta pasquale, è un dolce d’effetto che Vi stupirà piacevolmente con le sue sontuose decorazioni d’impronta barocca. La base di partenza della ricetta è costituita da un soffice Pan di Spagna, che sarà poi guarnito con maestria da abbondanti strati di ricotta, da frutta candita, da marzapane, dalla zuccata, da scaglie di cioccolato e da una glassa di zucchero a velo.



Palermo è una cipolla. È fatta a strati. Ogni volta che ne togli uno, ne resta un altro da sbucciare.

Roberto Alajmo

La magica e caleidoscopica Palermo, fondata dai Fenici di Tiro nel VII secolo a.C. e poi conquistata da Romani, dai Vandali e dagli Ostrogoti, è una città vivace e brulicante di vita, famosa per i suoi mercati, adornata da una lussureggiante vegetazione tropicale, che le conferisce una particolare atmosfera esotica, tipica del Nord Africa. Il suo centro storico è un palcoscenico di monumenti architettonici di matrice arabo-normanna, di stupendi palazzi di ispirazione barocca e rinascimentale, di raffinati mosaici policromi, che incantano i viaggiatori.

5. Pani câ meusa

Lo Street Food siciliano può essere considerato un capitolo a sé stante, costituito da sapori stuzzicanti, genuini e veraci, che rappresenta una delle pietre miliari della cultura gastronomica locale e un autentico patrimonio culinario popolare. Degustarlo permette di approfondire meglio la gastronomia dell'isola e di scoprire le leccornie squisitamente autoctone.

Il pani câ meusa è un must della tradizione gastronomica palermitana, la cui storia risale al Medioevo. L’origine di questa specialità iconica e apprezzata in tutto il mondo, infatti, proviene dalla cucina kasher. Alcuni componenti della comunità palermitana, impegnati nella macellazione della carne, non potendo percepire denaro per il lavoro svolto a causa dei precetti religiosi, trattenevano come regalia per i propri servizi le interiora. Osservando i gusti dei Palermitani, riuscirono a inventare un modo per trasformarle in una fonte di reddito. In seguito all’allontanamento della comunità ebraica da parte di Ferdinando II d’Aragona, l’esercizio di quest’attività fu proseguito dai caciuttari.

Questo piatto tipico siciliano è costituita da una vastedda, un panino di forma tondeggiante, ricoperto da una spolverata di semi di sesamo, farcito con un mix di frattaglie, bollite o cotte al vapore e fritte nella sugna. In particolare la méusa è un composto, i cui ingredienti sono milza, polmone e trachea di bue. Il suo nome deriva dalla crasi tra l’antico vocabolo germanico mīlzi e melsa, il suo corrispettivo in lingua catalana. Questa leccornia può essere servita in due versione, schettu, condito con sale, pepe e aromatizzato dal limone o maritatu, guarnito da caciocavallo e ricotta di pecora. Questo sfizioso cibo da strada può essere gustato presso le bancarelle degli ambulanti, i cosiddetti meusari, la maggior parte dei quali si trova presso i mercati storici di Palermo, la Vucciria, Capo e Ballarò.

Se siete appassionati di folklore, di usanze locali e della cucina tradizionale e volete scoprire l'atmosfera più autentica, allegra e cosmopolita di questa incantevole città, crocevia di popoli e culture, non potete perdervi una visita ai pittoreschi e spettacolari mercati locali: resterete incantati dalla miriade di suoni, colori e dal profumo avvolgente delle spezie orientali che aleggia nell'aria e che delizierà i vostri sensi.

4. Panareddi

L’arte dolciaria di Caltagirone, la città della ceramica, ubicata su dolci colline incastonate tra i Monti Iblei e i Monti Erei, è molto rinomata, peculiare e legata in particolar modo ai suoi prodotti locali. Le sue specialità gastronomiche sono il retaggio di tradizioni risalenti a diverse epoche storiche e  si preparano in occasione di particolari eventi, prevalentemente di carattere religioso. Se siete golosi, approfittatene per provare i panareddi, il dolce lavorato a mano, tipico del Calatino, che è consuetudine preparare per le festività pasquali, anche se è disponibile durante il resto dell’anno. Il suo nome deriva dal panaro, il tradizionale cestino di vimini, la cui effigie è riprodotta come decorazione di questi succulenti biscotti.

I suoi ingredienti principali sono farina, strutto, zucchero, vanillina, uova, chiodi di garofano e arancia grattugiata. Questa ricetta, che rievoca antichi sapori culinari, invita alla condivisione, alla fratellanza e rievoca l’identità comune. Poi viene guarnito con ornamenti orientaleggianti, come i canestrini con le uova, i grappoli d’uva, fave, mele e pere.

Questa splendida località, una delle mete più ambite della Sicilia, custodisce un prezioso centro storico, insignito del prestigioso riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2002, e vanta la produzione di ceramiche artigianali di pregevole qualità; inoltre è una delle città d’arte più pittoresche della Val di Noto. Tra i numerosi monumenti, per esempio, potete ammirare l’imponente Cattedrale normanna di San Giuliano e la magnifica scalinata di Santa Maria del Monte, realizzata nel 1606 e abbellita da variopinte maioliche. A Maggio vi si svolge la tradizionale Festa dell’Infiorata, per omaggiare la Madonna di Conadomini, compatriota della città. Altri edifici di grande fascino sono la meravigliosa Villa Patti, il palazzo Crescimanno d’Albafiorita, il Palazzo Guttadauro di Reburdone, i raffinati edifici in stile Liberty, come il Palazzo di Terracotta, la cui facciata è decorata da motivi floreali, che lo rendono un vero e proprio capolavoro artistico.

3. Testa di turco di Scicli

Tra le leccornie proposte dall’ampia offerta gastronomica siciliana, Vi suggeriamo di provare le sfiziose teste di turco di Scicli, uno degli incantevoli borghi della Sicilia in stile barocco della Val di Noto, ubicato nel Ragusano. Questa perla offre una vasta gamma di cose da vedere: il suo centro storico, per esempio, è impreziosito dalle eleganti architetture dei palazzi patrizi. Infatti è stata descritta da Elio Vittorini come una delle città più belle del mondo. E’ entrata a far parte dei patrimoni dell’Umanità UNESCO nel 2002 ed è salita alla ribalta perché è stata scelta come location per effettuare le riprese della serie televisiva del Commissario Montalbano.

La testa di turco è un succulento dolce a forma di bignè e a base di strutto, farcito di crema o di ricotta e ricoperto da scaglie di cioccolato, che rappresenta un must dei piatti tipici della tradizione dolciaria di questo suggestivo paese.

La caratteristica forma a turbante di questa specialità ha un valore fortemente simbolico per ricordare la leggendaria battaglia del 1091, che ha visto la vittoria dei Normanni cristiani sugli Ottomani ad opera di Ruggero d’Altavilla. La ricorrenza è celebrata dalla Festa della Madonna delle Milizie, che tradizionalmente ha luogo l’ultimo Sabato del mese di Maggio.

Durante questa festività si venerano un dipinto realizzato nel XVIII secolo e una statua raffigurante la Vergine a cavallo, protetta da una corazza, mentre brandisce una spada, per commemorare la sua discesa e il suo intervento decisivo per salvare la popolazione dalle incursioni saracene.

2. La pasta con salsa moresca

La cucina siracusana è molto particolare, dominata dalla prevalenza di ingredienti semplici, legati alla terra, e dalla forte impronta di una tradizione radicata nel mondo greco, arabo e medio-orientale. La varietà di sapori che la contraddistingue rispecchia le molteplici culture, con cui è entrata in contatto nel corso dei secoli.

La pasta con la salsa moresca è uno dei primi piatti tipici siciliani più emblematici della storia di questo territorio, che ricorda l’epoca della dominazione dei Mori. E’ un primo piatto di mare, dai sentori delicati e freschi, che rievoca le vicende storiche riguardanti il conflitto tra il conte Ruggero e l’emiro Belcane e si prepara con spaghetti di grano saraceno, mantecati con un pesto aromatico di erbe limoncine. Si procede poi guarnendo con i toni floreali della rosa canina e del sambuco e si condisce con salsa di bottarga di tonno, arancia, pinoli, limone e mollica tostata, cesellati da un tocco sfizioso ed elegante di cernia bianca a lamine.

Siracusa, fondata nel 734 a.C. come incantevole colonia della Magna Grecia, è stata definita da Cicerone come "la più grande città greca e la più bella di tutte”. In effetti è un vero gioiello, dalle molteplici sfaccettature, adagiato sulla costa ionica della Trinacria: passeggiando, avrete la sensazione di compiere un viaggio nel tempo attraverso quasi 2800 anni di storia. Il mito greco, la religione cristiana, gli influssi delle civiltà araba e bizantina, l’arte gotica e normanna convivono in armonia in uno straordinario caleidoscopio di forme, di colori, di capolavori artistici e di abbagliante bellezza, tutta da scoprire.

Tra le numerose proposte vi segnaliamo il centro storico, costituito dall’isola di Ortigia, da cui si dirama un suggestivo labirinto di vie piene di allettanti proposte culturali, come i musei, il teatro greco del V secolo a.C., le latomie, il Parco Archeologico della Neapolis, i castelli Magnace ed Eurialo, la Cattedrale e la riserva naturale orientata Cavagrande del Cassibile, il Tempio di Apollo e la Fonte Aretusa.

1. Lo sfoglio polizzano

Tra i piatti tipici siciliani, i dolci della sua rinomata tradizione pasticcera sono delle autentiche delizie amate in tutto il mondo, ricche di storia e di sapere artigianale. Nel corso dei secoli questa magnifica regione, anello di congiunzione tra la civiltà greca e il mondo romano, è stata abitata da tantissime civiltà, che hanno contribuito in modo profondo e indelebile a plasmare l’anima poliedrica e multiculturale di questa terra meravigliosa.

Concedetevi un momento di svago, di relax e di puro piacere per il palato assaporando lo sfoglio polizzano, un dolce tipico delle Madonie: la sua invenzione, attribuita alle suore del Monastero benedettino di Santa Margherita di Polizzi Generosa, risale agli inizi del 1600. Resterete piacevolmente sorpresi dal sapore deciso di tuma di pecora. L’utilizzo di questo formaggio, alimento cardine e fonte di sostentamento essenziale dell’antica civiltà agrosilvopastorale, era abituale nelle preparazioni della cultura gastronomica medioevale e rinascimentale.

Si presenta come una soffice pasta sfoglia, che avvolge, come uno scrigno prezioso, un succulento ripieno confezionato con tuma, zuccata candita, marsala, cioccolato fondente e un’abbondante spolverata di cannella, che ne esalta il gusto raffinato, apportando un’avvolgente aroma esotico. 

Se avete abbastanza tempo a disposizione, cogliete l’occasione per visitare questa magnifica località, ubicata all’interno del lussureggiante parco delle Madonie, una preziosa area naturale protetta, ricca di fauna selvatica e di endemismi. Il borgo medioevale, storicamente scelto come locus amoenus da Principi e Sovrani per trascorrere un periodo di villeggiatura, è ricco di storia, di arte e di tradizioni: ha dato i natali a illustri personaggi del jet set, come Vincent Schiavelli, celebre attore, che ha fatto parte del cast di diverse produzioni cinematografiche. Altri illustri abitanti sono Domenico Dolce, fondatore del famoso brand di moda, il regista Martin Scorsese e lo scrittore Giuseppe Antonio Borgese.

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