Street food all’italiana? Sì, grazie! Da nord a sud, ecco la nostra classifica dei migliori cibi di strada da provare nel bel paese. Vietato badare alle calorie.

Golosi, questo articolo è per voi. Siamo certi che avrete già assaggiato la maggior parte delle pietanze elencate qui di seguito. Nel caso in cui così non fosse, prendete nota perché troverete di sicuro qualche spunto interessante. La cucina italiana, si sa, è quanto di più ricco, variegato ed eterogeneo possa esserci. Ogni regione è legata a tradizioni, produzioni e sapori che le sono proprie e che messi insieme fanno del panorama culinario della penisola un appetitoso mosaico. E se individuare una caratteristica predominante in termini di gusto che accomuni le tavole degli italiani pare un’impresa titanica, si può certamente affermare che ingredienti di qualità e grande maestria nella preparazione siano il collante che tiene unite tutte le tessere. Il mondo dello street food non è da meno ed è lo specchio di quello stesso amore per il buon cibo che si trova nelle proverbiali grandi tavolate dalle infinite portate che disegnano nell’immaginario collettivo il mangiare all’italiana. Abbiamo provato a mettere insieme il meglio del cibo di strada italiano in una classifica da acquolina in bocca. Ecco i 10 street food da non perdere in Italia.

10. Mondeghili

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A una prima occhiata potreste scambiarli per delle semplici polpette, ma non lasciatevi ingannare. I Mondeghili sono un tipico street food milanese tradizionalmente preparato a partire da avanzi di carne già cotta e fritti rigorosamente nel burro. La ricetta è antica ed è un lascito dei 150 anni di dominazione spagnola sulla città. Il nome stesso proverrebbe dal catalano “albondiga”, a sua volta derivante da “al-bunduc”, termine arabo che stava ad indicare una sfera di carne fritta. Da “albondiga” si è poi passati ad “albondeguito”,“albondeghito” e infine all’odierno mondeghilo. Perfetti da gustare caldi in un cono di cartone mentre si passeggia tra le strade meneghine, facili da riprodurre in casa a partire dagli ingredienti essenziali: avanzi di carne lessata, uova, mollica di pane bagnata nel latte, erbe aromatiche.

9. Pani ca’ meusa

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Che cos’è che ribolle nei tini gorgoglianti dei mercati palermitani? Una bomba di gusto dal sapore deciso e intenso, forse non per tutti i palati ma uno spuntino che non potete lasciarvi sfuggire se passate da queste parti. Il pani ca’ meusa è un un morbido panino al sesamo farcito con milza, polmone e trachea di vitello, prima lessati e poi rosolati nello strutto. La sua storia risale al XV secolo, quando i macellai di origine ebraica della città, non potendo richiedere denaro per motivi religiosi, trattenevano per sé le interiora degli animali come pagamento per il lavoro svolto. Ne fecero una vivanda da rivendere ai cristiani e da consumare rigorosamente con le mani. Nel corso dei secoli, quella stessa pietanza si è evoluta in un must della gastronomia palermitana. Ne esistono due versioni: maritatu, con aggiunta di caciocavallo, e schettu, servito con una semplice spruzzata di limone.  

8. Arrosticini

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Questi tipici spiedini abruzzesi rappresentano un perfetto connubio tra i sapori della tradizione locale e la praticità che impone uno snack che possa definirsi a tutti gli effetti street food. Gli arrosticini si compongono di piccoli cubetti di carne, perlopiù di pecora, cotti su un particolare braciere dalla forma allungata, la “furnacella” o “rustillire”. Proprio la cottura costruisce una fase cruciale per la riuscita dello spiedino perfetto, tenero e succulento. E in questo senso va anche la pratica di alternare tre pezzi di carne e due di grasso, onde evitare che la consistenza diventi dura e stoppacciosa. Se tutti i passaggi vengono eseguiti a dovere, il risultato da “uno tira l’altro” è assicurato. La cucina abruzzese risente della tradizione pastorale del territorio, e in effetti l’origine degli arrosticini è da individuare proprio nell’antica usanza dei pastori di cucinare le carni di pecora durante la transumanza. Secondo la consuetudine, sono da servire senza condimento e accompagnati da pane abbrustolito e irrorato di olio extravergine.

7. Panzerotto

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Da Bari con amore, il panzerotto è una croccantissima, caldissima, “filantissima” sfiziosità di cui non potrete più fare a meno. Fritte o al forno, queste mezzelune ripiene di pomodoro e mozzarella (ma anche con cime di rapa, prosciutto e olive oppure carne) nascono come escamotage dei fornai per riutilizzare gli avanzi dell’impasto del pane. Tra le pietanze pugliesi più famose, i panzerotti sono perfetti come spuntino da consumare velocemente in strada avvolti in pratici cartocci o da preparare in casa in compagnia di amici e parenti durante un’allegra “panzerottata”. Oggi è riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale. 

6. Gnocco fritto

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Lo gnocco fritto (o “il” gnocco, volendo assecondare il colloquialismo regionale) è un piatto antichissimo le cui origini si fanno risalire al medioevo e alla cucina longobarda. Mentre in passato la facilità di preparazione e l’impiego di ingredienti poveri hanno fatto sì che diventasse popolare come cibo dei contadini, oggi è senz’altro uno dei maggiori emblemi dello street food italiano. Viaggiando per l’Emilia probabilmente lo troverete esposto nei banconi delle rosticcerie con nomi diversi: “crescentina” nella zona di Bologna, "torta fritta” a Parma, “chisulèn” a Piacenza, “pinzino” a Ferrara. Questa pasta fritta dalla forma rettangolare o rotonda si accompagna magnificamente sia a condimenti dolci che salati. Provatelo con salumi (perfetti la mortadella di Bologna IGP, il culatello di Zibello, la coppa o i ciccioli), formaggi (come squacquerone e stracchino) e marmellate.

5. Cuoppo fritto

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Napoli è una città sensuale, godereccia, rumorosa, coltissima. Ed è una El Dorado del gusto. Impresa impegnativa riuscire a passare indifferenti per le vie e i vicoli del centro storico senza farsi incuriosire e tentare dai forti odori provenienti dai piccoli, a volte minuscoli locali che si nascondono dietro le altrettanto piccole ma stracolme vetrine che spuntano ai bordi delle strade. Un trionfo di pizze a portafoglio, crocché, paste cresciute e ripieni. Lo street food è un concetto che calza a pennello con questa città e il modo dei napoletani di viverla. Delle tante formule in cui si presenta, il cuoppo è di certo una delle più riuscite. Si tratta di un cartoccio colmo di fritture, in genere zeppoline salate, panzarotti di patate ripieni di prosciutto e mozzarella, frittelle di fiori di zucca, scagliozzi (pezzi di polenta fritta), palline di riso e l’immancabile frittata di pasta. Si consuma a qualunque ora del giorno (e della notte) come spuntino, aperitivo o pasto veloce.  

4. Piadina romagnola

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La bontà della piadina ha conquistato l’Italia interna, ma è solo in Romagna che potrete assaggiare l’originale. La ricetta della tradizione prevede cottura su testo (uno spesso piatto di terracotta) e una farcitura a base di prosciutto crudo, squacquerone e rucola. Ne esistono due versioni, entrambe contraddistinte dal marchio IGP: la piadina Terre di Romagna, diffusa maggiormente nell’entroterra e in particolare nelle zone di Ravenna, Forlì e Cesena, e la Sfogliata di Rimini. La prima ha dimensioni più ridotte, è spessa e soffice, mentre la seconda è più larga e sottile. Una gustosa variante tipica della riviera è rappresentata dai crescioni (anche detti cassoni), fagottini preparati con l’impasto della piadina classica e proposti con varie tipologie di ripieno.

3. Porchetta

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Profumata e dal sapore speziato inconfondibile, la porchetta è una prelibatezza dell’Italia centrale. È un’immancabile presenza in sagre e feste di paese, dove viene generalmente venduta da riconoscibili furgoncini dinanzi ai quali è impossibile non fermarsi. E quando la trovate come ripieno di un panino, allora siete difronte ai uno dei capisaldi dello street food più ghiotto e gaudente. Ariccia e Norcia sono tra i centri più noti che hanno legato la propria fama a quello che per il New York Times è uno dei cinque cibi da mangiare almeno una volta nella vita. Come spesso accade con molte ricette classiche della tradizione, non c’è accordo sul luogo esatto di origine e varie sono le scuole di pensiero rispetto alla preparazione della porchetta. Ciò che non cambia, ad ogni modo, è il risultato finale, un’eccezionale esplosione di sapore.

2. Arancini

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Un guscio dorato e croccante che avvolge un cuore morbido e prelibato. C’è chi li chiama arancine e chi arancini. L’Accademia della Crusca si è pronunciata in merito asserendo la correttezza di entrambe le forme e la sostanza, dopotutto, non cambia: i gustosi timballi di riso siciliani sono tra gli street food più amati e replicati in assoluto. La forma ricorda per l’appunto quella di un’arancia (da cui il nome), anche se spesso vengono proposti con una caratteristica sagoma conica, forse un omaggio all'Etna. Ne esistono tantissime varietà ma la ricetta originale prevede l’impiego di riso allo zafferano condito con ragù, un nucleo di formaggio filante e una doppia panatura. Ottimi tutto l’anno, a Palermo è tradizione consumarli il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia. 

1. Pizza

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Simbolo dell’Italia nel mondo, che sia fritta, farcita o al taglio, non può che essere la pizza la regina dello street food italiano. A Napoli la versione takeaway viene ripiegata in quattro in modo da poter essere consumata senza l’impiego di posate. Si chiama pizza a portafoglio, ha dimensioni ridotte e meno condimento rispetto alla classica servita al piatto ed è una fuoriclasse della cucina di strada campana. Impossibile poi non menzionare la pizza fritta, vera e propria bomba di calorie e bontà: una mezza luna generosamente ripiena di ciccioli, ricotta, provola e pepe. Insomma, uno spuntino decisamente impegnativo. La pizza al taglio apre invece le porte a un modo di consistenze e sapori totalmente diverso. Nata a Roma negli anni cinquanta, ha presto popolato le vetrine di panetterie e rosticcerie imponendosi per praticità e gusto come snack mordi e fuggi o pasto informale da consumare in compagnia, magari in abbinamento a una birra ghiacciata. Delle infinite varietà di condimenti, la più famosa resta l’iconica bianca.

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