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Museo a cielo aperto, laboratorio sociale ed elegante centro immerso in una terra di boschi, castelli e Barocco. Ivrea è una cittadina di cui innamorarsi a un’ora da Torino.

Elegante e appartata, questa cittadina piemontese intima ma piena di carattere ha tutte le carte in regola per diventare la meta della vostra prossima gita fuori porta. Il suo nome è legato al proficuo retaggio della Olivetti, grazie alla quale è oggi un sito UNESCO di straordinario valore. Cosa vedere a Ivrea? Vi diamo qualche dritta.

Perché Ivrea è un sito UNESCO

Questo viaggio comincia nel passato. Dobbiamo infatti portare le lancette indietro di oltre mezzo secolo per capire cosa abbia rappresentato la Olivetti a livello sociale, culturale e imprenditoriale. È proprio grazie all’eredità della storica azienda produttrice di macchine da scrivere, calcolatrici meccaniche e tecnologie informatiche che Ivrea è Patrimonio UNESCO. 

Eppure, i 71 ettari di proprietà privata del sito sono uno spaccato modernissimo che parla di futuro. Qui sorgono 27 edifici progettati tra gli anni '30 e '60 dai più famosi architetti e urbanisti dell’epoca. Capolavori dello stile contemporaneo e razionalista che rifletto una visione innovativa dei rapporti produttivi e che hanno reso il comune piemontese la “città industriale del XX secolo”.

Ivrea concretizza un ideale di sviluppo urbano e architettonico forgiato su esigenze industriali e comunitarie. Edifici adibiti alla produzione, uffici amministrativi, residenze, mense, asili: tutto riflette il manifesto del Movimento Comunità fondato dallo stesso Olivetti nel 1947 e basato su un nuovo modello economico che ripensa i rapporti tra imprese e lavoratori. 

La Olivetti e la città industriale del XX secolo

Olivetti, la prima fabbrica nazionale di macchine per scrivere

Industriale dalla vasta cultura e una spiccata propensione all’umanesimo, nel 1932 Adriano Olivetti prende le redini della società creata dal padre Camillo. Ben presto capta la necessità di consolidare il legame tra territorio, dipendenti e realtà industriale.

La fabbrica fu un gioiello ispirato a idee rivoluzionarie la cui importanza non si limita alla straordinarietà delle intuizioni della sua produzione, in primis la spinta verso l’informatizzazione (la Programma 101 della Olivetti è considerata da alcuni studiosi il primo personal computer della storia).

Ciò che rese Ivrea un modello sociale oltre che economico fu infatti lo stretto rapporto tra fabbrica, design, territorio e persone. Un modello al cui centro c’era proprio il benessere dei dipendenti, il cui lavoro era inteso come momento essenziale, sì, ma non esclusivo della vita. 

Un contributo fondamentale in tal senso fu dato dai designer chiamati a progettare gli spazi che scandivano la vita lavorativa e sociale. Ambienti armonici e funzionali perfettamente integrati nel territorio, dove il moderno conviveva con l’antico senza divisioni di sorta tra spazi cittadini e aree produttive. 

Cosa vedere a Ivrea

Ivrea Castello delle Torri Rosse

Ivrea si raggiunge in un’ora d’auto da Torino. L’itinerario che vi proponiamo è perfetto per una giornata in questa cittadina defilata e vivace. 

Una buona idea per cominciare l’esplorazione di Ivrea è partire dal suo punto più alto, dove oltre a una magnifica vista a perdita d’occhio, troverete il simbolo cittadino ribattezzato da Giosuè Carducci “castello dalle rosse torri”. È un’imponente fortezza del XIV secolo dalla pianta trapezoidale e che fa fiera mostra delle sue torri cilindriche. 

Se osservate bene, noterete come una, quella di nord-ovest, sia diversa dalle “sorelle”: venne distrutta nel 1676 dopo essere stata colpita da un fulmine. Nel corso dei secoli, il complesso è stato presidio militare, residenza di campagna dei Savoia e carcere.

Nelle vicinanze incontrerete altri due edifici di grande importanza storica: il Palazzo del Vescovo e il Duomo. Quest’ultimo fu probabilmente eretto nel IV secolo sui resti di un tempio pagano e ha subito importanti modifiche fino all’800. Una volta oltrepassata la sua facciata neoclassica, ammirerete interni barocchi ricchi di stucchi e decorazioni.

Ponte Vecchio di Ivrea

Incamminatevi lungo Via della Cattedrale e visitate la piccola Chiesa di San Nicola: conserva al suo interno opere che testimoniano la diffusione dell’arte barocca nella zona nel Canavese. Giungete poi al Seminario Maggiore, un edificio con porticato e cortile interno che ospita la Biblioteca Diocesana. 

Dai portici di Piazza Ottinetti, dove ha sede il Museo Civico, una passeggiata di 5 minuti vi condurrà ai Giardini Giusiana, il cuore verde della città. Qui potrete ammirare la Torre di Santo Stefano, un campanile medievale che rappresenta ciò che rimane di un’abbazia del XII secolo. 

Resterete poi stupiti alla vista di un edificio incredibile: un palazzo dalle fattezze insolite che ricorda una macchina da scrivere. Si tratta di uno degli emblemi dell’innovazione apportata dall’Olivetti pensiero. Negli anni ’60, l’ex Hotel La Serra contava 55 piccole abitazioni, gallerie commerciali, una piscina, e un centro congressi.

Ivrea

Un’altra passeggiata, questa volta costeggiando Corso Re Umberto e il suggestivo panorama della Dora Baltea, il fiume che attraversa Ivrea, e arriverete a Piazza Ferruccio Nazionale. Qui si trova il Palazzo Civico, la sede del municipio da cui a Carnevale si affaccia la Mugnaia, icona dello storico evento eporediese. 

Imboccate Corso Cavour e attraversate il Ponte Vecchio: giungerete al Borghetto, una piccolo quartiere ricco di botteghe artigiane. 

Se poi volete scoprire l’architettura olivettiana, raggiungete Via Jervis: qui si snoda il MaAM, il Museo a Cielo Aperto dell’Architettura Moderna. Il percorso, nel cuore del quartier generale dell’azienda, vi farà scoprire gli edifici emblematici che hanno ridisegnato la struttura di Ivrea. 

Lo Storico Carnevale di Ivrea

Vezzosa Mugnaia, Carnevale di Ivrea

Oltre che per la Olivetti, Ivrea è famosa anche per il suo folcloristico Carnevale e per la battaglia delle arance. Ecco di cosa si tratta. 

Celebrato sin dal Medioevo, a Ivrea il Carnevale è la festa di una comunità. In origine, i festeggiamenti erano organizzati dai rioni rivali rappresentati dalle cinque parrocchie di San Grato, San Salvatore, Sant'Ulderico, San Lorenzo e San Maurizio. L’evento è particolarmente sentito dagli eporediesi, che in questa occasione ricordano la rivolta medioevale che portò alla nascita del libero Comune. 

Carnevale di Ivrea

Secondo la leggenda, ad innescare le sommosse fu la ribellione di Violetta, la giovane figlia del mugnaio, che per sfuggire allo ius primae noctis decapitò il tiranno. Non una semplice festa goliardica, dunque, ma una celebrazione dell’identità e dello spirito civico della comunità.  

Il cerimoniale, osservato con devota scrupolosità, è scandito da riti e popolato da personaggi pescati da epoche differenti: gli Abbà (sono dieci bambini che impersonano i priori delle cinque parrocchie cittadine), la Vezzosa Mugnaia, il Generale napoleonico alla guida dello Stato Maggiore, il Podestà, Pifferi e Tamburi.

La Battaglia delle Arance

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È una fiera tradizione cittadina, un grande gioco di ruolo che ogni anno fa rivivere in chiave goliardica la rivolta della popolazione di Ivrea per la libertà. Per tre giorni la sfida a colpi di frutta invade il centro storico. 

Da una parte il popolo interpretato da nove squadre di tiratori a piedi. Dall’altra i soldati del tiranno sui carri, anch’essi muniti di arance. D’obbligo indossare un berretto rosso (a simboleggiare l’adesione alla rivolta) per non essere colpiti!

Pare che durante il Medioevo ad essere lanciati come proiettili fossero dei fagioli. La consuetudine di tirare arance si diffonde nell’800 e trae spunto da una romantica schermaglia. Stando alla tradizione, per farsi notare dai giovani che prendevano parte alle parate, le ragazze del posto scaraventavano loro proprio delle succose arance. 

La pratica divenne usanza e la scherzosa guerra tra passanti in carrozza e spettatori dai balconi una prassi. È dopo la seconda guerra mondiale che la pacifica battaglia si delinea come oggi la conosciamo. Assistere all’evento senza prendervi parte si può: ci sono delle reti metalliche che proteggono spettatori e turisti. 

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