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7 delle Università più antiche d’Italia rientrano nella classifica dei primi 20 Atenei fondati in Europa. Scopriamo questi luoghi di arte e cultura.

Prima della creazione delle Università, esistevano solo tre metodi di studio: quello applicato dai precettori nelle case nobiliari; quello religioso impiegato nei conventi e negli istituti religiosi; ed infine quello filosofico, inteso come aggregazione di seguaci che discutevano la dottrina di un comune maestro.

Con l’inizio dello scorso millennio s’iniziò a sentire l’esigenza in Europa di forme più libere di associazione, che permettessero la fluida diffusione delle conoscenze e gli scambi d’informazioni e riflessioni. In Italia fiorirono numerosissimi Atenei, alcuni attraverso un moto spontaneo di persone, altri sponsorizzati da sovrani o Comuni.

Oggi queste Università sono ancora in funzione e sono l’Alma Mater di moltissimi studenti italiani e stranieri che percorrono ancora gli stessi corridoi e ascoltano le lezioni nelle stesse aule dei giovani di quasi 1000 anni fa. Vediamo insieme quali sono le più antiche università d’Italia che rientrano anche nella classifica delle più arcaiche d’Europa.

7. Università più antiche d’Italia: l’Università di Perugia e la lunga lotta per l’autonomia

Università di Perugia

La città di Perugia già alla fine del 1200 aveva ben presente l’importanza di creare un Ateneo che desse lustro al suo nome e che contribuisse a farla progredire da un punto di vista sociale e culturale. I lavori per la creazione di un Ateneo riconosciuto in tutta Europa iniziarono già a partire dal 1285 e giunsero a compimento nel 1308 con la bolla emessa da papa Clemente V. Questa data di fondazione la colloca al tredicesimo posto in Europa tra le Università più antiche e al settimo posto in Italia.

Nel 1355 si ebbe il definitivo coronamento degli sforzi della città per la creazione del suo Ateneo quando Carlo V concesse il formale riconoscimento imperiale all’Università di Perugia. Ancora oggi è possibile vedere la bolla di fondazione insieme al diploma di Carlo V murati nella facciata del Palazzo dei Priori.

Durante il secolo seguente la gestione dell’Università rimase nelle mani pontificie, salvo che per un breve periodo in cui venne gestita da Gian Galeazzo Visconti. Per tutto il XVI secolo ci fu una progressiva accentuazione dell’ingerenza clericale nelle questioni dell’Università, la quale di fatto venne esautorata da qualsiasi forma di autonomia.

Per iniziare a vedere i primi spiragli di un’Università libera e autogestita dobbiamo aspettare la fine del 1600 e poi tutto il 1700, quando ebbe luogo una vera e propria rivoluzione del pensiero scientifico e della libertà di pensiero. Le conquiste di questo secolo ebbero però vita breve: durante il 1800 infatti nella gestione dell’Università gli organi di governo locali vennero sostituiti da una monarchia pontificia, gestita quindi direttamente da Roma. Anche l’esperienza della Rivoluzione Francese non riuscì a scalfire il potere della curia: ci volle l’Impero Napoleonico per liberare l’Università di Perugia dall’influenza della Chiesa.

Oggi l’Università di Perugia è libera, indipendente e proiettata verso il futuro. La collocazione dell’Ateneo in una città così ricca di arte, storia e cultura attira studenti da tutto il mondo e la rende non solo una delle più desiderabili d’Italia, ma anche un’istituzione perfettamente integrata con la città che la ospita.

6. L’Università La Sapienza di Roma, tra le università più antiche d’Italia

Università La Sapienza di Roma

Una delle Università più interessanti d’Italia è la Sapienza di Roma la quale per antichità si colloca al dodicesimo posto in Europa e al sesto in Italia. Arrivati a questo punto possiamo notare che nel secolo XIV un’Università su due in Europa era italiana.

 La Sapienza fu fondata nel 1303 da papa Bonifacio VIII con la bolla In suprema praeminentia dignitatis. Per la sua vicinanza alla sede pontificia, questo Ateneo fu al centro della storia dell’Italia papale e in seguito divenne un centro di studi autonomo e prestigioso. La sede principale venne presto trasferita fuori dalle mura vaticane, abbastanza vicino alla sede clericale ma comunque in un luogo accessibile agli studenti di tutto il mondo che desideravano studiare nella città eterna. Quando la sede di Trastevere non fu più sufficiente vennero acquisiti nuovi edifici tra piazza Navona e il Pantheon, dove oggi sorge l’archivio di Stato.

Agli inizi del Cinquecento divenne papa il figlio di Lorenzo de Medici con il nome di Leone X. Egli diede un forte impulso allo sviluppo universitario, favorendo soprattutto gli studi di anatomia. Un secolo dopo fu fondata la stupefacente biblioteca Alessandrina: messi papali furono inviati in Oriente per trovare testi, volumi e grammatiche per incrementare la conoscenza del mondo.

Nel 1789 giunse a Roma lo spirito della Rivoluzione Francese e venne creata la Repubblica Romana. Per l’Università significò una maggior ricerca di autonomia dal potere precostituito. Tuttavia fino a metà del 1800 La Sapienza rimase sotto l’influenza del potere politico e religioso: solo con l’Unità d’Italia e l’esautorazione dei chierici da ingerenze politiche l’Università di Roma riuscì ad ottenere una certa autonomia e a dare il via alle riforme.

La Prima Guerra Mondiale vide l’Università di Roma schierarsi su posizioni interventiste, tanto che al termine del conflitto verrà conferita la Laurea ad honorem a tutti gli studenti caduti in battaglia. In seguito il regime fascista che considerava gli Atenei luoghi privilegiati per la propaganda, impose l’obbligo di giuramento al duce a tutti i docenti: su 1200 professori in tutta Italia solo in 12 ebbero il coraggio di rifiutarsi. Diversi Nobel provenienti dalla Sapienza, dopo aver ricevuto il riconoscimento a Stoccolma, migreranno verso paesi più liberali come Enirco Fermi, Emisio Segrè e Franco Modigliani.

Nel secondo dopoguerra l’Università di Roma fu al centro di numerose lotte studentesche per i diritti civili che culminarono nel 1969 con la liberalizzazione dell’accesso all’Università per chiunque lo desiderasse. Negli ultimi anni del Novecento la massiccia affluenza porterà alla creazione di altre due università a Roma, quella di Tor Vergata e Roma Tre.

5. L’Università di Macerata, l’evoluzione di un piccolo Ateneo

Università di Macerata

Le prime informazioni pervenute circa la fondazione dell’Università di Macerata risalgono al 1290, e riguardano un corso di diritto. Questo colloca il piccolo ateneo marchigiano al quinto posto tra quelli più antichi d’Italia e al nono posto tra le prime Università fondate in Europa. L’inaugurazione ufficiale tuttavia avvenne solo nel 1540 in presenza di Papa Paolo III: la facoltà di Teologia di Macerata, nonostante le sue ridotte dimensioni era infatti una delle più prestigiose esistenti.

Con la nascita del Regno d’Italia, il crescente laicismo portò alla chiusura della facoltà di Teologia e all’ampiamento di quella di Giurisprudenza: un importante giro di boa. Nel primo dopoguerra l’Università di Macerata fu soggetta a un notevole ampliamento e grazie al quale trovarono posto anche le facoltà umanistiche.

Ad oggi quella di Macerata è sicuramente una delle Università più autorevoli della Penisola. Il sistema bibliotecario vanta un patrimonio complessivo di più di 600.000 volumi con alcune opere risalenti al XVIII secolo. Nel 2004 l’Ateneo ha creato una propria casa editrice, la Edizioni Università di Macerata.

4. Università di Siena e il trionfo del modello comunale

Università di Siena

Nella classifica delle Università più antiche d’Italia, al quarto posto troviamo quella di Siena che si posiziona al settimo posto in Europa. In questa città toscana, troviamo un ulteriore modello di fondazione universitaria: non quella studentesca come a Bologna e Padova, non quella signorile di Napoli ma una nascita puramente Comunale. I cittadini della Siena del 1240 affittavano le loro case agli studenti pagando una tassa all’Università che con quegli introiti pagava i docenti. Quando molti studenti si trasferirono a Siena da Bologna un secolo dopo, il Comune capì che poteva trattarsi di un’occasione importante per la città e iniziò a investire nello Studio Senese.

Nel 1357 quella di Siena fu iscritta all’elenco ufficiale delle Università del Sacro Romano Impero e questo portò in Toscana i migliori docenti dell’Europa. La crescita continuò fino al 1555 quando la Repubblica di Siena cadde sotto il governo Mediceo: le porte dell’Ateneo rimasero aperte ma si persero gli antichi splendori.

Durante le conquiste napoleoniche lo Studio senese venne chiuso e fu necessario attendere gli anni della Restaurazione perché tornasse ad essere operativo. In questi anni gli studenti si schierarono su posizioni patriottiche e furono molto attivi nella politica italiana. Nel 1892 il ministro della Pubblica Istruzione Ferdinando Martini propose in tutta la Penisola la soppressione dei piccoli atenei e fu solo grazie ai massicci scioperi di commercianti ed istituzioni cittadine che lo Studio Senese riuscì a salvarsi.

3. L’Università Federico II di Napoli e la cultura del potere temporale

Università di Napoli

L’Università di Napoli si trova al terzo posto in Italia e al sesto in Europa. Si tratta del primo Ateneo in Italia ad essere fondato per editto imperiale. In particolare fu Federico II, detto Stupor Mundi, ad adoperarsi affinché i suoi sudditi non dovessero sopportare lunghi e costosi viaggi per poter studiare. La differenza con gli Atenei nati per spontaneo movimento popolare, è che l’Università di Napoli nacque con l’intento dichiarato di formare la classe dirigente del futuro.

Nonostante alcune battute d’arresto, l’Università di Napoli mantenne il suo prestigio e fin dopo l’unità d’Italia fu l’unica Università nel sud della penisola. Qui studiarono Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca e molti altri nomi importanti provenienti da tutta Europa. L’avvento degli spagnoli nel 1500 non arrestò la crescita di questo Ateneo, anzi ne venne fortificato.

Alcune battute d’arresto si ebbero invece a causa dell’ingerenza dello Stato Pontificio. I timori di apostasia legati ai movimenti di riforma crearono tensioni che culminarono nel 1564 con una bolla papale che obbligava tutti i docenti al giuramento di fedeltà cattolica. Anche negli anni di maggior sviluppo delle dottrine scientifiche, l’Università di Napoli dovette lottare contro i tentativi repressivi della vicina Chiesa e con i suoi processi agli “ateisti”.

Solo nel XVIII secolo con la dominazione borbonica l’Università riuscì a riacquistare le proprie libertà, dottrinali e scientifiche. A seguito della Rivoluzione Francese, Napoli ospitò moltissimi nobili francesi fuggiti dalla madrepatria, scienziati e letterati costretti all’esilio.

Gli anni dell’unità d’Italia videro il declino del nobile Ateneo, anche a causa delle epidemie di colera che misero in evidenza gl’importanti problemi delle sedi delle lezioni, spesso situate in quartieri malsani e sovrappopolate. Dopo le due guerre mondiali che videro il declino di tutti gli Atenei italiani, nel dopoguerra l’Università di Napoli tornò a fiorire: nel nuovo secolo gl’iscritti non erano più solo i figli delle famiglie dell’élite, ma provenivano finalmente da tutte le classi sociali.

2. Università di Padova, il modello bolognese alle pendici delle Alpi

Università di Padova

Al secondo posto in Italia e al quinto in Europa c’è l’Università di Padova. Il desiderio di libertà fu il sentimento che spinse alcuni studenti e docenti di Bologna a lasciare nel 1222 la loro Alma Mater per creare qualcosa di analogo nella città di Padova, in Veneto. Il modello era il medesimo solo che al suo interno l’Università di Padova era divisa su base etnogeografica tra i Transalpini (europei) e cisalpini (a sud delle Alpi), il rettore veniva scelto a turno tra i due gruppi. L’inizio del 1300 fu il suo periodo di massimo splendore. In quegli anni, studenti da tutta Europa venivano a studiare a Padova tanto per la fama dei suoi docenti quanto per la vicinanza con la grande Venezia.

Fu proprio grazie alla Serenissima che l’Università di Padova crebbe costantemente in prestigio e dimensioni. Da quando infatti la Repubblica di Venezia acquisì il dominio sulla regione, l’Università padovana fu gestita dai dogi che se ne presero costantemente cura. Durante questo periodo furono insegnanti a Padova Galileo Galilei e Nicolò Copernico che in questi anni scrisse il Siderus Nuncius. Nel Seicento a Padova insegnarono Carlo Goldoni e Ugo Foscolo.

Durante il periodo veneziano si ebbe una ristrutturazione e ampiamento dei palazzi: se prima l’Università era sparsa in diverse contrade ora confluì a Palazzo Bo. Nel 1545 venne creato l’Orto dei Semplici, il primo giardino botanico europeo. Nel 1678 Elena Lucrezia Cornaro Piscopia fu la prima donna al mondo a ricevere la laurea.

Con le guerre napoleoniche iniziò un periodo di declino che si accentuò durante il periodo di dominazione austrica: il malcontento che serpeggiava tra gli studenti, soprattutto per la censura intellettuale, portò ai moti del 1848. Molti di loro finirono per lasciare gli studi ed arruolarsi tra i Mille della spedizione di Garibaldi.

Dopo l’Unità d’Italia, Padova torna ad avere una sua specifica identità e un respiro internazionale. Le due Guerre Mondiali rallentarono nuovamente lo sviluppo dell’Università ma il dopoguerra fu generoso e l’Università di Padova ha continuato ad ampliarsi fino ai giorni nostri.

1. Università di Bologna, la più antica del mondo

Università di Bologna

Al primo posto in Italia e in Europa tra le Università italiane troviamo l’Ateneo di Bologna, fondato nel 1088. Questa data, tuttavia, è solo simbolica: l’Università di Bologna infatti non nacque per iniziativa di un sovrano o per iniziativa di un privato, sorse invece per spontanea iniziativa di un gruppo di studenti.

Grazie a questa iniziativa Bologna divenne presto il principale luogo di attrazione per tutti i giovani facoltosi d’Europa tanto da meritarle i soprannomi di “la dotta” e “la grassa”. Il Comune, del resto, si adoperò fin dal principio per tutelare questa nuova forma aggregativa così l’Ateneo, grazie ai numerosi decreti che lo tutelavano, fiorì nel corso dei secoli. Inizialmente i luoghi di ritrovo erano molteplici: dalle case private ai monasteri, addirittura negli spazi cittadini e sotto i famosi portici di Bologna.

Con il passare dei secoli l’influenza dei numerosi poteri che si susseguirono i Italia divenne preponderante. Questo fenomeno culminò nel XVI secolo con la creazione del palazzo dell’Archiginnasio, dove l’Università di Bologna si stanziò per diversi secoli fino a che Napoleone Bonaparte, in un’opera di rilancio dell’Alma Mater, la spostò a Palazzo Poggi dove ancora oggi si trova la sede principale.

Nel 1888, in occasione dei suoi 800 anni, gli spazi dell’Università di Bologna vennero ripensati. L’Ateneo tornò ad essere una realtà diffusa nel tessuto urbanistico, collocandosi in antichi edifici e nuovi palazzi, così come fu pensata alle origini. Oggi l’Università di Bologna è un Multicampus diffuso in tutta la regione della Romagna e in molti edifici del centro storico.

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