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Siete sicuri di sapere tutto sulle tradizioni più classiche del Natale italiano? Scommettiamo che qualcosa vi è sfuggito. Leggete fino alla fine, resterete sorpresi. 

Le vacanze si avvicinano, non fatevi cogliere impreparati! Il nostro vademecum a prova di Grinch vi svela l’essenziale sul Natale made in Italy

Gli ingredienti tipici dei Christmas movie ci sono tutti: mercatini dall’atmosfera festante, profumi di zenzero e cannella nella fredda aria dicembrina, luci e festoni da Winter Wonderland e la frenetica corsa ai regali.

Eppure questa è solo una parte dell’iconografia del Natale in Italia, dove le tradizioni sono antichissime e spesso talmente radicate da essere dei veri e propri elementi culturali e identitari che trascendono l’accostamento con le festività. 

Scoprite le curiosità e le tradizioni che ancora non conoscete sul periodo più magico dell’anno nel vostro paese preferito.

5. Zampognari: ecco chi sono e cosa suonano

Specie al centro e al sud, l’arrivo del Natale è anticipato da un suono ben preciso, forte e melodioso. Lo si sente nelle piazze e nelle strade che cominciano a rivestirsi di luci e addobbi; lo si ascolta provenire dalle chiese e anche da qualche casa. 

Gli zampognari sono un emblema delle festività, delle icone del Natale esattamente come l’albero e il presepe. In quest’ultimo, peraltro, sono presenze immancabili: difficile trovare una rappresentazione della Natività in cui manchi la coppia di suonatori. 

Ma chi è lo zampognaro? Il nome lo lascia intuire: un “suonatore di zampogna”, tipico strumento a fiato formato da una sacca di pelle di pecora e da una canna sonora (ma possono essercene anche di più). Le origini, manco a dirlo, sono antichissime e attingono ad un’epoca tanto lontana che il confine tra sacro e profano, mito e storia, è ormai pressoché sbiadito. 

Discendente dell’“imperiale” utriculus, strumento amato da Nerone e usato dai pastori per richiamare a sé il gregge, viene fatto risalire a Pan, il dio protettore delle campagne e dei pascoli. Durante il Medioevo si diffonde in Europa diversificandosi in varie tipologie territoriali (vedasi la cornamusa scozzese o la musette francese). 

Cosa c’entra la zampogna col Natale? Per scoprirlo, dobbiamo fare ancora una volta un passo indietro nel tempo. Abbiamo accennato a Pan: ebbene, questa divinità era associata al solstizio d’inverno e ai festeggiamenti per la rinascita del Sole, che culminavano alla fine di dicembre. 

L’avvento del cristianesimo ha sovrapposto il Natale a tali celebrazioni e dunque la zampogna, strumento che come abbiamo visto potremmo definire “pagano”, è lentamente divenuto un simbolo della nuova festività. 

La consacrazione avviene nella Napoli del XVIII secolo. Nel 1754 il vescovo Alfonso Maria de' Liguori firma uno dei canti natalizi più popolari in Italia, Tu scendi dalle stelle. Il brano diventa presto popolare, cantato per le strade dai lazzaroni (mendicanti) raggruppati dallo stesso Liguori e accompagnati dal suono della zampogna. 

Quella degli zampognari è una tradizione che si rinnova di anno in anno, portata avanti con fierezza e orgoglio da musicisti depositari di un’arte sì antica ma quantomai viva. 

4. La Befana: origine e significato di una “dolce” ricorrenza

Il rituale è lo stesso da secoli: la sera del 5 gennaio si appendono delle calze vuote al camino oppure ai piedi del letto. Nella notte, una vecchia signora dall’aspetto malandato e che si sposta vagando a cavallo di una scopa provvederà a riempirle: caramelle e cioccolatini per i più buoni, carbone e cenere per i monelli.

Ogni bambino in Italia sa che l’arrivo della Befana coincide con l’ultimo giorno della festività natalizie e l’imminente ripresa delle attività scolastiche. Sebbene dunque sia una celebrazione amatissima dai più piccoli, porta con sé un po’ di inevitabile malinconia. 

Del resto, come recita un famoso detto popolare, “l’Epifania tutte le feste le porta via”. Tuttavia, l’attesa dell’arrivo della Befana è indubbiamente uno degli appuntamenti più magici dell’infanzia, ma dove nasce questa festa?

La tradizione è arcaica, le origini sono difatti pagane e, come spesso accade, solo successivamente è stata inglobata nella cultura cristiana e inclusa nelle celebrazioni dell’Epifania. Già nel VI secolo a.C. era presente una figura assimilabile a quella della Befana e che rappresentava l’avvicendarsi delle stagioni, il vecchio che cede il passo al nuovo. 

La leggenda che la collega all’immaginario cristiano risale invece al XII secolo. Narra della donna che si rifiutò di dare indicazioni ai Re Magi diretti a Betlemme e di come, pentita, si mise lei stessa alla ricerca del piccolo Gesù portandosi dietro un sacco pieno di doni che regalò ai bimbi di tutte le case alle quali bussò durante il tragitto.

3. Il presepe: dove nasce e cosa rappresenta

Quando si parla di tradizioni natalizie, non si può evitare di menzionare quello che per molti appassionati è considerato un autentico oggetto di culto a sé stante. Il presepe rappresenta una delle costanti del Natale italiano e suscita ormai da secoli una grande fascinazione cui è difficile resiste, anche se non si è credenti. 

Secondo la tradizionale viene allestito il giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre, e mantenuto fino all’Epifania. Può limitarsi alla sola sacra famiglia o arrivare ad essere anche molto complesso e articolato, ricco di personaggi (pastori, artigiani e suonatori) e addirittura effetti scenici (giochi di luci e meccanismi automatizzati).

Il primo della storia fu realizzato nel 1223 a Greccio, piccolo borgo in provincia di Rieti. A volerlo fu San Francesco, che riprodusse la scena della Natività in maniera essenziale: il presepe vivente da lui progettato constava infatti della sola mangiatoia realizzata in una grotta e della presenza di un bue e un asinello.

La rappresentazione della Natività di San Francesco faceva rivivere per la prima volta uno degli eventi più sacri della cristianità. Il successo fu tale che cominciarono a fare la loro comparsa le prime riproduzioni con statuine e scenografia, prima nelle chiese e successivamente nelle case. Da Greccio dunque la pratica del presepe si espanse al resto d’Italia e si fece gradualmente tradizione. 

Nel XV secolo prese piede a Napoli, dove divenne arte ed elemento caratterizzante della cultura cittadina (visitate Via San Gregorio Armeno per verificare di persona di cosa stiamo parlando). Durante il ‘700, periodo di grande fortuna per l’arte presepiale, fu motivo di vanto per le famiglie nobili, che facevano a gara per accaparrarsi i più originali e sfarzosi.

2. Niente carne la viglia di Natale e lenticchie a Capodanno

La sera del 24 dicembre gli italiani si riuniscono a tavola per celebrare il Natale con gli affetti più cari. E se è vero che ogni regione ha le proprie peculiarità in merito ai piatti più tipici da servire, ce n’è una che mette d’accordo tutti: la viglia si mangia pesce (o comunque non si mangia carne).

Non si tratta di un precetto religioso, o almeno non più La Costituzione Apostolica Paenitemini del 1966 escluse infatti le vigilie dai giorni in cui si richiede l’astensione dal consumo di carne. Ad oggi, dunque, l’usanza di portare in tavola pietanze a base di pesce è perlopiù una consuetudine popolare

Le lenticchie a Capodanno sono invece un ingrediente fondamentale per ingraziarsi la sorte in vista del nuovo anno. Che sia davvero un legume fortunato? A voler credere alla leggenda, mangiarle la notte di San Silvestro assicurerebbe soldi e fortuna

L’usanza pare risalire all’antica Roma. All’epoca il Capodanno si festeggiava il 1 marzo e per l’occasione ci si scambiava un borsello (la scarsella) di lenticchie, con l’auspicio che durante il nuovo anno potessero tramutarsi in tante monete.

1. Un pot-pourri di tradizioni natalizie: dove trovare le più belle

Ogni regione ha le proprie particolarità e tradizioni che si rinnovano di anno in anno e che spaziano dalla cucina ai riti popolari e religiosi. Alcune sono davvero curiose. 

In Veneto ad esempio i doni ai più piccoli li porta Santa Lucia la notte tra il 12 e il 13 dicembre. La ricorrenza è attesa con particolare affetto a Verona, dove la centrale Piazza Bra si riempie dei “bancheti de Santa Lussia”, una fiera di prodotti tipici artigianali, dolcetti e altre specialità.

Anche in Sicilia il giorno di Santa Lucia è un appuntamento molto sentito. A Palermo nella fattispecie, il 13 dicembre si festeggia l’Arancina day. Ma cosa c’entra uno dei capisaldi dello street food italiano con la martire siracusana? 

La tradizione ha origine dalla terribile carestia che afflisse la città nel XVII secolo. Si tramanda che proprio il 13 dicembre 1646 apparve “per miracolo” un bastimento carico di grano. In ricordo dell’avvenimento, da allora i palermitani rinunciano per un giorno a pane e pasta in favore delle deliziose arancine. 

Tornando su un tema più classico, in Trentino Alto Adige i caratteristici mercatini di Natale sono una consuetudine irrinunciabile durante feste. In centri come Bolzano, Trento e Merano ne troverete di super suggestivi in un’atmosfera da film. 

Nelle Marche, sulla cittadina di Candelara cala ogni anno un clima unico e incantato: le luci si spengono per lasciare spazio al caldo bagliore di migliaia di candele che illuminano l’annuale mercatino di Natale regalando un’aura d’altri tempi. 

A Gorfignano, in Toscana, la vigilia è illuminata dai fuochi dei Natalicci, altissimi falò realizzati con un complesso intreccio di rami raccolti dai terreni boschivi nelle vicinanze. Secondo la tradizione, dal modo in cui bruciano le pire si può prevedere l’anno che si appresta a cominciare. 

Nel borgo medievale di Oratino ha luogo una delle tradizioni più fascinose del Molise. Un cero di 15 metri composto da rami secchi e canne viene portato in processione fino alla Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo e bruciato la notte della Vigilia. La mattina di Natale gli abitanti si radunano in piazza e raccolgono in segno di buon auspicio le ceneri grande falò.

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