Due giorni a Torino alla scoperta della prima capitale d’Italia, oggi sorprendente centro d’arte, cultura e gastronomia in continua evoluzione.

Torino si presenta al nostro arrivo con un cielo coperto di nuvole che in pochi minuti avrebbe velato il capoluogo piemontese di una leggera pioggerella autunnale. Il primo impatto è spiazzante. Intuiamo subito di trovarci al cospetto di una città particolarissima, antica e avveniristica, generosa e riservata. Un po’ come i torinesi, schivi ma sempre pronti a rispondere alle nostre richieste da turisti impreparati con un sorriso e un consiglio su dove bere l’autentico bicerin o addentare il miglior tramezzino (che, a proposito, nacque proprio qui nel 1926). Torino è molte cose, una terra d’avanguardie e tradizioni, nobile e sovversiva, nursery per vocazione di innovazioni tanto nell’industria quanto nella cucina. Due giorni sono pochi per approfondire la conoscenza con questa elegante ed ingegnosa signora, ma sufficienti perché scocchi la scintilla.

Giorno 1

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La pioggia non rovina i nostri piani di conquista, merito dei 18 chilometri di portici monumentali che dal 1600 incorniciano l’architettura del centro. Tra i più belli, quelli che corrono lungo via Pietro Micca, via Roma e via Po. In origine la loro funzione era esattamente quella che la fantasia potrebbe suggerire: riparare i reali da acqua o sole cocente durante le loro passeggiate. Torino, non va dimenticato, è stata la prima capitale del regno d’Italia e a lungo sede di casa Savoia. L’antico e nobile passato resta oggi nei numerosi palazzi Patrimonio UNESCO. Ne abbiamo un assaggio a piazza Castello, monumentale testimone delle vicende cittadine. Vi basterà girarvi intorno per leggerne la ricca storia negli edifici che la delimitano: Palazzo Madama, prima sede del Senato italiano, la chiesa barocca di San Lorenzo, il duomo rinascimentale e poi i magnifici Musei Reali. Mettiamo da parte Google Maps e ci affidiamo alla guida dei portici che hanno regalato a Torino il titolo di città con la più ampia zona pedonale d’Europa.

La Torino da non perdere

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Percorriamo via Po mentre la giornata si fa tersa e raggiungiamo facilmente alcuni dei simboli torinesi. Anzitutto piazza Carignano, dove approfittiamo di una pausa caffè (ci troviamo in una delle patrie della bevanda: l’espresso nasce qui) per ammirare da vicino la facciata barocca del Palazzo dei Principi di Carignano e l’omonimo teatro, il più antico di Tornino. Siamo vicinissimi al Museo Egizio, la cui collezione è seconda per importanza solo a quella del Cairo. Proseguiamo sulle tracce dei luoghi cult del capoluogo sabaudo con una visita alla Mole Antonelliana, sede del Museo Nazionale del Cinema. Concepita dall’archisatr ante litteram Alessandro Antonelli come sinagoga nel XIX secolo, offre una spettacolare vista a 85 metri d’altezza.

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Arriviamo in piazza Vittorio Veneto dopo una tappa a Casa Scaccabarozzi, bizzarro edificio color giallognolo e dalle fattezze sorprendentemente sottili, tanto da ricordare una fetta di polenta. A poca distanza, Piazza Vittorio è un imponente rettangolo gremito di locali affacciato sulle rive del Po. È un’ottima location per sorseggiare un aperitivo a base di Vermouth ed ascoltare un appassionato barista raccontare la storia di questo vino liquoroso: nato nel settecento come prodotto farmaceutico, è diventato a tutti gli effetti un’icona del beverage made in Torino. Dopo una breve sosta, il ponte Vittorio Emanuele I ci porta alla chiesa della Gran Madre di Dio, una scenografica struttura neoclassica. Da qui è possibile raggiungere la Villa della Regina: andateci, la sua vigna urbana è una delle pochissime presenti in Europa.

Torino, la piccola Parigi italiana

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Che abbiate in mente un fine settimana culturale tra musei e gallerie, un tour brillante all’insegna della movida e del divertimento o una due giorni godereccia tra ristoranti, caffè ed enoteche, Torino — parafrasando Audrey Hepburn — è un po’ come Parigi: “sempre una buona idea”. Ed in effetti un pizzico della Ville Lumiere lo troverete davvero negli eleganti viali alberati così come nelle gallerie scenografiche. Gli affascinanti passage da non perdere sono la Galleria Subalpina, la San Federico e la Galleria Umberto I (i cinefili più incalliti riconosceranno quest’ultima per i film Trevico-Torino: Viaggio nel Fiat-Nam di Ettore Scola e Così ridevano di Gianni Amelio). E poi, le piazze. Quella che più di tutte ricorda una place parigina è probabilmente piazza San Carlo, “il salotto di Torino”. La statua equestre che troneggia nel mezzo raffigura Emanuele Filiberto, mentre sul versante sud si impongono le chiese gemelle di Santa Cristina e San Carlo, entrambe del XVII secolo.

Ancora oggi riferimento della socialità cittadina, i dehors dei locali che costeggiano piazza San Carlo solevano essere il punto di ritrovo di intellettuali e nobili. È qui che incontriamo la signora Fernanda, genovese di nascita ma torinese per scelta: ci offre un caffè (il secondo della giornata) e un aneddoto intrigante. Il racconto è legato ad uno dei raffinati edifici che si affacciano sulla piazza, Palazzo Turinetti di Cambiano. Pare che su un davanzale vi sia tuttora una romantica dedica indirizzata dalla marchesa Gabriella Falletti di Villafalletto al poeta Vittorio Alfieri, suo amante e illustre dirimpettaio. Oggi, Palazzo Turinetti è anche sede del San Carlo Suite, un ricercato e tranquillo hotel che mette a disposizione dei suoi ospiti nove suite all’insegna del comfort e del design. Decisamente una scelta azzeccata per tuffarsi nei fasti (e negli intrighi amorosi) del passato in chiave contemporanea, anche solo per una notte.

Maggiori Informazioni su San Carlo Suite
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Prima di proseguire, non senza qualche imbarazzo decidiamo di ingraziarci la sorte con un “passaggio” sul toro rampante, stemma della città. Piazzato qui nel 1930, leggenda vuole che calpestarne gli (sfortunati) attributi porti fortuna. Sappiate che quella di piazza San Carlo è solo una delle tante creature taurine che noterete girovagando: i toret sono infatti un’istituzione. Di cosa parliamo? Si tratta di caratteristiche fontanelle pubbliche, verdi e in ghisa, dove l’acqua sgorga proprio dalla testa di un toro. Ce ne sono 813 e potete individuarle con l’aiuto di un’app dedicata. 

Giorno 2

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La seconda giornata comincia con un giro a Porta Palazzo, più di un mercato, un emblema della contaminazione culturale di Torino. In Europa, è certamente tra i più grandi: ci facciamo strada tra banchetti e bancarelle ed è un po’ come viaggiare tra sapori e tradizioni di mezzo mondo. Il giro del quadrilatero romano è un’altra immersione nella storia del gusto torinese. D’altra parte, la cucina a Torino è un punto di riferimento importante: è qui che esplode il movimento Slow Food e nasce il concetto di chilometro zero. Non ripartite prima di aver fatto una scorpacciata di agnolotti, vitello tonnato, tajarin (pasta fresca originaria delle Langhe), arrosti vari e tartufo. Senza dimenticare il cioccolato: come non citare i famosi gianduiotti e i diablottini, i primi cioccolatini al mondo, ideati dal leggendario conte di Cagliostro. 

Tra passato...

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Passiamo per piazza Emanuele Filberto, un angolo dalle atmosfere parigine in terra piemontese; non perdetela: oltre alla suggestiva cornice architettonica, troverete anche i resti delle ghiacciaie pubbliche dove si conservavano le merci destinate al vicino mercato di Porta Palazzo. Passeggiamo lungo via delle Orfane e approdiamo alla bella piazza della Consolata, culla del bicerin, la storica bevanda calda a base di caffè, latte e cioccolato (ma la ricetta è segreta). A catturare l’attenzione è senza dubbio la chiesa della Consolata, passata nel corso dei secoli da tempio pagano a struttura paleocristiana e da abbazia romanica a santuario barocco. 

La storia di Torino è millenaria. La parte più antica è circoscritta al cosiddetto Quadrilatero Romano, dove strette strad lastricate si dipanano tra i confini di via XX Settembre, corso Regina Margherita, via della Consolata e via Santa Teresa. La Porta Palatina, la Porta Decumana e il Teatro Romano sono ciò che resta dell’Augusta Taurinorum. Una passeggiata di 5 minuti ci conduce all’obelisco di piazza Savoia. Curiosità numero uno: un tempo era conosciuta come “dle Plate”, piazza degli stracci, perché vi si vendevano, appunto, stracci. Curiosità numero due: sotto la stele è seppellita una cassa contenente monete, del riso, una bottiglia di Barbera, grissini torinesi e due numeri datati 1850 della Gazzetta del Popolo.

...e futuro

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Non si può dire che Torino sia a corto di sorprese e non abbondi di particolari originali e spesso bizzarri. Un esempio: sapevate che c’è un palazzo col piercing? In piazzetta Corpus Domini, puntate al civico 19 e alzate lo sguardo verso lo spigolo del quarto piano. L’opera si chiama Baci rubati ed è dell’artista Corrado Levi. L’installazione restituisce idealmente l’armonia di contrasti della anima sabauda, nobile e proletaria, tradizionale e moderna. E in quanto a modernità e innovazione, Torino sa decisamente il fatto suo. La sua fiorente arte contemporanea e le architetture avveniristiche degli ultimi anni sono aspetti che vorrete sicuramente scoprire. La metamorfosi da città industriale a capitale culturale passa anche attraverso la riqualificazione di aree urbane periferiche ed ex stabilimenti industriali. Se siete di passaggio, non perdete gli scorci futuribili dei quartieri Vanchiglia, Barriera di Milano e Aurora. Nella medesima direzione vanno anche le iniziative di arte murale che stanno trasformando Torino in una grande galleria a cielo aperto. 

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Metropoli, ma anche città a misura d’uomo in cui la presenza della natura, a partire dalle Alpi che la incorniciano, ne è una caratteristica lampante. Il cuore verde batte nel Parco del Valentino, sulle rive del fiume Po. Vi sorge il Borgo Medievale, riproduzione ottocentesca iper-realistica di un villaggio tardomedievale. Oltrepassate il ponte levatoio e scopritelo nelle sue botteghe curate nei mini dettagli. 

Sì, due giorni a Torino passano in fretta ed è ormai tempo di separarci. Ma solo fino al prossimo short break. 

Torino, ma chi l'ha detto che non sei bella? Antica quando la sera diventi stella Non parli perché hai paura di sapere troppo Prigione di questa Italia bella del Golfo

Antonello Venditti, "Torino"

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