Alla scoperta di Sant’Antonio da Padova a Camposampiero: tra tappe celebri e luoghi sconosciuti, le esperienze più dense di significato e bellezza.

Centinaia di migliaia di persone ogni anno affollano la piazza antistante l'esimia Basilica del Santo di Padova. Pellegrini, credenti, o semplicemente turisti e Padovani indaffarati percorrono quella piazza con una cosa in comune.

Se li osservate bene hanno tutti il naso all'insù. Verso le cupole e le linee gotiche della Basilica, verso l'imperiosa statua del Gattamelata di Donatello.

E vi diremo di più: che siate credenti o meno, quel luogo e quel Santo entreranno nel vostro cuore. E diciamo "Santo" perché qui è proprio così che viene chiamato. Con affetto, come un amico da invitare alle proprie cene in famiglia.

Parliamo di quel Santo che però a Padova non ha trascorso che pochissimo tempo. In effetti, non sarebbe proprio corretto chiamarlo "Sant'Antonio da Padova": altrove è infatti conosciuto come Sant'Antonio del Portogallo. Per i Padovani, però, è un particolare trascurabile e continuano da secoli a camminare per quella piazzetta con il naso all'insù.

Se vi dicessimo, però, che questo non è il solo luogo di Padova dedicato a Sant'Antonio? Se seguite a leggere, in questo articolo ne scopriremo altri due, e forse ve ne regaleremo anche qualcuno in più.

La Basilica di Sant'Antonio a Padova: lo stupore genuino

All’avvicinarsi del 13 Giugno, Padova si riscopre tradizionale. L’arrivo della festa del Santo scuote e anima le vie del centro: riempie viottoli e vie, fino ad arrivare al Prato della Valle e a Piazza Rabin.

È però la Basilica di Sant’Antonio, con la sua facciata severa addolcita da motivi gotici, il vero fulcro della festa. Meta di migliaia di turisti e pellegrini, la basilica guarda alla piazzetta dove cappeggia la statua equestre del Gattamelata, con il senno di chi veglia sulla città da parecchi secoli.

Qui, alla morte di Antonio (proprio il 13 giugno 1231), maestranze d’ogni dove, chiamate dal Comune di Padova, si radunarono per creare un tempio che fosse degno del Santo.

Una sintesi di stili accoglie il visitatore: romanico, gotico, e persino il bizantino delle cupole che dall’alto dominano la città e ricordano un po’ la Basilica di San Marco a Venezia. Qui lavorarono artisti del calibro di Giotto e Mantegna.

E se già l’esterno è pura meraviglia, l’interno è ancora più impressionante. L’altare maggiore è un capolavoro del Rinascimento italiano. Posto al centro dell’abside, è circondato da un magnifico deambulatorio. La firma del progetto? E chi, se non Donatello? Suo l’altare, come pure le statue che lo decorano.

E se il cuore si è già acceso alla scoperta di uno dei gioielli più brillanti di Padova, che accadrà con il prossimo luogo?

Un po' più a nord, il Santuario dell'Arcella a Padova

Se Sant’Antonio non ha mai potuto vedere il capolavoro in cui tuttora riposa, è a Padova, nel luogo dove si trova oggi il Santuario dell’Arcella, che egli ha trascorso le ultime ore.

All’Arcella, un tempo piccolo borgo della periferia nord di Padova, pare che San Francesco, di ritorno dalla Terra Santa, si fosse fermato per fondare un piccolo convento. Lo stesso convento che poi ospitò il Santo.

Il Santuario che oggi appare raccolto, quasi intimidito nella giungla di palazzi ed edifici del nord di Padova, ha una storia molto recente. Danneggiato e ricostruito a più riprese, il Santuario, chiamato Sant’Antonino dai Padovani, è oggi una costruzione ottocentesca.

Semplicissimo e austero, ricordando un po’ la ben più nota Basilica, è un mirabile esempio di gotico francescano.

C’è continuità anche negli interni del Santuario, dove il cuore della chiesa, rappresentato dalla cella in cui il Santo spirò, è evidenziato da una semplice statua. Un culto ben più silenzioso rispetto a quello della magnifica Basilica.

E dal silenzio del santuario arcellano siamo pronti per partire per Camposampiero, dove la spiritualità e la devozione per il Santo si fondono nel silenzio della natura.

Da Padova a Camposampiero al Santuario del Noce: la calma che si fa pienezza

Al Santuario del Noce ci si arriva con lentezza e non potrebbe essere diversamente. Parcheggiata la propria auto nello spiazzo che fronteggia il vicino Santuario della Visione, in un attimo ci si addentra nel lungo viale che porta al cuore di Camposampiero.

Passeggiando tra i profili di alberi che popolano il limitare del viale, la sensazione è quella di riuscire a riappropriarsi in un istante del proprio tempo e del proprio spirito.

Sul sentiero parallelo, ben più stretto del viale e collocato sulla sinistra del viaggiatore, al di là di un piccolo ruscello, si passeggia tra alberi e statue. Sì, perché una lunga teoria di episodi della biografia di Sant’Antonio prendono vita proprio qui. I gruppi scultorei vennero realizzati dall’artista Romeo Sandrin, in occasione del Giubileo del 2000.

In pochi minuti, si raggiunge ciò che alla vista, e al cuore, resta celato all’ignaro passante della strada. Il piccolo Santuario del Noce è incastonato in fondo al viale, in fianco al Monastero della Clarisse.

In un’oasi di pace, è possibile mirare la chiesetta, ampliata su più riprese, ma che conserva la sua autentica sobrietà.

Gli interni del Santuario del Noce a Camposampiero

La chiesetta fu voluta da Gregorio Camposampiero nel 1432. Leggenda vuole che il luogo su cui si erge sia lo stesso in cui sorgeva l’albero, il noce per l’appunto, da cui Sant’Antonio soleva predicare alle sue genti.

L’interno della chiesetta evoca di nuovo una sensazione di semplice tranquillità. Nulla di fastoso emerge dalle pareti: tutto è elegante purezza. Al contempo, non si può certo dire che il Santuario del Noce non celi al suo interno delle autentiche ricchezze.

La chiesa venne infatti affrescata intorno a metà Cinquecento da un pittore padovano di una certa fama, tale Girolamo Tessari detto Dal Santo. Le pareti, dunque, come il sentiero “Antonio Vangelo e Carità” al di fuori della chiesetta, raccontano la vita del Santo. Tra le 10 scene affrescate, non poteva certo mancare il Miracolo del Noce.

E mentre l’occhio si perde tra le ruvide pareti della chiesa, lo sguardo arriva fino in fondo al Santuario dove, protetto da una cancellata, si trova l’altare. Qui spesso si scorgono le religiose del vicino Monastero chine in preghiera.

Il Santuario del Noce è una visita da fare con mite raccoglimento, nel silenzio della parola ma certamente non del cuore.

Mentre ci si accinge ad uscire e a addentrarsi nel placido viale alberato, una breve visita può essere spesa anche all’interno del Santuario della Visione, dove capeggia una tavola di Andrea da Murano del 1486.

Ed è proprio questo l'ultimo gioiello dei luoghi antoniani che vi regaliamo in quest'articolo.

Questo santuario è infatti il luogo in cui si trova la cella dove il Conte Tiso ebbe la visione, da cui il nome della chiesa, di Gesù Bambino tra le braccia di Antonio.

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