In Italia ci sono tanti modi per celebrare la festa del papà. Infatti (quasi) ogni regione ha un suo dolce tipico per questo giorno. Scopriamoli. 

Ogni paese nel Mondo ha la sua festa del papà. In Italia il 19 marzo si ringrazia il proprio papà per il dono della vita e per ciò che fa, giorno dopo giorno, per i propri figli. Tutti i bambini recitano una poesia o preparano biglietti di auguri con un pensiero per il papà. Ma anche da adulti è l’occasione per ringraziare i papà per i sacrifici che hanno fatto per crescerci. Da qualche anno la festa del papà non è più solo l’occasione per regalare una cravatta o un paio di pantofole. I papà sono sempre più attivi nella vita della famiglia e nell’educazione dei figli. Quindi la festa è l’occasione perfetta per accontentare i papà e fare un’esperienza da ricordare insieme. Un viaggio, un’escursione, una gita fuori porta o un pick-nick all’aria aperta sono solo alcuni suggerimenti per trascorrere questa giornata. E perché no, un dolce tour nelle principali regioni italiane, assaggiando i tradizionali dolci preparati solo in occasione della festa del papà.

"I figli hanno bisogno di testimoni che dicano loro non qual è il senso dell'esistenza, bensì che mostrino attraverso la loro vita che l'esistenza può avere un senso".

Massimo Recalcati

La storia della Festa del Papà

Festa del Papà Italia

La festa del papà ha origini molto antiche. Nasce con la celebrazione di San Giuseppe, sposo della Beata Vergine e simbolo di dedizione ed umiltà. Il cui culto si diffuse in Oriente a partire dal Medioevo e in Occidente a partire dal Trecento. Molti ordini religiosi iniziarono a celebrare San Giuseppe il 19 marzo perchè si ritiene fosse il giorno della sua morte. Divenne il Santo patrono della Chiesa universale e nel 1889 papa Leone XIII lo nominò Santo patrono dei padri di famiglia e dei lavoratori. Da quell'anno, per festeggiare, i bambini iniziarono a costrure piccoli regali per il loro papà. San Giuseppe è anche il protettore degli orfani, delle giovani nubili e dei più sfortunati. Il 19 marzo diventa, quindi, l'occasione per invitare a pranzo persone povere ed in difficoltà. Poichè la celebrazione di San Giuseppe coincide con la fine dell'inverno, i culti pagani si sovrappongono ai culti religiosi. In alcune zone si usa fare riti propiziatori in cui si bruciano i residui del raccolto sui campi. Si accendono grandi falò nelle piazze, da superare con un salto, come simbolo di passaggio ad una nuova stagione, mentre le anziane del posto filano ed intonano canti a San Giuseppe.

I Dolci del Papà

Dolci del papà

La festa del papà è il giorno in cui ogni anno, si prepara il dolce più buono e delicato che rende questa giornata perfetta: la Zeppola di San Giuseppe. È un dolce la cui ricetta varia di regione in regione ed è un’ eccellenza a base di crema o marmellata, contenute in una morbida pasta Choux. Si tratta di un dolce tipico della cucina italiana che nasce da un’antica tradizione dell’epoca romana. Si narra che dopo la fuga dall’Egitto, San Giuseppe, per proteggere la sua famiglia e poter crescere Gesù, iniziò a vendere frittelle simili a quelle realizzate oggi. Altra leggenda racconta che la nascita delle zeppole sia legata alle “Liberalia”, cioè feste in onore delle divinità del vino e del grano che venivano celebrate nell’antica Roma. Si dice che per celebrare il dio Bacco e il suo precettore Sileno, veniva offerto vino in grandi quantità. Per omaggiare il dio del grano, invece, si friggevano delle frittelle di frumento. Siete pronti ad allietare le vostre papille gustative? Festeggiamo i papà in un “tour delle Zeppole” in alcune delle più belle regioni italiane.

5. Toscana: Le Frittelle di Riso

FrittellediRiso

Iniziamo il tour in Toscana, per il giorno della festa del papà, meglio conosciuto come “Babbo”. Sapete da dove deriva questo nome? Da studi condotti dall’Accademia della Crusca, la parola babbo è nata in Italia. È una delle prime parole pronunciate dai bambini ed ha un forte significato affettivo. Con la parola Babbo, infatti, i bambini indicano il proprio papà differenziandolo dagli altri, esprimendo il loro meraviglioso legame. Tutta questa dolcezza è racchiusa in quelle che vengono chiamate "Frittelle di San Giuseppe". In Toscana il 19 marzo, per la festa del papà, si possono gustare deliziosi dolcetti a base di riso e fritti in olio abbondante. Sono ottime da gustare bollenti o tiepide, accompagnandole con un buon vin santo. Le Frittelle di San Giuseppe non sono solo un semplice e prelibato dolce toscano, ma sono dei tesori di immenso valore storico. Ad ogni morso si può tornare indietro nel tempo, quando il 19 marzo, negli anni ‘60, a Siena, in Piazza del Campo, tantissimi “Frittellai” allestivano la propria “Bancarella” e preparavano le frittelle di riso. Era un dolce povero ma molto amato da grandi e piccini. In quella giornata un aroma dolcissimo inondava le strade e attirava tutti in piazza per festeggiare il proprio papà. Sono piccole palline fritte, ripiene di riso, latte e scorza d’arancia che da generazioni accompagnano l’infanzia dei toscani. Una tradizione così importante tanto da diffondere il proverbio “San Giuseppe non si fa senza frittelle”.

4. Emilia Romagna: Le Raviole

RavioleBolognesi

Una dolcissima festa del papà anche in Emilia Romagna. Come? Con le "Raviole Bolognesi" di San Giuseppe. Sono un delizioso e tradizionale dolce, di povere origini. Era preparato come simbolo di buon auspicio per iniziare la stagione primaverile della semina nelle campagne emiliane. Questo significava ritorno al lavoro e quindi al guadagno. Per festeggiare si preparavano le “raviole” e si lasciavano appese alle siepi ed alle finestre al primo piano, a disposizione di chi passava. Le “raviole” hanno una forma a mezzaluna, dalla quale prendono il nome, perché ricorda la forma dei ravioli. Sono un dolce molto semplice, a base di pasta frolla morbida e farcito di mostarda bolognese. Questa è una confettura aspra con pere cotogne, mele, prugne e scorza di arancia. In occasione della festa del papà, a Bologna è tradizione assaporare le “raviole tocciate”, cioè inzuppate, in un bicchiere di latte a colazione o in un ottimo bicchiere di vino rosso, durante il pranzo. Sarete così deliziati che una “raviola” tirerà l’altra, non potrete più fermarvi!

3. Sicilia: La Sfincia di San Giuseppe

Come non andare in Sicilia, il giorno della festa del papà, per assaggiare una vera opera d’arte. In Sicilia, si sa, i dolci sono un tripudio di sapori, colori, profumi originati da storie profonde e ancora ben radicate. Non c’è festa senza un dolce tipico. in Sicilia, per il giorno di San Giuseppe,  si prepara il dolce più buono e con una storia antichissima che ci riporta indietro nel tempo: La Sfincia di San Giuseppe. In nome “sfincia” deriva dall’arabo “isfanǧ”, cioè spugna, perché è un dolce morbido, con una forma irregolare proprio come una spugna. La forma attuale è opera delle suore clarisse del Monastero delle Stimmate di San Francesco, a Palermo. Le suore dedicarono questo dolce a San Giuseppe, santo degli umili, per poi tramandarlo ai pasticceri palermitani, che resero celebre questo piccolo capolavoro di dolcezza. Per la sua storicità, infatti, la sfincia è stata ufficialmente inserita tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali, diventando una parte del patrimonio culturale e gastronomico della Sicilia. Lasciatevi incantare in questo giorno pieno di tenerezza, da un morbido bignè fritto, ricoperto di ricotta e decorato con ciliegie e scorze di arancia, o con gocce di cioccolato e granella di pistacchio. 

2. Lazio: Il Bignè di San Giuseppe

Bignè di San Giuseppe

La festa del papà è un ottima occasione per una visita alla Città Eterna. Anche nel Lazio è un giorno in cui si festeggia condividendo il piacere di assaporare il dolce tipico del papà, il Bignè di San Giuseppe. Ripieno di crema, fritto o al forno, il Bignè è un invito alla convivialità romana del 19 marzo, a partire dai tempi in cui la Confraternita di San Giuseppe dei Falegnami organizzava grandi celebrazioni in onore del Santo. Durante questi tradizionali festeggiamenti gli ambulanti vendevano frittelle e bignè fritti al momento. I romani amano molto questa festa, tanto da chiamare San Giuseppe il “Santo Frittellaro”. Questo piccolo bignè è una delizia per il palato. È un dolce di pasta Choux dalla forma tondeggiante ed è ripieno di crema Chantilly all’Italiana. Il tocco magico è la copertura di zucchero a velo che inevitabilmente ti resta tra le dita quando lo mangi. Sono una vera esplosione di bontà.

1. Campania: La Zeppola di San Giuseppe

Zeppole di San Giuseppe

Patria della Zeppola di San Giuseppe è la Campania. Napoli è il cuore dei festeggiamenti in onore di San Giuseppe e del papà. Le origini di questo dolce prelibato hanno le loro radici proprio in terra partenopea. La prima ricetta, infatti, risale al 1837, ritrovata nel trattato di Cucina Teorico- Pratico del gastronomo Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino. Qui nasce lo “Zeppolaro di strada” che fino a qualche anno fa vendeva le zeppole appena fritte in olio bollente, per i vicoli di Napoli. Questo dolce così famoso è una forma circolare di pasta Cheux, con un foro nel mezzo, ricoperte di crema pasticcera e con un’amarena sciroppata nel centro. A finire una leggera spolverata di zucchero a velo. Ma chi è stato ad aver inventato la forma delle zeppole? Anche se non del tutto certo, sembra che la forma di questo dolce derivi dalle monache dello Splendore e della Croce di Lucca o le monache di San Basilio del Monastero di San Gregorio Armeno nel 1700. Ciò che è certo è che il miglior modo per festeggiare con il proprio papà, è gustare questa meraviglia della tradizione napoletana, passeggiando sul lungomare e ammirando lo splendore della città.

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