Non solo Trulli

Quando si pensa alla Valle d'Itria, il pensiero subito corre ai trulli di Alberobello, ai piccoli borghi di Ostuni e Locorotondo o al buonissimo cibo di Cisternino e Martina Franca.

Non tutti sanno che oltre alle classiche attrazioni, in Valle d'Itria ci sono due siti archeologici unici al mondo, grazie ai quali poter fare un viaggio indietro nel tempo per rivivere antiche atmosfere.

Oggi parliamo dei siti archeologici di Santa Maria di Agnano (Ostuni) e di Egnazia (Fasano).

Santa Maria di Agnano (Ostuni - BR)

A soli 3 km da Ostuni si trova il parco archeologico di Santa Maria di Agnano. Parco archeologico e naturale, si trova alle pendici delle colline di Ostuni e si affaccia sulla valle degli ulivi secolari. Il sito è in una grotta e, da qui, lo sguardo si perde in un mare di verde, fino all’ azzurro dell’Adriatico, riportando il visitatore ad un paesaggio la cui antichità si riesce solo ad immaginare.

Tutta la storia della città di Ostuni è concentrata nei pochi metri di terra che ricoprono il pendio. Dal medioevo con la chiesetta rupestre dedicata alla Madonna con Bambino, alla fase messapica (VI - III a.C) quando la grotta era sede di riti ancestrali dedicati al mondo femminile e a Demetra, la dea delle messi e dell’agricoltura, ogni fase di vita del territorio di Ostuni è qui custodita e studiata.

Il reperto più importante: la Donna di Ostuni

Il reperto archeologico più importante del sito, però, è datato a circa 28.000 anni fa, al Paleolitico Superiore. Si tratta di Ostuni 1, una sepoltura di una donna di circa 20 anni, alta circa 1,70 m e ritrovata nella tipica posizione delle sepolture preistoriche: coricata di lato, con la mano destra sotto la guancia e la sinistra a coprire la pancia. Qui, gli archeologi hanno fatto una scoperta straordinaria: la ragazza era incinta di circa 8 mesi e, questo dato, rende questo reperto il più antico esempio al mondo di sepoltura di consanguinei.

Attualmente è conservata nel Museo delle civiltà preclassiche della Murgia meridionale, in pieno centro storico di Ostuni nel quale sono esposti i reperti più importanti dello scavo insieme ad una suggestiva ricostruzione della sepoltura in grotta.

Egnazia (Fasano - BR)

Siamo sulla costa di Fasano, in località Savelletri, e qui, vicino alla scogliera, sorgeva l’antica città di Egnazia. Il grande parco archeologico si divide in tre aree: la necropoli occidentale, il Museo Nazionale e la città romana che conducono il visitatore alla scoperta della storia plurimillenaria di una città viva sin dall’Età del Bronzo.

Le prime tracce della presenza dell’uomo risalgono al XVI sec. a.C. e continuano fino al Medioevo. Per oltre 3000 anni, perciò, l’uomo ha abitato un territorio che si divide tra terra e mare, plasmandone il paesaggio, costruendovi una città, delle necropoli e un approdo sul mare.

Il periodo messapico (VIII - III a.C.) fortemente influenzato dalla cultura greca, restituisce alcune delle testimonianze più importanti della Puglia di quel periodo come le tombe a camera affrescate con dei motivi a melograni, simbolo della dea Demetra, e soprattutto le grandi mura di cinta costruite con blocchi megalitici. Il museo, inoltre, custodisce la ceramica che tutti abbiamo imparato essere tipica di Egnazia: una bellissima ceramica a vernice nera e figure rosse con decorazioni bianche rinvenuta per la prima volta in questo sito e famosa in tutto il mondo.

Con i romani, poi, la città diventa uno degli approdi più importanti presenti tra Bari e Brindisi, nominato anche da scrittori del calibro di Strabone e Livio. Da Egnazia passò il sommo poeta Virgilio che si stava recando in Oriente e gli scavi subacquei del tratto di costa antistante il sito archeologico hanno restituito moltissime tracce dell'attività portuale di Egnazia. La città è attraversata dalla Via Traiana e, negli anni viene corredata di una basilica e di terme pubbliche, edifici entrambi visitabili. Botteghe, case, strade, sacelli di divinità orientali, immergono il visitatore in un'atmosfera unica, ancestrale, che rimette in contatto con antichi popoli e tradizioni quasi dimenticate, ma sempre vive.


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