Il Cenacolo Vinciano è conservato nel refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie di Milano. Dichiarato patrimonio UNESCO nel 1980, ha una storia interessante e ricca di curiosità. Ha resistito a restauri e bombardamenti ed è ancora oggi visibile in tutto il suo splendore.

All’interno del Convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie a Milano si trova uno dei capolavori più celebri del maestro Leonardo Da Vinci: il Cenacolo, più comunemente conosciuto come "L'Ultima Cena". Si tratta di una originale rappresentazione dell’Ultima Cena realizzata con una nuova ed innovativa tecnica pittorica ideata dal genio di Leonardo. D’altronde, quando si parla dell’artista, ingegnere ed inventore Da Vinci, originalità ed innovazione sono le parole chiave da utilizzare.


La storia

L’artista fiorentino la dipinse su commissione di Ludovico il Moro (duca di Milano) tra il 1494 e il 1497 sulla parete del refettorio del Convento milanese. La città di Milano fu sempre cara a Leonardo che, proprio qui poté dare vita alle sue invenzioni più eccezionali e ad alcune delle opere più celebri.

L’edificazione di Santa Maria delle Grazie cominciò nel 1463. Nella sua costruzione incontriamo due fasi importanti: quella dell’architetto Guiniforte Solari, ingegnere capo della fabbrica del Duomo e della Certosa di Pavia, e una seconda fase datata tra il 1480 e il 1497. Nel 1492, Ludovico Sforza incaricò Donato Bramante, uno dei più ricercati architetti della penisola, di intervenire sull’edificio poiché desiderava ampliarlo e collocarvi all’interno le sue spoglie e quelle di sua moglie.

Il complesso è appunto costituito dalla chiesa e dal convento composto da una basilica, una biblioteca, tre chiostri e un refettorio. È proprio in quest’ultima sala, ed in particolare nella parete nord, che si colloca il capolavoro vinciano.

Il sito fu gravemente danneggiato dai bombardamenti del 1943, ma poi completamente restaurato e rinnovato. L'Ultima Cena, miracolosamente sopravvisse ai bombardamenti alleati. Si hanno testimonianze di lavori di restauro dal Settecento fino ai giorni nostri.


L’opera

Il dipinto trasforma radicalmente l’interpretazione classica dell’Ultima Cena. Vi è raffigurato un momento molto particolare della vicenda, forse il più intenso. Gesù è rappresentato fra i dodici apostoli subito dopo la sua dichiarazione “uno di voi mi tradirà”. Ogni apostolo, ritratto secondo specifiche e distinte espressioni, si domanda chi possa essere il traditore. In questa immagine, Leonardo si sofferma sulle reazioni ed emozioni scaturite dalle parole di Gesù.

Per l’Ultima Cena, l’artista scelse di non utilizzare la tecnica dell’affresco, poiché aveva necessità di intervenire assiduamente e modificare i dettagli dell’opera. Su un doppio strato di intonaco, Leonardo applicò la tempera mescolata all’olio, direttamente sul muro a secco. In questo modo poteva correggere l’opera giorno dopo giorno in base ai suoi numerosi ripensamenti ed ottenere un effetto straordinariamente realistico, cogliendo ogni sfumatura della luce sui volti degli apostoli e gli oggetti raffigurati.

Sfortunatamente la tecnica innovativa utilizzata da Leonardo si rivelò assai delicata. Come già accennato, nel corso del tempo, il Cenacolo ha avuto bisogno di continui restauri, l’ultimo delle quali terminato, dopo 20 anni di lavori, nel 1999. Data la sua fragilità, il dipinto non è mai stato spostato dalla sede originaria dove ancora risiede sotto gli occhi di centinaia di visitatori.

Attualmente, uno degli aspetti più importanti e difficili della conservazione dell'affresco è legato all'inquinamento causato proprio dal gran numero di turisti. Viene eseguito un monitoraggio continuo per garantire condizioni atmosferiche ottimali all'interno del refettorio ed evitare così il deterioramento dell’opera.



Patrimonio Mondiale UNESCO

Il complesso di Santa Maria delle Grazie e del Cenacolo è stato iscritto nella lista UNESCO come Patrimonio dell’Umanità nel 1980, a Parigi. Secondo quanto scritto dalla commissione esaminatrice l’opera “è una realizzazione artistica unica, di un valore eccezionale universale che trascende tutte le contingenze storiche” che “ha esercitato un’influenza considerevole, non soltanto sullo sviluppo di un tema iconografico ma anche sul destino della pittura” e che “non è esagerato affermare che la sua realizzazione ha aperto una nuova era nella storia dell’arte”.

I valori attribuiti all’opera dalla Commissione UNESCO, dunque, risiedono nel magistrale utilizzo di una nuova tecnica pittorica e nell’attenzione alla rappresentazione iconografica; ma noi spettatori di questa opera senza tempo possiamo aggiungere un valore in più: il valore emozionale che la visione di questo scenario scaturisce in chiunque osservi e si immedesimi nelle reazioni dei personaggi rappresentati. Ci sembra di immergerci in quello specifico momento, di ascoltare le parole di Cristo raffigurato al centro.


Il Cenacolo è uno dei dipinti più famosi del Rinascimento italiano e della storia dell’arte in generale. Milioni di visitatori vengono da ogni parte del mondo per ammirare questo patrimonio UNESCO. La particolarità di questo bene è anche nella sua fragilità. La difficile tecnica utilizzata, i continui restauri lo hanno reso famoso non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua storia unica come il genio che gli diede vita.

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