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Aquileia è una cittadina che si trova nel Friuli-Venezia Giulia che sorge sulle rive del fiume Natisone. Nel 1998 diviene protagonista dell’importante riconoscimento UNESCO per la sua vasta ed estesa zona archeologica, testimonianza di un’antica città romana altamente prestigiosa, e per la sua Basilica Patriarcale, culla del Cristianesimo in Europa Centrale.

L’area archeologica e la Basilica Patriarcale di Aquileia vengono dichiarati patrimonio UNESCO nel 1998, per la loro importanza storica, archeologica, culturale ed antropologica.

Il Patrimonio dell’Umanità comprende tutti gli elementi che contribuiscono a giustificare il suo eccezionale valore universale, sintetizzandolo in tre criteri di iscrizione:

• Aquileia era una delle città più importanti e ricche dell’Impero Romano;

• È il più completo esempio di città dell’antica Roma nell’area del Mediterraneo, in quanto la maggior parte di essa è rimasta ancora intatta e sepolta;

• Il complesso della Basilica Patriarcale di Aquileia è testimonianza del ruolo decisivo nella diffusione del Cristianesimo in Europa nel primo Medioevo.

Le origini di Aquileia: una delle città più importanti dell’Impero Romano

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Aquileia ha avuto un passato estremamente importante. Venne fondata nel 181 a.C. dai Romani che qui vi fondarono una città. Si sviluppa, inizialmente, in quanto città militare, con un contingente 3500 soldati.

Il foro aveva un impianto rettangolare che si estendeva seguendo lo stesso sviluppo urbanistico. La città era anche caratterizzata da un porto, che col passare del tempo la rende importante anche sotto il profilo commerciale.

La particolarità di questo porto è che, nonostante ancora oggi la città si estenda fino al mare, esso era costituito lungo il fiume. Lo sviluppo dei traffici commerciali lungo il suo porto fluviale fa sì che la città di Aquileia cresca sempre di più: nel I sec. d.C. arriva a contare circa 180mila abitanti, diventando la quarta città più importante dell’Impero Romano in Italia, dopo Roma, Milano e Capua.

Purtroppo però, dopo aver resistito a numerose incursioni barbare, non riuscirà a sopravvivere agli attacchi di Attila e suoi Unni a metà del V sec.. La città verrà completamente rasa al suolo e a sopravvivere sarà solo la sua Basilica che rimarrà per sempre il simbolo della cristianità del luogo e della cittadina.

La nascita della Basilica Patriarcale di Aquileia

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La Basilica Patriarcale di Aquileia vede la luce nel 314 d.C., all’indomani dell’Editto di Milano, emanato dall’Imperatore Costantino, che poneva termine alle persecuzioni religiose.

La chiesa venne fortemente voluta dal vescovo Teodoro, che aveva un intento ben preciso: rendere la chiesa non soltanto un luogo di culto, ma un vero e proprio catechismo in cui insegnare la religione cristiana. Infatti, nel progetto iniziale, la basilica disponeva di due aule: una esposta a sud, utilizzata per l’insegnamento della religione cristiana, ed un’altra esposta a nord, utilizzata per le cerimonie religiose. Le due aule erano poi collegate da un corridoio che fungeva da aula di raccordo, e nella quale si poteva ammirare l’immenso pavimento a mosaico. L’idea del vescovo Teodoro era proprio quella che, entrando all’interno di quest’aula, si creasse un vero e proprio cammino di fede che avrebbe condotto i catecumeni alla fede e alla conoscenza della religione cristiana.

Oggi la basilica non si presenta più sotto queste sembianze, nel corso dei secoli verrà distrutta e ricostruita per ben quattro volte, cambiando ripetutamente il suo assetto architettonico e vedendo il sovrapporsi delle nuove costruzioni alle precedenti.

Il pavimento maiolicato della Basilica di Aquileia

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Il pavimento della Basilica Patriarcale di Aquileia è costituito da uno stupendo mosaico risalente al IV sec. e riportato alla luce dagli archeologi nel 1909. Coi suoi 700 metri quadrati, si tratta del più esteso pavimento a mosaico di tutto l’Occidente latino.

Su di esso, un susseguirsi di figure simboliche e scene allegoriche. Fra queste, la raffigurazione della Storia di Giona e la Balena: abbiamo un mare costituito 153 pesci, uno diverso dall’altro, che rappresentano i 153 popoli conosciuti all’epoca; è quindi un modo di rappresentare il mondo all’interno del mosaico.

Da citare anche La scena del Buon Pastore, con in mano un flauto di pan con il quale attira tanti animali diversi, simbolo delle tante persona di lingua e cultura diversa disposte a seguire la parola di Dio.

L’abside della Basilica di Aquileia

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Sull’abside della Basilica Patriarcale di Aquileia vi è un maestoso affresco risalente al 1031. L’abside e, di conseguenza, il suo affresco furono fortemente voluti dal Patriarca Poppone, che richiese espressamente da rappresentare la Vergine Maria in trono col Bambino, per dedicare la basilica ad Aquileia ed affermare che la città era la Madre del vero Patriarcato.

Nell’affresco, la Madonna è poi circondata da coloro i quali che sono considerati i simboli della fede cristiana locale: San Marco evangelista e i santi martiri Fortunato ed Ermacora.

La cripta degli affreschi della Basilica di Aquileia

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I santi presenti nell’abside, li ritroviamo all’interno della cripta degli affreschi. La struttura architettonica risale al IX sec. mentre gli affreschi sono del XII sec.: ben 19 scene che raccontano le origini del Cristianesimo ad Aquileia e la vita dei santi Ermacora e Fortunato.

Fra questi, il momento in cui San Marco arriva ad Aquileia: inviato da San Pietro per evangelizzare la città, egli rimarrà particolarmente colpito dalla forte fede di Ermagora, tanto da decidere di portarlo a Roma e farlo consacrare come vescovo. Una volta nominato vescovo e tornato ad Aquileia, Ermagora nominerà Fortunato suo diacono ed insieme continueranno ad evangelizzare la città e tutte le zone limitrofe. Ovviamente la loro storia avrà un tragico epilogo, concludendosi col martirio.

Il Santo Sepolcro e la cripta degli scavi

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Prima di uscire dalla Basilica di Aquileia, troviamo il Santo Sepolcro, risalente all’XI sec., e che non è altro che una copia del sepolcro di Cristo, presente nella Chiesa Anástasis di Gerusalemme.

Esso fa anche da ingresso alla cripta degli scavi, che è la zona archeologica sotterranea che circonda il campanile. Qui sono visibili resti archeologici che interessano quattro epoche diverse, mentre il livello inferiore conserva i mosaici di una casa romana risalente alla fine del V sec. a.C..

Il battistero e il campanile

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A completare la struttura della Basilica Patriarcale è la struttura che si trova proprio all’opposto dell’ingresso della chiesa, cioè il battistero. Al centro, una vasca battesimale di forma esagonale che ha ai suoi vertici sei colonne che servivano come sostegno ad una copertura oggi non più esistente.

Infine, il campanile che si erige a una decina di metri dalla basilica. Esso fu edificato nella prima metà dell’XI sec. dal Patriarca Poppone ed innalzato ulteriormente nel XIV sec., arrivando a raggiungere gli attuali 73 metri d’altezza.

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