Tutti lo conoscono, in pochi lo parlano e quasi nessuno lo comprende

Il dialetto barese con la sua vivacità e complessità risulta quasi indecifrabile per tutti i forestieri che lo ascoltano. Con il suo mix di influenze arabe, spagnole, francesi, latine e greche, l’uso di questa lingua pittoresca rende unica e indistinguibile l’identificazione e l’appartenenza a questa ristretta area geografica ma richiede alcune semplici regole per poterla comprendere e soprattutto parlare. 

Partiamo dalle basi...

Il dialetto barese viene parlato principalmente nella zona di Bari e provincia. Non Bèri e neanche Baeri. Il raddoppiamento consonantico è sempre d’obbligo, così come l’ultima vocale o addirittura sillabazione viene sempre sfumata fino a diventare muta. Le vocali, invece, si comportano come in una curva discendente per poi risalire verso la consonante successiva. Nel caso specifico della parola Bari, la lettera “b” viene automaticamente raddoppiata, la “a” cade come se fosse su una montagna russa, risale per dare spazio alla “r” e come conferma la regola generale l’ultima vocale rimane muta. Il risultato finale, pertanto, sarà Bbàr.
La particolarità e il folklore di questo dialetto è che varia e muta a seconda della distanza dall’epicentro, assumendo diverse sfumature e connotazioni impercettibili o addirittura significative.
Ad esempio, spostandosi verso l’entroterra pugliese, a soli 20km di distanza dalla città vecchia, a Sannicandro, piccolo paesino in provincia, l’usuale espressione barese “ce ué” tradotta letteralmente come “cosa vuoi” e usata in gergo con l’intento di porre la domanda “come posso aiutarti”, trasforma completamente il dittongo “ué” diventando “ce dàie”.
Come si evince, a distanza di pochi chilometri cambiano intonazione, parole o addirittura espressioni e modi di dire. Ne è un esempio di questa variante dialettale la città di Bitonto, in cui una comune espressione rafforzativa che va ad indicare il non voler ripetere ulteriormente un medesimo concetto, espressa in dialetto barese con la locuzione “com t ua disc?” (tradotto letteralmente “come te lo devo dire”), in bitontino cambia completamente in quanto la vocale “o” viene pronunciata “àu”, la vocale “a” diventa dittongo “eu” con il conseguente risultato di: “Caúme te u àgghie a ddóice?”.
I colori e le varianti fonetiche di questa meravigliosa lingua sono infiniti, così come sono numerosi i paesi della provincia di Bari che con la loro storia, cultura e tradizione regalano esperienze uniche e straordinarie. I momenti che contrassegnano proprio questa irripetibilità sono le feste patronali, ossia festeggiamenti in onore del santo patrono della città che coinvolgono l’intero comune. Regina delle feste patronali della provincia di Bari è il comune di Adelfia, piccolo paesino a ridosso dei primi pendii delle Murge centrali a soli 13km da Bari.
In quest’area, nata dalla fusione di due antichi centri storici, è possibile assistere allo spettacolo dei fuochi pirotecnici nel mese di novembre in onore della festa di San Trifone; alla festa della Madonna della Stella durante la festività pasquale; ai festeggiamenti in onore di San Vittoriano nell’ultima domenica di luglio a Canneto o perché no semplicemente godersi una spensierata serata in uno dei locali di quest’ultimo rione. Sito in una location dal carattere storico e rimodernata in chiave contemporanea, il Namastè coffee&lounge bar, è sicuramente un pub dal carattere originale dove poter trascorrere una piacevole serata. Che sia una sosta per un caffè la mattina, o per una birra la sera ascoltando musica live, questo locale casual e giovanile vi sorprenderà per la sua accoglienza e varietà dell’offerta.  

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