La Sardegna è una fra le isole più belle al mondo. Scopriamo cosa fare e cosa vedere nell’isola dei nuraghi in una stagione insolita: la primavera. 

La Sardegna è fra le più famose mete per le vacanze estive in Italia. Tutti la conoscono per il suo mare e le sue spiagge da sogno, ma la primavera le regala una veste magica completamente diversa e sconosciuta agli occhi dei più. Una miriade di fiori colorati punteggia i suoi spazi verdi e costeggia la sabbia dei litorali, fra le distese di tulipani e piccoli fiori selvatici coraggiosi. Il sole ricomincia a scaldare con il suo tepore le testimonianze di un mondo passato, fatto di regge isolate, dimore di fate e tombe dei giganti. Il vento che soffia trasporta mille profumi, storie e suoni di canti in lontananza che provengono dalle feste tradizionali.

L’isola dei nuraghi è bellissima sempre, ma in primavera è ancora un gioiello conosciuto da pochi. Qui vi daremo 7 idee su cosa fare e cosa vedere in Sardegna (oltre il mare), in una stagione ideale per le escursioni nella natura,  le attività all’aperto o una visita alla città più belle, senza il caos della stagione estiva.  Sarà come accarezzare con le dita le fattezze di un mondo immaginario che prende forma, in un mix perfetto tra storia, natura, divertimento e tanta bellezza, mentre il sapore della salsedine si appoggia sulle labbra di chi si ferma ad osservare il mare. Potete resistere al desiderio di visitarla?

7. Visitare i Nuraghi

Nuraghe Losa - Sardegna

Appaiono così, all’improvviso, mentre percorriamo qualche sinuosa strada dell’interno sardo. I nuraghi sono delle torri massicce e ruvide a forma tronco conica, fatte con grandi massi in pietra adagiati sapientemente l’uno sopra l’altro. Sono lì da migliaia di anni, silenziose osservano la campagna intorno, e c’è chi dice fossero regge, chi fortificazioni militari, chi osservatori astronomici. In realtà sembra che tutte queste ipotesi siano vere e che la loro funzione cambiasse a seconda del contesto in cui sorgevano.

Se ne contano circa 7000 in tutta l’isola, ma alcune spiccano per alcune caratteristiche particolari. Il complesso nuragico di Barumini sorge nella Sardegna centro meridionale, all’interno della provincia del Medio Campidano, ed è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO. “Su Nuraxi”, il maestoso edificio centrale da cui deriva il nome del sito, è l’esemplare meglio conservato di tutti i nuraghi sardi, e il complesso è formato da un intero villaggio capace di raccontarci la storia della civiltà che abitò l’isola migliaia di anni fa tra l’età del Bronzo e il III secolo d.C.

In provincia di Nuoro, il villaggio nuragico di Tiscali è un tesoro archeologico celato dentro la cresta di un monte nel cuore della Barbagia. È un insediamento ipogeo plurimillenario unico nel suo genere e si raggiunge percorrendo un sentiero che fiancheggia un precipizio di 200 metri.

Nella “Valle dei Nuraghi”, inoltre, sorge “Sa Domu de su Re” (La casa del re), ovvero il nuraghe di Santu Antine nel territorio di Torralba, che per la sua maestosità e raffinatezza non ha eguali.

6. Scoprire il Supramonte, il cuore selvaggio e montuoso dell’isola

Canyon Su Gorropu, Sardegna

L’ululato del vento si insinua fra le rupi. L’urlo dell’aquila reale risuona fra le pareti rocciose, mentre la sua apertura alare che sfiora i due metri disegna una sagoma sulle montagne sottostanti. Qui, fra le alture del Supramonte, una stretta gola divide in due la terra: è Su Gorropu, il canyon più spettacolare d’Europa. Questa voragine profonda 500 metri cela luoghi da sogno, qui vivono animali rarissimi e specie vegetali uniche al mondo, e sulle sue pareti alcuni fossili raccontano la storia di una genesi sottomarina avvenuta tra 190 e 60 milioni di anni fa. È un luogo che ha ispirato tantissime leggende: si narra di creature mostruose che abitavano le grotte, pare che in un suo preciso punto si possano vedere le stelle in pieno giorno e si dice anche che, la notte, qui sboccino i magici fiori della felce maschio.

L’interno della Sardegna è uno dei luoghi più suggestivi, dove il silenzio regna sovrano e dove la Natura ha giocato con materia e spazi per creare conformazioni stranissime, prime fra tutte i Tacchi d’Ogliastra. Sono monti calcareo-dolomitici che si ergono a picco nel cuore selvaggio dell’isola, rilievi modellati dal tempo sopra i quali esistono habitat unici in Sardegna. Il Supramonte si estende per 35mila ettari di altopiani, gole e pareti scoscese a perdita d’occhio fra la Barbagia e l’Ogliastra, fino a tuffarsi nel golfo di Orosei.

Orgosolo, nel cuore caldo e passionale delle montagne del Nuorese, è un paesino famoso per i suoi murales che dipingono la storia sui muri delle case e dei negozi, e per essere antica terra di banditi. Visitare questo luogo vuol dire sentirsi dentro il quadro di un mondo passato, immerso in uno scenario naturale perfetto per gli amanti del trekking estremo.

Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo, lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto. Siamo il regno ininterrotto del lentisco, delle onde che ruscellano i graniti antichi, della rosa canina, del vento, dell’immensità del mare. Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta. Noi siamo sardi.

Grazia Deledda

5. Ammirare le spiagge in fiore

Spiaggia Sardegna in primavera

È incredibile come, in Sardegna, un attimo prima ci troviamo nel suo cuore montuoso e un attimo dopo scopriamo di avere il mare proprio sotto i nostri piedi. Una delle caratteristiche più belle della terra sarda è che vi troverete di fronte a scenari sempre nuovi e diversi. Percorrendo le sue coste cambia il paesaggio, la forma delle rocce, la sinuosità delle insenature che si fanno più marcate o lasciano spazio ad ampi tratti sabbiosi. Anche se in primavera l’acqua è ancora piuttosto fredda, le spiagge in questo periodo dell’anno regalano uno spettacolo unico. Mentre gli affollamenti estivi sono solo un ricordo, la Natura sembra risvegliarsi con tutto il suo fervore colorando i litorali delle mille tinte dei fiori: dai gigli bianchi che crescono sulle dune di sabbia, alla profumatissima ginestra gialla della macchia mediterranea, alle margherite, ai fiorellini bianchi o fucsia del cisto sardo e altri ancora. E mentre osserviamo tanta bellezza passeggiando lentamente sulla sabbia che si insinua fra le dita, il mondo intorno sembra fermarsi. Si sentono solo il rumore delle onde, il vento che sussurra parole in una lingua strana e il rumore dei rami mossi dalla brezza. Sulla pelle un brivido e nell’aria il sapore della salsedine che si mescola agli intensi profumi della macchia mediterranea. Nient’altro. 

4. Esplorare le città più belle di Sardegna

Bosa, Sardegna

Alghero, Cagliari, Bosa, Carloforte. Queste sono quattro città sparse in diversi punti dell’isola dove la storia unita alla fantasia della gente ha fatto nascere dei luoghi molto differenti fra loro per identità e carattere.

Alghero, nel nord-ovest, è la città spagnola di Sardegna. Il lungo periodo trascorso sotto il dominio catalano le ha lasciato un’impronta indelebile nelle usanze, nelle case che si affacciano sui vicoli del centro storico e nella lingua. Qui, infatti, un abitante su cinque parla ancora catalano, nella variante locale.

Percorrendo la strada litoranea verso sud si arriva a Bosa, uno dei borghi più pittoreschi d’Italia. L’immagine che resta indelebile nella mente di chi lo visita è il quartiere storico di sa Costa, con le sue case colorate che si inerpicano sulle pendici del colle di Serravalle, dominato dal castello dei Malaspina.

Cagliari, capoluogo della ragione, è una città grande e vivace. Sorge nel sud dell’isola e offre scorci con vista sul mare, terrazze panoramiche e vie dello shopping. Nei quattro quartieri storici custodisce vicende millenarie e il Poetto è la spiaggia cittadina lunga otto chilometri. Qui, sul lungomare, la notte si accende con i suoi ristoranti, locali e intrattenimenti. Se salirete sopra la Sella del Diavolo, il promontorio che separa il Poetto da Calamosca, non avete idea dello spettacolo che si aprirà davanti ai vostri occhi. Non avete idea…

Nell’estremo sud-ovest, sull’isola di San Pietro, sorge la bellissima Carloforte. È una cittadina fondata da famiglie liguri inserita fra i borghi più belli d’Italia, che conserva ancora lingua e cultura dei suoi fondatori.

In Sardegna, tra gente rimasta appartata e quasi isolata dal resto del mondo, si prolunga, più che nelle altre regioni, una facoltà primitiva di mescolare la realtà alla leggenda e al sogno.

Guido Piovene

3. Assistere agli eventi più importanti di primavera

Festa di Sant'Efisio, Sardegna

È nelle feste popolari che capirete come non si possa scindere la Sardegna dalle sue usanze e dalla sua magia. È la terra della religiosità e delle superstizioni, del sacro e del profano, di rituali antichi che sono sopravvissuti al passare del tempo e dell’attaccamento alle proprie tradizioni.

Primavera in Gallura - Stazzi e cussogghj è la più grande manifestazione itinerante gallurese, un evento che vuole ripercorrere gli antichi sentieri della transumanza. La manifestazione fa rivivere, tappa dopo tappa, le usanze e le tradizioni tipiche della civiltà contadina locale, ne fa gustare i sapori, scoprire i prodotti artigianali.

I costumi tradizionali sardi sono un equilibrio perfetto fatto di disegni, gioielli, colori, dove i fili del tessuto creano un capolavoro, un racconto. Sono abiti che parlano, che narrano la vita dei vari paesi di Sardegna, ognuno in un modo tutto suo. La Cavalcata Sarda si svolge la penultima domenica di maggio a Sassari. È il più importante evento laico dell’isola: qui oltre tremila costumi in rappresentanza dei comuni di tutta la Sardegna sfilano per le strade dando vita a uno spettacolo indimenticabile. La mattina è il momento del corteo, il primo pomeriggio è la volta delle pariglie, in cui i più coraggiosi cavalieri sardi si esibiscono con acrobazie sui cavalli in corsa. La sera, infine, i gruppi folk isolani cantano le melodie della loro terra.

La festa di Sant’Efisio dal 1652 è la più importante manifestazione religiosa e culturale di Sardegna. Ogni anno dall’1 al 4 maggio va in scena una processione grandiosa e commovente a cui partecipano fedeli da ogni parte dell’isola. A piedi, a cavallo o su carri decorati (“traccas”) trainati dai buoi, accompagnano la statua del santo in un pellegrinaggio che da Cagliari arriva sino alla chiesetta di Nora, l’antica città situata sul promontorio di capo Pula, luogo del martirio.

Il “grande cammino” di Sant’Efisio è lungo quasi sessanta chilometri in cui un profondo senso di spiritualità si fonde ai paesaggi mozzafiato che si attraversano. La processione prevede varie tappe: da Cagliari si dirige a La Maddalena spiaggia di Capoterra, per poi raggiungere Sarroch, Villa San Pietro e arrivare così a Pula e al sito archeologico della vecchia città fenicia e romana di Nora. La chiesetta di Sant’Efisio sorge qui, a pochi metri dal mare, ed è un luogo a cui gli abitanti del posto sono legatissimi. Questi eventi hanno davvero un incomparabile fascino, così come i luoghi che coinvolgono, quindi non perdete l’occasione per visitare un territorio tanto ricco di bellezze naturalistiche e storiche.

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Lo strano è proprio che un paese di roccia, anziché dare il senso della realtà, ci sembri fatto col tessuto impalpabile delle immaginazioni.

Guido Piovene

2. Scorpire le grotte ipogee: il mondo nascosto di Sardegna

Grotta di Nettuno, Alghero

Sembrano delle vere e proprie regge nascoste nel cuore di montagne o promontori, modellate dalla forza dell’acqua che nel corso dei millenni ha dato loro la forma che desiderava. Stalattiti e stalagmiti, cavità ampie che sembrano saloni, rocce lisce dalle tinte pastello… e talvolta luogo di leggende.

All’interno del promontorio di Capo Caccia, nel territorio di Alghero, giace un enorme tesoro nascosto. È la grotta di Nettuno, che si dice sia da sempre il rifugio del dio del mare, un vero mondo sotterraneo, lussuoso e antico.

Accanto alle miniere dell’Iglesiente, nella parte sud-occidentale della Sardegna, esiste una magia sotterranea: le grotte di su Mannau, nel territorio di Fluminimaggiore, un complesso carsico nato 540 milioni di anni fa. Al suo interno esiste un antico tempio ipogeo di epoca prenuragica, in cui si praticavano i riti del culto dell’acqua. Vi ritroverete a camminare su passerelle sospese su sale, cascatelle e laghetti limpidi dove vive un ospite piccolo piccolo, quasi trasparente, ma unico al mondo: un gamberetto di nome Stenasellus Nuragicus.

Sempre nel territorio del Sulcis, all’interno del Monte Meana, le grotte di is Zuddas hanno formazioni rocciose uniche al mondo dalle forme bizzarre, che sembrano essersi formate sfidando la forza di gravità.

1. Visitare i siti minerari abbandonati

Miniera di Naracauli - Laveria Brassey

In Sardegna esiste un parco unico al mondo, dove poter scoprire un pezzo di storia dell’isola che ha modellato il paesaggio e la cultura della gente, e che ha lasciato dietro di sé tracce indelebili e affascinanti. Il Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna raggruppa otto aree che hanno in comune un passato legato all’industria mineraria. Ciò che oggi rimane sono suggestive e ciclopiche miniere, villaggi abbandonati e musei, fra itinerari selvaggi e panorami mozzafiato. Iniziamo dal sud, dall’ingresso di un tunnel scavato in una roccia a strapiombo sul mare, di fronte allo scenario del faraglione di Pan di Zucchero. È Porto Flavia, nel territorio di Iglesias, un’ardita opera di ingegneria realizzata negli anni Venti del Novecento, che serviva per imbarcare direttamente sulle navi i minerali estratti dalle miniere di Masua.

Questo “pezzo di storia sarda” incisa a colpi di scalpello si può scoprire in tantissimi altri siti, come nei resti di villaggi fantasma disseminati per l’isola. Qui, se ascoltiamo il silenzio, sembra di udire ancora il rumore cadenzato di una vita di fatiche e si avverte un alone di mistero a volte quasi inquietante. Ne citiamo due. Immersi nella natura del Medio Campidano, giacciono i ruderi abbandonati della miniera di Naracauli, chiamata anche laveria Brassey. Nel nord-ovest dell’isola, Open Mar-Miniera Argentiera è il primo museo minerario a cielo aperto, un luogo fermo nel tempo dove impianti dismessi e un borgo disabitato fanno capolino su un mare più blu del solito.

Non è così la Sardegna, dove ogni spazio apparentemente conquistato nasconde un oltre che non si fa mai cogliere immediatamente, conservando la misteriosa verginità delle cose solo sfiorate.

Michela Murgia

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