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Descritto da Goethe nella sua opera “Viaggio in Italia” e definito da Luigi Vanvitelli come una “ragazzata”, il presepe napoletano è l’emblema del Natale. Ecco 5 curiosità sul Presepe Napoletano.

A Napoli, il primo presepe (o presepio) lo vediamo nel 1340, regalato dalla regina Sancia D’Aragona, moglie di Roberto D’Angiò, alle monache Clarisse. Era composto semplicemente da grotta, animali e figure sacre. Di esso, il Museo Nazionale San Martino di Napoli ne conserva la statua della Madonna.

Ma il vero inventore del presepe napoletano, così come lo conosciamo, è stato San Gaetano da Thiene. Sulla spinta di San Francesco, decise di andare oltre la rappresentazione della sola Natività, che c’era stata fino al ‘600, e diede maggior valore anche al resto dello scenario, riempiendolo di personaggi e luoghi che mescolavano il sacro e il profano.

Cavalcando l’onda del rinnovo culturale e artistico della città, negli anni in cui regnò Carlo III di Borbone, anche il presepe napoletano acquisì nuovi valori. Tant’è che anche il re ne volle uno prettamente per la sua corte, da esporre alla Reggia di Caserta (ancora oggi visitabile).

Cambiarono i committenti: non più soltanto i religiosi, ma anche i ricchi e i nobili. Gli artigiani o i “figurari” napoletani iniziarono a sbizzarrirsi realizzando statuette di vario tipo, personaggi di vita quotidiana che come per magia sono rimasti nel tempo incollati e onnipresenti dal settecento ai nostri attuali presepi.

Ebbene, questo è un accenno di storia sul presepe napoletano. Ma quanto altro ci sarebbe da sapere? Visit Italy ha raccolto per voi 5 curiosità.

Un altro svago che è caratteristico dei napoletani, il presepe […]; si costruisce un leggero palchetto a forma di capanna, tutto adorno di alberi e di alberelli sempre verdi; e là ci si mette la Madonna, il bambino Gesù

J.W. Goethe

Il Presepe Napoletano del ‘700

Presepe napoletano

Il Presepe Napoletano vive il suo periodo d’oro nel ‘700, uscendo dalle chiese dove era oggetto di devozione religiosa per entrare nelle dimore dell'aristocrazia. Giuseppe Sanmartino (autore del Cristo Velato) è forse stato il più grande scultore napoletano del Settecento: abilissimo a plasmare figure in terracotta e a dare inizio a una vera scuola di artisti del presepio.

Tra i presepi napoletani del ‘700, il più conosciuto è quello donato dallo scrittore Michele Cuciniello, che in pieno Ottocento iniziò a collezionare pastori. La sua raccolta di piccole sculture fu ospitata dal Museo di San Martino, dove tutt’oggi si può ammirare. Fu lo stesso Cuciniello ad occuparsi dell’allestimento dello “scoglio” (la scenografia in sughero), realizzando un effetto scenografico di grande suggestione che tutt’oggi colpisce i suoi ammiratori.

Dove sono i Re Magi nel Presepe Napoletano?

Re Magi

I Re Magi, conosciuti coi nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, non possono di certo mancare sul presepe napoletano, regalandogli un tocco di Oriente. Secondo i libri che ne parlano, sembra che tanto tempo fa la presenza dei Re Magi fosse stata aggiunta sul presepe napoletano in seguito agli scambi commerciali e alle visite di ricchi uomini di origini orientali che si fermavano nel porto di Napoli per concludere i propri affari e influenzavano la cultura partenopea con i propri racconti.

Ma c’è anche un motivo in più che carica di attenzione il movimento dei Re Magi sul presepe napoletano. Quando nell’antica Napoli si avvicinava il periodo natalizio, si era soliti spostare i Re Magi sul presepe dall’inizio delle feste fino al giorno dell’Epifania. Questo per simboleggiare lo storico e leggendario viaggio dei Re Magi per incontrare Gesù Bambino.

Il curioso caso del quarto Re Magio

Sempre a proposito dei Re Magi sul presepe napoletano, c’è un’altra leggenda che gira al riguardo. Sul presepe settecentesco compare un quarto Magio, per l’esattezza una donna con vesti esotiche, battezzata ironicamente dai napoletani la Re Magia.

La donna, dal volto lucente ed i lineamenti eleganti, a volte dalla pelle chiara e a volte scura, non sarebbe altro che Diana, personificazione della Luna e del principio universale femminile. Viene chiamata “La Georgiana” e segue i re Magi a piedi oppure su una portantina sorretta dai servitori.

Ogni pastore del presepe napoletano è un simbolo

Tutti i personaggi del presepe acquisiscono un valore simbolico fondamentale.

• Le lavandaie: stendono i panni (rigorosamente bianchi per indicare la verginità) della Vergine Maria e sono le levatrici che accorrono per aiutare la giovane Madonna.

• Il cacciatore e il pescatore: assieme rappresentano il ciclo della vita (il cacciatore è la morte e il pescatore è la vita). Inoltre la vita eterna e l’ immortalità sono associate spesso alla figura dei pesci: lo stesso Cristo, ai tempi delle persecuzioni ai cristiani, veniva indicato “in codice” con il simbolo di un pesce.

• Il Pastore della Meraviglia: in lui c’è tutta la meraviglia nella scoperta del divino, l’incontenibile sorpresa dell’uomo che viene in contatto con qualcosa di immenso. Per alcuni sarebbe lo stesso Benino risvegliato dal sonno.

• Il vinaio Cicci Bacco: raffigurato seduto su una botte alla guida di un carro. Pagano tra i cristiani è la rappresentazione del dio Bacco.

• Zi’ Vicienzo e zi’ Pascale: i due compari rappresentano rispettivamente il Carnevale e la Morte. Infatti, del secondo, a Napoli si narra, che il suo cranio sarebbe uno di quelli conservati al Cimitero delle Fontanelle e al quale chiedere consiglio se quali numeri giocare al Lotto.

• Stefania o zingara: una giovane donna alla quale gli angeli vietarono di andare a visitare Gesù bambino, perché né sposata e né con figli. Allora Stefania prese una pietra, l’avvolse in un panno e finse che fosse il suo figlioletto. Ingannando gli angeli riuscì ad arrivare al cospetto di Gesù il giorno dopo e alla presenza di Maria avvenne il miracolo: la pietra starnutì e divenne un bambino, Santo Stefano, che si festeggia il 26 dicembre.

Questi sono solo alcuni dei personaggi più famosi del presepe, la tradizione ne conterebbe circa 72, poiché il 72 nella Smorfia Napoletana è il numero della Meraviglia, giacché l’intento è quello di stupire.

Benino: il pastore che sognò il presepe

Davvero immancabile su ogni presepe napoletano che si rispetti è la figura di Benino, il pastore dormiente. In molti erroneamente pensano che suo nome sia Benito, ma in realtà è soltanto una storpiatura diffusasi durante il ventennio fascista.

Posizionato solitamente molto lontano dalla grotta con il bambinello, Benino, non è altro che il pastorello dormiente del presepe a cui gli angeli annunciano la nascita del Bambin Gesù. Ma c’è un’altra leggenda che dice che Benino non stesse altro che sognando lo stesso presepe. Infatti, sempre secondo la leggenda, il presepe nasce proprio grazie al sogno di Benino, ed è quindi importante che nessuno lo svegli, altrimenti lo stesso presepe scomparirebbe.

Invece, per quanto riguarda il significato del suo personaggio, Benino rappresenta il genere umano, che prima della nascita di Gesù stava dormendo e con l’Avvento si risveglia da questo stato vegetativo. Numerosi gli scrittori che hanno raccontato la figura di Benino e dei pastori dormienti che vengono svegliati dagli angeli, tra tutti il poeta latino Virgilio (napoletano d’origine) che ne parla nelle Bucoliche.

Un mercante al mese

Restando in tema pastori, non c’è presepe napoletano di tradizione settecentesca nel quale manchi il mercato. Le varie attività lavorative sono una rappresentazione delle principali attività commerciali che si svolgono durante tutto l’anno. Quindi, per ogni mercante un mese:

• Gennaio: macellaio o salumiere

• Febbraio: venditore di ricotta o formaggio

• Marzo: pollivendolo

• Aprile: venditore di uova

• Maggio: una donna che vende ciliegie

• Giugno: panettiere

• Luglio: venditore di pomodori

• Agosto: venditore di cocomeri

• Settembre: contadino o seminatore

• Ottobre: vinaio

• Novembre: venditore di castagne

• Dicembre: pescivendolo.

Niente è casuale sul presepe napoletano

Nulla si trova per caso sul presepe napoletano, tutto risponde a regole ben precise. A cominciare dalla sua struttura, in gergo lo "scoglio", ovvero l’insieme costituito da materiali tradizionali come il sughero, il legno, la cartapesta che costituiscono il “masso presepiale” sul quale vengono sistemati i pastori.

Nel presepe napoletano non mancano determinati elementi, quali:

• il fiume: l’acqua che scorre è un simbolo legato alla morte e alla nascita divina. Nel caso della religione cristiana, richiama al liquido del feto materno ma, allo stesso tempo, il fiume è l’Acheronte che traghetta i dannati;

• il ponte: che attraversa il fiume e chiaro simbolo di passaggio. Alcune favole napoletane raccontano di tre bambini uccisi e seppelliti nelle fondamenta di un ponte allo scopo di tenere magicamente salde le arcate. Rappresenta quindi un passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti;

• il pozzo: collegamento tra la superfice e le acque sotterranee, la sua storia è ricca di aneddoti e superstizioni, che ne fanno un luogo di paura. Una su tutte, quella per la quale un tempo ci si guardava bene dall’attingervi l’acqua nella notte di Natale, perché si credeva che l’acqua contenesse spiriti diabolici capaci di possedere le persone che l’avessero bevuta;

• l’osteria: riconduce in primo luogo ai rischi del viaggiare. In contrasto con ciò che narra il Vangelo del rifiuto di ospitare la Sacra Famiglia, in essa si svolge un banchetto, simbolo delle cattiverie del mondo che la nascita di Gesù illumina;

• il forno: evidente riferimento alla nuova dottrina cristiana che vede nel pane e nel vino i propri fondamenti (nell’eucarestia), oltre a rappresentare un mestiere tipicamente popolare;

• la chiesa e il crocifisso: la presenza di una chiesa, come anche del crocifisso, testimonia l'anacronismo del presepe napoletano che è ambientato nel '700.

San Gregorio Armeno: la via dei presepi

Via San Gregorio Armeno è la strada del centro storico di Napoli, diventata celebre per le botteghe artigiane dei presepi. Ma com’è che proprio questa strada si sia aggiudicata questa fama?

Le origini di San Gregorio Armeno sono da ricercarsi in un’epoca molto remota. Nella strada in epoca classica esisteva un tempio dedicato a Cerere, alla quale i cittadini offrivano come ex voto delle statuine di terracotta, fabbricate proprio nelle botteghe vicine. Naturalmente il presepe giunge in epoca molto più tarda, ma proprio il fatto che fosse sempre stata una strada di botteghe artigiane, ha fatto sì che l’evoluzione e il destino della strada fosse scritto.

Oggi via San Gregorio Armeno è nota in tutto il mondo come il centro espositivo delle botteghe artigianali, che per tutto l’anno realizzano statuine per i presepi, sia canoniche che originali. Solitamente gli eccentrici artigiani si divertono nel riprodurre ed esporre statuine di personaggi famosi dell’attualità.

Le esposizioni vere e proprie cominciano nel periodo attorno alle festività natalizie, solitamente dagli inizi di novembre al 6 gennaio.

"Ma a te… te piace 'o presepe??" "No. Nun me piace. Voglio 'a zuppa 'e latte!"

Natale in casa Cupiello, Eduardo de Filippo

La tradizione del Presepe Napoletano: un'arte tramandata da generazioni

Quello del presepe napoletano è un lascito culturale che non da segni di cedimento. Il segreto sta proprio nel suo realismo e nell’amore e la passione che l’artigiano ci mette. Non più solo un simbolo religioso, ma uno strumento descrittivo, identificativo e unificante della comunità di appartenenza, nella sua dettagliata composizione. Si potrebbe quasi dire che il presepe napoletano è stato e rimane un veicolo di identificazione della gens napoletana.

Sempre più giovani artisti si sono avvicinati e portano avanti questa meravigliosa arte. È questo il caso di Guglielmo Muoio, maestro d’arte napoletana del presepe. Noi di Visit Italy siamo stati gentilmente accolti nella sua bottega Ars Neapolitana, elegante atelier di arte presepiale e scultura sacra, sito in Via dei Tribunali 303, nei pressi della famosa San Gregorio Armeno.

Qui abbiamo potuto ammirarlo alle prese con le sue opere, dove ci ha spiegato quello che è tutto il processo di lavorazione per creare un pastore napoletano fatto a mano, in particolare lo abbiamo osservato durante l’esecuzione di una testa:

1. Da un pugno di argilla si dà forma e si modella il volto;

2. l’argilla è lavorata per circa 5 ore a più riprese nei dettagli;

3. per rappresentare al meglio il personaggio, Guglielmo prende ispirazione dagli antichi libri ed immagini del ‘700 napoletano;

4. in seguito, rimuove le impurità e rifinisce la figura;

5. ora la statuina deve rimanere ad asciugare per 12 ore, per poi passarne altre 9 in forno ad una temperatura che arriva a 920° C.

Tra un passaggio e l’altro Guglielmo ci racconta un po’ anche la sua storia e di come è nata questa sua passione per il presepe. Ci dice che si da ragazzino si è dedicato alla scultura e creazione di strutture presepiali come di consueto nella sua famiglia che in cui si tramanda da sempre proprio quello che è lo stile napoletano del ‘700 napoletano.

Osserviamo le tecniche scultoree di Guglielmo Muoio che esprimono sempre grande fisicità basata su una continua analisi della realtà contemporanea messa a confronto con le figure settecentesche. Guglielmo procede raccontandoci che dopo i suoi studi ad indirizzo umanistico, ha continuato iscrivendosi alla facoltà di Diagnostica e Restauro per i Beni Culturali, presso l’Università Suor Orsola Benincasa a Napoli, dove ha acquisito una più profonda e scientifica conoscenza dei materiali ed una consapevolezza storica dell’arte in cui opera.

Ma ecco che il racconto di Guglielmo Muoio si interrompe, il forno è pronto per essere aperto e le statue sono pronte per uscire. Guglielmo ne prende una in particolare, dice essere un Mandriano. C’è bisogno di aggiungervi gli occhi! Ed è così che Guglielmo prende un barattolo di perline di vetro su cui vi sono dipinti degli occhietti. Ne prende un paio e li usa sulla statuetta.

Procede ancora nel dipingerla e per farlo Guglielmo usa colori acrilici naturali. Ma ci spiega che potrebbe dipingerla anche ad olio. Per quanto riguarda il corpo della statuina si usa la paglia, mentre gambe e braccia sono in legno.

Ebbene, una volta pronta la nostra statuina occorre che abbia dei vestiti ed è qui che entra in gioco sua moglie Laura Loina, esperta nella sartoria e nel ricamo per pastori e santi in stile napoletano del ‘700. L’abbigliamento è in tessuto di taffetà di seta e pizzo.

La statuina, il pastore, è terminata ed anche il nostro tempo da trascorrere in bottega. Salutiamo Guglielmo e Laura, consapevoli di quanta passione e amore ci sia nel loro lavoro. La voglia di acculturarsi ed andare oltre le esperienze vissute nei laboratori famigliari. Tutto ciò ha donato al loro lavoro una maggiore sicurezza che si concretizza nel gesto rapido e incisivo e nel loro fare sapiente, ricco di colte citazioni e di una profonda spiritualità.

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