Alla fine degli anni Sessanta durante il boom economico gli italiani scoprirono le gioie del tempo libero e l’allegria dei parchi a tema. Così nacque Consonno, la Disneyland della Brianza: oggi trasformata in una città fantasma.

Immaginate l’emozione di vivere in Lombardia sul finire degli anni Sessanta: una regione in piena espansione, ricca di lavoro e di possibilità, dove le famiglie della piccola borghesia iniziavano a scoprire i piccoli lussi legati al benessere, come le gite domenicali fuoriporta. Sul modello statunitense nella zona dei laghi iniziarono a sorgere degli immensi parchi divertimenti, dei veri e propri Paesi dei Balocchi pensati per superare le più sfrenate fantasie dei visitatori. Ed è in quegli anni che la storia di Consonno ha inizio, una storia che parla d’intraprendenza, di rapporto col territorio e di un evento tragico che trasformò la Disneyland della Brianza in un paese fantasma.

E il vecchio diceva guardando lontano, "immagina questo coperto di grano. Immagina i frutti, immagina i fiori e pensa alle voci e pensa ai colori. E in questa pianura fin dove si perde crescevano gli alberi e tutto era verde, cadeva la pioggia segnavano i soli il ritmo dell’uomo e delle stagioni."

Francesco Guccini

Un viaggio in macchina: l’antico borgo di Consonno

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Siamo partiti presto alla volta di Consonno, in una soleggiata domenica di fine novembre. Provenendo da sud ci godiamo l’incantevole spettacolo delle Alpi imbiancante di neve che si fanno sempre più vicine man mano che proseguiamo verso il ramo lecchese del Lago di Como. Oggi tutta la zona della Brianza è uno dei più grandi agglomerati urbani d’Italia: distese di costruzioni si estendono in tutta la pianura padana, espandendosi da Milano in ogni direzione, come un’immensa ragnatela.

Il tempo è cambiato rapidamente da quando siamo partiti ed ora ci troviamo in mezzo a una grigia pioggerellina tardo autunnale.

Il GPS ci dice che mancano solo 20 minuti a Consonno quando la strada inizia ad inerpicarsi su per il monte Regina. Mentre ci lasciamo alle spalle una delle zone più industrializzate d’Italia ci immergiamo nei boschi di castagni e intorno a noi il paesaggio si fa più rurale: questo ci ricorda quello che doveva essere la Brianza negli anni Sessanta. Qui l’economia agricola era fiorente, sostenuta dalle castagne, dalla coltivazione del sedano e dei porri, un luogo agricolo costellato di cascine dove la vita dell’uomo seguiva il ritmo naturale delle stagioni.

Eppure a Consonno nessun abitante era proprietario della casa in cui viveva, né dei terreni che coltivava: tutto qui apparteneva all’”Immobiliare Consonno Brianza” posseduta da poche ricche famiglie.

Siamo finalmente giunti a destinazione: parcheggiamo la macchina sulla strada sterrata che attraversa il bosco, superiamo la sbarra che blocca il passo alle macchine e ci incamminiamo a piedi verso il paese fantasma di Consonno, situato a poco più di un chilometro di distanza.

Nel frattempo la pioggia si è trasformata i grossi batuffoli di candida neve.

A piedi nel bosco: la nascita del Paese dei Balocchi

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La neve cade fitta e compatta e dopo poco tempo ha già ricoperto tutto con un candido manto, trasformando il bosco in un luogo magico, quasi irreale.

È così difficile immaginare come un posto così ricco di calma e silenzio abbia ispirato un uomo come il Conte Mario Bagno a dar vita ad un progetto così futuristico e ambizioso come il Paese Dei Balocchi di Consonno. Questo eccentrico imprenditore cavalcando l’onda dell’industrializzazione, fece crescere la sua impresa edile costruendo aeroporti, strade e infrastrutture in tutta la penisola.

E il sogno di Consonno inizia a prender vita: circuiti panoramici, campi sportivi, hotel tematici, ristoranti, luna park, campi da minigolf, di pattinaggio, un giardino zoologico, un castello medievale e molte sale da ballo.

Durante un’intervista ad una tv svizzera Mario Bagno annunciò che avrebbe costruito a Consonno un autodromo: non c’era più limite alle possibilità e all’ambizione di questo imprenditore.

“Consonno è il paese più piccolo ma più bello del mondo”

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Giungiamo infine a Consonno dalla strada alta, ormai anche noi ricoperti da una gelida coltre bianca. Davanti a noi si staglia nel cielo il Minareto, simbolo della Città dei Balocchi. Al piano terra c’era una lunga galleria commerciale mentre al primo e al secondo piano si trovavano degli appartamenti di circa 70mq ciascuno. Di fronte al Minareto si trovava una fontana che emetteva scenografici getti d’acqua.

Oggi tutta la struttura è in rovina, i muri sono ricoperti di murales colorati, lascito dei numerosi rave party che si sono svolti tra queste mura negli ultimi vent’anni.

Sotto il Minareto possiamo scorgere gl’interni degli appartamenti ormai privati di tutte le porte: la distruzione dei locali è stata meticolosa ma qui e li è possibile trovare ancora le antiche piastrelle blu cobalto e le tubature dei servizi igienici. Sbirciando all’interno della struttura ci rendiamo conto che le camere dovevano essere principesche: le ampie finestre che affacciano sulla vallata hanno ampi archi ogivali e dall’esterno si possono ancora vedere i colori delle decorazioni.

Siamo molto emozionati, ci indichiamo l’un l’altro i murales più belli, i resti più notevoli delle antiche strutture e ci sentiamo dei veri e propri archeologi urbani.

Affacciandoci sul retro dell’edificio scorgiamo da lontano gli archi che conducono a Consonno dalla strada bassa e riusciamo a distinguere alcune lettere delle scritte che li decorano: “Consonno è il paese più piccolo ma più bello del mondo”. La scritta è incredibilmente rovinata dalla ruggine ma ci fa lo stesso immaginare quanto dovesse essere emozionante avvicinarsi a questo paese da sogno negli anni del suo massimo splendore.

“A Consonno è sempre festa”

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Scendendo lungo la strada principale osserviamo un grande edificio sulla destra, il castello medievale: anche questo è interamente ricoperto di scritte e di murales e all’interno oggi oggetto è stata fatto a pezzi con cura. Per terra troviamo i residui di porte, vetri, muri, intonaci e ancora una volta proviamo la sincera emozione di essere archeologi all’interno di uno scavo, dove ogni oggetto per quanto piccolo racconta una storia.

La stanza principale di questo edificio era una lussuosa balera, chiamata Salone delle Feste. Immaginiamo le migliaia di persone che dovevano affollare questo luogo durante le serate danzanti, i grandi ospiti come i Dik Dik e Pippo Baudo, le luci sempre accese e un mondo dedito alla spensieratezza.

Nel web è ancora possibile trovare locandine e cartoline dell’epoca, sbiadite immagini pubblicate sulla stampa locale che mettono in risalto le suppellettili provenienti da cinecittà che affollano Consonno come i cannoni e le sfingi.

“Qui a Consonno è meraviglioso”

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Finalmente ha smesso di nevicare e possiamo goderci Consonno al suo meglio: un’esplosione di colori che risplendono al sole in una delicata cornice bianca.

Proseguiamo la discesa lungo il pendio che porta alla chiesa e d’un tratto scorgiamo sulla destra qualcosa di bellissimo: un vecchio camioncino senza più porte, interamente arrugginito e completamente ricoperto di scritte coloratissime. Questi piccoli gioielli rendono Consonno una città fantasma davvero unica e tutt’altro che lugubre.

Dopo gli anni del boom economico, Consonno andò incontro ad un periodo di declino che la portarono poco alla volta a non essere più la meta desiderabile e incredibile che era: gli anni Settanta non furono clementi con il paese dei balocchi brianzolo.

“Chi vive a Consonno campa di più”

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L’ultima tappa del nostro tour e il Grand Hotel, situato a circa un quarto d’ora a piedi dal Minareto. Ci soffermiamo ad ammirare il paesaggio: la neve ha ricoperto l’altura ma appena sotto di noi la pianura è ancora verde e marrone dei colori dell’autunno inoltrato.

Lentamente scendiamo lungo il versante della montagna, passando sotto a tutti gli archi con le scritte che celebrano Consonno, oggi in rovina. Ma come ha potuto un progetto così grandioso cadere nell’oblio? Un paese dei balocchi avanguardistico e pieno di gioia trasformarsi in un paese fantasma?

Già nel 1966 le continue piogge favorirono il movimento di grosse masse di fango: tutte queste splendide opere architettoniche infatti avevano intaccato l’equilibrio idrogeologico della zona, rendendola fragile.

Questi smottamenti frenarono l’afflusso dei turisti ma il colpo di grazia avvenne nel 1976 quando una frana distrusse la strada che passava giusto di fronte la pagoda e il “missile Bagno”. Nel 1981 l’imprenditore provò a sistemare la strada e a rilanciare il parco ma senza successo: i turisti non erano più attratti dalla novità del posto e anche gli abitanti del paese iniziarono ad abbandonare le loro case per trasferirsi altrove.

All’interno dell’Hotel Plaza Mario Bagno fece costruire una casa di riposo dove trascorse gli ultimi anni della sua vita, finché morì il 22 ottobre 1995 all’età di 94 anni e la casa di riposo fu definitivamente chiusa nel 2007.

Pochi giorni dopo la chiusura più di mille persone si recarono a Consonno per il Summer Alliance, un grosso rave party della durata di tre giorni: per l’ultima volta un grosso afflusso di persone si riunì sotto il Minareto di Consonno per celebrare l’allegria e la vita.

Un estremo saluto a un progetto che cambiò il volto della Lombardia, un grandioso e allegro funerale con graffiti e musica techno.

Consonno sul grande schermo

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Oggi la suggestiva località di Consonno viene utilizzata come set cinematografico e per girare video musicali e pubblicitari.

Il registra Davide Ferrario scelse Consonno come set del film Figli di Annibale, uscito nel 1998. La città fantasma fu utilizzata anche dal famoso marchio Levi’s per una pubblicità, dalla trasmissione musicale MTV e per la seconda stagione della webserie Skypocaliypse (mai conclusa).

Nel 2008 a Consonno venne ambientato il mediometraggio Armi del registra Andrea Bettoni, una pellicola noir con contaminazioni western. Nel 2013 fu la volta dell’azienda Glassing che scelse questo paese fantasma per uno spot sugli occhiali. Nel 2015 fu la webserie di Lory Del Santo, The Lady, ad essere girata qui; lo stesso anno la BMW girò qui uno spot.

Sono moltissimi i musicisti italiani che hanno deciso di girare i loro videoclip tra le rovine di Consonno: tra tutti ricordiamo il video degli Studio 3 “Voglio star con te” e quello di Pino Scotto “Don't Touch The Kids”.

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