Roma, un museo a cielo aperto, in cui ogni angolo è storia, cultura e tradizioni. Ogni quartiere della Città Eterna vi stupirà con la sua particolare bellezza e con caratteristiche uniche.

Oh Roma! mia patria! città dell'anima!

Lord George Gordon Byron

Roma, un museo a cielo aperto

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Se da una parte è comunemente noto a tutti che Roma non è stata costruita in un giorno, dall'altra è risaputo che non basta una vita per visitarla e conoscerla tutta. Ciò, non solo per la sua grande superficie, soprattutto per le innumerevoli meraviglie che la rendono degna degli appellativi più disparati: Caput Mundi, la Città Eterna e l'Urbe. Non vi è praticamente angolo di Roma che non racchiuda le vestigia del passato glorioso e non solo nel centro storico, anche nei quartieri della periferia. Pensiamo, infatti, alle vie consolari come la Via Appia o alla strada chiamata anticamente Via Triumphalis, oggi Via Trionfale ancora oggi percorsa e utilizzata dai moderni abitanti romani. Lungo queste vie antichissime, anche nei tratti periferici e lontani dal nucleo urbano propriamente detto, possiamo ammirare resti di lastricati romani o, nelle immediate vicinanze, anche antichi monumenti funebri come il famoso Ipogeo degli Ottavi nel quartiere denominato Ottavia (Roma Nord).

Questa piccola premessa, è per sottolineare l'impossibilità persino per i suoi abitanti di arrivare a esplorare totalmente e in profondità tutto ciò che solo Roma, un autentico museo a cielo aperto è capace di regalare ai nostri occhi e alla nostra anima. Chiese, piazze, fontane, palazzi antichi, dimore storiche, resti di antiche rovine, ville, parchi, ponti, musei di notevole interesse e pregio, tesori in esso contenuti, scorci e viste mozzafiato... Sarebbe una lista interminabile anche volendo pianificare un ipotetico itinerario virtuale basandoci su un criterio a zona (i famosi rioni), piuttosto che per periodo storico (epoca romana, medioevo, ecc) o per tipologia (edifici di culto, edifici civili, ecc). La Capitale d'Italia, fondata il 21 aprile del 753 a.C e con 2774 anni ben portati -NdR nell'anno 2021- non è solo Colosseo, Foro Romano, Palatino, Piazza di Spagna e Piazza Venezia... bensì è un agglomerato di storia, cultura e tradizioni che danno vita a un tessuto sociale e urbano unico al mondo. Ogni singolo spicchio di città, a partire da uno qualsiasi dei 22 Rioni storici che costituiscono il cuore di Roma, fino al sobborgo più estremo o apparentemente "marginale", contribuisce a creare il patrimonio inestimabile di una città unica al mondo. Dunque, in questo excursus, ci soffermeremo sui quartieri non sempre visitati dal turismo di massa, sicuramente più di nicchia, ma non per questo meno rilevanti o privi di interesse artistico culturale. Vediamo insieme quali sono! 

5. Il Celio

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ll Rione Celio prende il nome da uno dei sette colli, su cui sorge e si affaccia sulla pianura su cui nascono anche Esquilino, Viminale e Quirinale. Le origini del nome Caelium  risalirebbero all'etrusco Celio Vibenna, uno dei due fratelli di Vulci che aiutarono Servio Tullio a diventare re di Roma. Oltre al Colosseo, conosciuto in tutto il mondo e sul quale è superfluo soffermarsi, sono qui custoditi numerosi tesori come la Chiesa di San Clemente e la Chiesa dei SS Quattro Coronati, situate nella zona verso San Giovanni in Laterano. Questa parte del Celio è sicuramente quella che attira grandi flussi di persone, non solo turisti, grazie ai numerosi bar e ai numerosi caffè gay friendly proprio alle spalle dell'Anfiteatro Flavio. Si presenta ben conservato nelle immediate vicinanze, l'Arco di Costantino, eretto nel IV secolo per ricordare la vittoria di Costantino su Massenzio durante la battaglia di Ponte Milvio. Situato tra Palatino e Celio, sull'antica di via dei Trionfi, esso rappresenta un meraviglioso esempio di scultura romana. Oltre a questa porzione più trafficata e frequentata, verso le Terme di Caracalla troviamo indubbiamente un ambiente molto meno caotico e vivibile, non privo di luoghi di interesse per i visitatori come il Parco del Celio e Villa Celimontana, le chiese di Santo Stefano Rotondo, dei Santi Giovanni e Paolo e di Santa Maria in Domnica ed il sito archeologico delle Case Romane. Da non perdere, il complesso di San Gregorio Magno con la sua chiesa, il monastero, il giardino e gli Oratori. Il luogo ideale per chi non ama la confusione provocata dal turismo di massa, i pullman turistici, i venditori e il caos per addentrarsi in un'altra dimensione, all'interno di uno spazio a dir poco meraviglioso.


4. Il Quartiere Coppedè

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Il quartiere Coppedè è costituito da un insieme di edifici situati nel Quartiere Trieste,  compreso fra via Salaria e Via Nomentana, non lontano dal centro storico ma al di fuori dei circuiti turistici propriamente detti. In realtà non si tratta di un vero quartiere o rione, ma venne così definito e impropriamente denominato dall'architetto che lo progettò e da cui prese il nome, Gino Coppedè. Tuttavia, esso rappresenta uno tra gli angoli più affascinanti ed eclettici di Roma, coniugando il Liberty, l'Art Decò e, da non sottovalutare, notevoli influenze greche, medievali, gotiche e addirittura barocche. I lavori si protrassero tra il 1915 ed il 1927, completati dall'Architetto Paolo Emilio Andrè, nonché suo genero, alla morte di Coppedè.

L'accesso principale al quartiere, dal lato di Via Tagliamento, avviene mediante un grande arco che unisce due edifici, i Palazzi degli Ambasciatori, dal quale pende un grande lampadario in ferro battuto, molto particolare. La piazza è delimitata da edifici che differiscono molto tra loro per forma e dimensioni. Tra i due principali, che spiccano fra tutti, troviamo la Palazzina del Ragno di ispirazione assiro-babilonese e caratterizzato da un grande ragno sulla facciata  e il Villino delle Fate. Quest'ultimo,  totalmente asimmetrico, con archi e fregi medievali e realizzato con diversi materiali (marmo, laterizio, travertino, terracotta e vetro).

ll nucleo del complesso, 26 palazzine e 17 villini, si snoda attorno a Piazza Mincio dove possiamo ammirare la famosa Fontana delle Rane. Si tratta di una monumentale fontana popolata da 12 rane, che divenne nota anche per il bagno dei  Beatles  che, con tutti i vestiti, vi si immersero dopo un loro concerto in una nota discoteca nelle vicinanze. L'atmosfera, seppur caratterizzata da un mix di linguaggi artistici, risulta quasi surreale, fatata e incantata. Ed è proprio questa dimensione onirica e fiabesca che ha trasformato spesso questo luogo in un set cinematografico per diversi film: "Inferno” e “L’uccello dalle piume di cristallo” di Dario Argento, “Il profumo della signora in nero” di Francesco Barilli, “Ultimo tango a Zagarolo” di Nando Cicero e “Audace colpo dei soliti ignoti” di Nanni Loy.

3. Testaccio

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Rione che prende il nome dal monte Testaccio e conosciuto anche popolarmente come monte dei cocci. Infatti, in latino mons testaceus significa "monte fatto di cocci" da: testae, ossia "tegole", "anfore" o "cocci". In realtà, a partire dall'epoca di Augusto e fino al III secolo questa zona, su cui si è creata questa sorta di collina artificiale, fu adibita a discarica. In pratica, tutte le anfore provenienti dal vicino porto fluviale dell'Emporium, una volta svuotate del loro contenuto venivano rese in frantumi e accatastate in maniera più o meno ordinata. Importante segnalare che, proprio grazie a questi cocci e frammenti di anfore, l'archeologa gastronomica canadese Farrell Monaco ebbe l'ispirazione di dedicarsi a questa interessante quanto singolare branca dell'archeologia, rendendosi protagonista della celeberrima scoperta del pane di Pompei. Il Monte Testaccio, previa prenotazione, è visitabile ed è una tappa davvero consigliata per entrare nel vivo delle radici profonde di questo magico quartiere.  Non distante dal quartiere Ostiense, tra le mura aureliane e la sponda sinistra del fiume Tevere, Testaccio è considerato cuore pulsante dell'Urbe sia per la sua posizione (a due passi da Trastevere e dal centro) ben collegata con il resto della città grazie a numerose linee di bus, metropolitana e treno, ma soprattutto per i diversi locali della movida romana oltre che ai ristoranti tradizionali e non. 

Da non perdere a Testaccio

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 Tra i monumenti di interesse, è possibile visitare la famosa Piramide Cestia, un monumento funerario realizzato tra il 18 ed il 12 a.C. per Caio Cestio,  pretore, tribuno della plebe e  membro del Collegio dei Septemviri Epulones.  Gli Epulones altro non erano che dei magistrati con la particolare funzione di organizzare i banchetti sacri a Roma. La Piramide risulta letteralmente inglobata nel perimetro posteriore del Cimitero Acattolico (XVIII-XIX secolo) dove tra bellissime tombe monumentali immerse nel verde e nel silenzio e dove riposano personalità illustri come John Keats, Percy Bysshe Skelley, Gramsci e Andrea Camilleri. Visitabile autonomamente o con l'ausilio di guide, è davvero un luogo di pace, emozionante e ricco di fascino.

Tappa obbligatoria ed imprescindibile, è il complesso del Mattatoio, costruito fra 1888 e 1891 e considerato uno dei migliori esempi di architettura industriale. Particolare il connubio tra lo stile industriale moderno e la vocazione operaia del rione. Alquanto singolare pensare che l'ex mattatoio, luogo veniva macellato il bestiame per ricavarne carne per la città, ora sia uno spazio riqualificato destinato alla cultura e all'arte che ospita mostre ed esposizioni temporanee. Il carattere poliedrico è proprio ciò che rende Testaccio un quartiere unico ed inimitabile. 

2.L'EUR

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A sud della città, sorge il quartiere denominato EUR il cui nome è l'acronimo di Esposizione Universale Roma (E.U.R.) prevista per l'anno 1942 ma che non vide mai luce a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Progettato negli anni Trenta e altrimenti noto con il nome di E42, con i suoi esempi di architettura monumentale costituisce un complesso urbanistico di notevole interesse. Quest'area venne scelta per creare un collegamento ideale tra la Roma imperiale (Terme di Caracalla) ed il Mar Tirreno lungo quella che allora era denominata la Via Imperiale (oggi Via Cristoforo Colombo). Il progetto originario, mai portato a termine, venne rivisto e ridefinito nel corso degli anni successivi. Il quartiere ultimato verso la fine degli anni Cinquanta, in preparazione dei Giochi della XVII Olimpiade, noti anche come Roma '60. Videro, dunque la luce, edifici moderni, palazzi congressuali e architetture sportive e aree verdi tra cui: il Palazzo dello Sport, il Velodromo Olimpico (poi demolito nel 2008), il Palazzo ENI, le Torri Ligini, il Parco Centrale del Lago. Nel complesso è vi è polo museale che include il Museo della civiltà romana, il Planetario, e il Museo delle Civiltà (il quale riunisce il Museo preistorico etnografico "Luigi Pigorini", il Museo delle arti e tradizioni popolari, il Museo dell'alto Medioevo e il Museo d’arte orientale). Di chiara impronta fascista ed ispirato al classicismo romano, assunse gli elementi del Razionalismo italiano che intende rappresentare un continuum con "la tradizione che si trasforma, assumendo aspetti nuovi".

Eur e Architettura Razionalista

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Il massimo esempio di questa corrente architettonica degli anni Venti e Trenta è senza dubbio il Palazzo della Civiltà Italiana o Palazzo della Civiltà del Lavoro. Si tratta di un edificio a pianta quadrata, a forma di parallelepipedo e con 4 facciate uguali, realizzato in cemento armato e ricoperto interamente in travertino. Ogni facciata presenta 6 livelli con 9 archi, per un totale di 216 arcate totali sulle 4 facce, che gli sono valsi l'appellativo di Colosseo Quadrato o Groviera. L'edificio, dichiarato monumento di interesse nazionale dal Ministero della Cultura nel 2004 è destinato a funzioni espositive e museali. Celebre l'iscrizione “Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori” riportata sua sommità. Attualmente, il palazzo è concesso in affitto ad una famosa casa di alta moda.

Passeggiando o transitando per l'EUR non possiamo non apprezzare l' impianto elegante di un quartiere ancora profondamente marcato dai segni del passato, caratterizzato da ampi viali, zona di uffici e centro finanziario della Capitale. Il distretto con più aree verdi di tutta la città che di notte ospita la vita mondana con i suoi diversi locali trendy.  

1. La Garbatella

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Questo storico quartiere di Roma sorge nella zona di Ostiense, a ridosso di Via Cristoforo Colombo, non lontano dall'Eur e a pochi passi dalla sede della Regione Lazio. Con il suo fascino particolare e le tradizioni popolari affascinerà coloro che decideranno di visitarlo. L'ex borgata venne costruita a partire dagli anni Venti in un contesto di ridefinizione edilizia delle città avviatasi subito dopo la conclusione della prima guerra mondiale. Il quartiere venne progettato come "quartiere giardino" di ispirazione inglese con vari lotti abitativi caratterizzati da palazzi bassi e di colore arancione, giallo e rosso per ricevere gli operai e le famiglie del vicino porto commerciale, detto anche porto fluviale. In seguito, a partire dagli anni Trenta iniziò a popolarsi massicciamente accogliendo le famiglie provenienti dagli sfollati della Spina di Borgo (una serie di edifici compresi tra Piazza San Pietro e Castel Sant'Angelo) demolita per volere di Benito Mussolini e assorbita urbanisticamente dall'odierna Via della Conciliazione. Anche il nuovo assetto viario e la conseguente creazione di Via Fori Imperiali ebbe ripercussioni sul popolamento della Garbatella. Infatti, questo rettilineo lungo 900 metri e largo 30 che collega l'Altare della Patria al Colosseo attraversando la favolosa area archeologica dei Fori Imperiali, ospitava abitazioni che vennero sventrate per esigenze urbanistiche proiettate al progresso, allo sviluppo e al futuro. Curiosa e singolare, poi, l'origine del nome Garbatella che sembrerebbe derivare da "Garbata" e "ostella" o "Garbata" e "bella" in onore di una donna appunto garbata e bella nel trattare i suoi clienti. Garbatella, altro non è che la contrazione dei termini appena menzionati. Seppur si tratti di leggenda, troviamo qualche traccia nella realtà e in particolare nei pressi di Piazza Bonomelli, al lotto 27 su una delle facciate possiamo scorgere un mezzobusto femminile che si dice ritragga proprio l'ostessa di nome Maria o Carlotta. Che sia invenzione o realtà, questo velo di mistero non può che rendere ancora più interessante la nostra visita.


Via delle Sette Chiese e luoghi di interesse

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Prima della costruzione della borgata Garbatella, la zona brulicava di osterie e trattorie che ristoravano i numerosi pellegrini che transitavano su Via delle Sette Chiese per recarsi alla Basilica di San Paolo. La via, la più importante del quartiere, prende il nome dal Giro delle Sette Chiese poiché fin dall'epoca medievale rappresentava il collegamento tra le Chiese principali di Roma. Garbatella, quartiere a vocazione popolare e dalle grandi tradizioni, costituisce davvero il cuore della romanità. I suoi edifici caratterizzati dallo stile definito Barocchetto Romano, il verde, e i suggestivi e singolari scorci la rendono la meta ideale per una camminata in un'oasi di verde all'interno della Capitale.

Uno dei simboli della Garbatella è Piazza Giovanni da Triora, diventata famosa grazie alla serie Tv i Cesaroni, scelta proprio come set per il bar dei fratelli Giulio e Cesare – non a caso due nomi noti per la storia di Roma- che in realtà è sede del Roma Club Garbatella, un riferimento per tutti i tifosi giallorossi. Suggestiva e romantica, la Scala degli Innamorati era il punto di ritrovo preferito delle coppie nel dopoguerra. Proprio ai piedi della scala, la cosiddetta Fontana della Carlotta, che riproduce il volto di una bella donna. Forse un omaggio alla leggendaria ostessa che dà il nome al quartiere stesso? Nella Piazza Bartolomeo Romano, realizzato in pieno stile Liberty nel 1927 dall'architetto Innocenzo Sabbatini, troneggia il Teatro Palladium. E ancora, la struttura chiamata Scoletta (cioè piccola scuola) dagli abitanti del quartiere, attualmente sede di un asilo infantile, è particolare in quanto di enorme valore artistico trattandosi di una villa cinquecentesca a sua volta recuperata da un'antichissima villa romana del I secolo d.C.

Per la sua particolare atmosfera fiabesca e suggestiva, la Garbatella ha ospitato le riprese di numerosi film e serie tv come "Caro Diario" di Nanni Moretti, "C'eravamo tanto amati" di Ettore Scola, "Le Ragazze di Piazza di Spagna" di Luciano Emmer, "Totò e Marcellino"... Ovunque volgiate il vostro sguardo, qui ogni angolo è pregno di storia e tradizioni.

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